sabato 12 settembre 2009

POP E CENSURA IN CINA

Cina, guerra al pop straniero
"tradurre le canzoni online"
Il governo ordina restrizioni per l'apertura e la gestioni di siti musicali. Una commissione dovrà "approvare" e trasporre in cinese tutti i testi. "Star come Madonna nocive per i giovani" dal nostro corrispondente GIAMPAOLO VISETTI

Cina, guerra al pop straniero "tradurre le canzoni online"
PECHINO - Dopo il porno, il pop. Il potere, in Cina, conferma di temere soprattutto un nemico: internet. L'ultimo bersaglio di Pechino è la musica. Il governo ha ordinato di "ripulire" i siti musicali. Ufficialmente per combattere la pirateria, come più volte suggerito dagli Usa. In realtà per controllare un settore, a detta del partito comunista "sfuggito di mano".

Entro il 31 dicembre chiunque voglia aprire o conservare un sito di musica, dovrà richiedere l'approvazione di una speciale commissione. La regola che sta facendo gridare alla censura produttori e navigatori di tutto il mondo riguarda però le canzoni. Ogni brano straniero, per ottenere l'approvazione, dovrà essere fornito in forma scritta e tradotto anche in cinese, oltre che essere presentato al governo con "immagini esplicative e idonea introduzione". Nel mirino, dunque, anche i video. Un lavoro di traduzione linguistica immenso, assai costoso e che richiede tempi lunghi.

Il ministero, investito dalle polemica sul web, ha spiegato che lo scopo è "rimuovere da internet la musica volgare, compresi i pezzi di cattivo gusto". Non sono stati indicati i criteri di giudizio, né da chi saranno emesse le sentenze. "La misura - dice Zhang Yiwu, ordinario di diritto all'università di Pechino - consentirà di evitare le influenze negative della cultura pop straniera". Il docente non ha chiarito quali sono le "influenze negative". Secondo funzionari governativi, "star scandalose come Madonna o come altri gruppi rock occidentali, nuociono ai giovani". Il portavoce del ministero della Cultura ha invece voluto rassicurare sui tempi di valutazione della censura.

"Abbiamo attivato - ha detto - un sistema innovativo. Tutte le procedure potranno essere espletate online e la risposta dell'esame non richiederà più di quattro giorni". Esclusi anche dalla possibilità di presentare brani e i video, le singole persone fisiche. Gli esperti sostengono che, nonostante le promesse, "non è chiaro come il ministero possa smaltire tutte le domande in meno di quattro mesi" I big del settore, Google, Yahoo e Baidu, non hanno per ora rilasciato commenti ufficiali. La Cina, con 338 milioni di utenti, è il più grande mercato del pianeta per la musica online. Davanti alle polemiche, il governo ha chiarito che "la norma servirà a controllare la commistione di contenuti buoni e cattivi", ma pure "la grande quantità di musica importata senza approvazione" e la violazione del diritto d'autore. Le case discografiche considerano "inapplicabile" il giudizio sulla "volgarità" dei brani musicali e "inaccettabile l'obbligo di traduzione in cinese di ogni testo". La maggioranza sembra orientata a boicottare la nuova "Internet culture license" introdotta da Pechino. Cautamente positivo invece il giudizio sulla lotta alla pirateria.

Nell'ultimo anno le vendite di musica in Cina hanno generato un giro d'affari da 85 milioni di dollari. L'accesso illecito, ossia i brani scaricati illegalmente, e la falsificazione dei dischi hanno però toccato il 99% del settore. Già da anni il governo censura film e libri importati e controlla accuratamente la scaletta dei concerti dei gruppi stranieri. Il risultato è stato il boom del commercio in nero, che offre film e dischi importati magari di infima qualità, ma prima ancora della loro uscita sul mercato internazionale. La "guerra del pop", mentre da mesi le autorità cinesi cercano di limitare l'accesso a internet, o di obbligare ogni navigatore a registrarsi inserendo il proprio numero di passaporto, ha visto una sola reazione positiva. Gary Chen, direttore della cinese "Orca Digital", fornitore di musica gratuita e partner di Google in Cina, sostiene che "pretendere un link dotato di regolare licenza" per vendere musica sul web, è "un passo decisivo per costruire un'industria sana e lecita nel Paese".