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venerdì 16 gennaio 2009

ARTE E OSSESSIONE








Addio a Andrew Wyeth, per quattordici anni dipinse la vicina di casa di nascosto
Helga Testorf, immigrata prussiana, la sua grande fonte di ispirazione: attraverso il corpo ne coglieva l'anima

NEW YORK - È una storia romanzesca quella del pittore americano Andrew Wyeth, morto a 91 anni nel sonno nella sua casa di Chadds Ford vicino a Filadelfia. Noto esponente del realismo contemporaneo e figlio d'arte (suo padre era un famoso illustratore), lascia una vasta raccolta di opere, tra cui molti acquerelli e tempere, e la nota serie di ritratti della sua vicina di casa, Helga Testorf.

240 RITRATTI - Wyeth amava immortalare il litorale del Maine, i paesaggi della Pennsylvania, e - come detto - la sua vicina di casa, l'immigrata prussiana Helga Testorf, ritratta in uno stile minutamente descrittivo e austero: in circa 14 anni, dal 1971 al 1985, la dipinse 240 volte (in alcuni casi nuda) senza che la moglie di Wyeth né il marito della donna ne fossero a conoscenza. Da semplici studi e bozzetti a dipinti terminati, a tempera, ad acquerello, punta secca e matita: la ritraeva in modo quasi ossessivo, cercando di mettere su tela l'interiorità della donna. Helga, che non ha mai posato prima di allora, è per Wyeth una modella paziente. È una donna sola, in mezzo a una natura aspra e minacciosa o in un letto bianco, una donna minuta, che fissa un orizzonte lontano. La serie di Helga, attualmente proprietà di una società giapponese, venne acquistata in blocco nel 1986 dal miliardario Leonard Andrews per preservarla intatta e fu esposta l'anno dopo alla National Gallery di Washington. Nel 2007 Wyeth ha ricevuto la Medaglia Nazionale delle Arti dal presidente George W. Bush.

venerdì 1 agosto 2008

IL PREZZO DEI SOGNI

Sul tavolo di «El bulli» ha lasciato il cappello e il libro d'oro con le dediche degli chef
Il gourmet sparito nel giro dei tre stelle
Era partito per un viaggio nei 68 super ristoranti Michelin: dopo la tappa 40, però, nessuno lo ha più visto

DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI — A mezzanotte e un quarto di venerdì 13 giugno il fattorino Pascal Henry si è alzato a metà della cena numero 40, lasciando sul tavolo del ristorante El Bulli di Ferran Adrià cappello, fotografie e il suo preziosissimo Libro d'oro con le dediche degli chef. È uscito all'improvviso, e non ha mai fatto ritorno. Il meraviglioso flusso di sapori, profumi, incontri e chilometri che da oltre un mese accompagnava la sua vita si è fermato di colpo.

Pascal Henry, 46 anni, svizzero di Ginevra, fa consegne in scooter. I suoi clienti abituali sono orologiai e grafici. La professione è banale, l'uomo no. Due anni fa ha deciso di assecondare la sua passione per l'alta cucina (e magari anche una certa inconscia ossessione per gli elenchi) progettando un epico viaggio in 68 giorni nei 68 ristoranti che al mondo possono vantare le tre stelle Michelin, dall'Europa al Giappone agli Stati Uniti. Uno slancio verso l'eccellenza. Solo che da quel venerdì 13 giugno, dopo la visita nel ristorante catalano che alcuni giudicano il migliore del Pianeta, Pascal Henry è scomparso. Gli investigatori spagnoli hanno un po' trascurato le indagini, pensando frettolosamente alla vecchia tecnica del «mangia e fuggi» per non pagare il conto. Che errore. Il buongustaio aveva curato i dettagli: alberghi modesti, auto per gli spostamenti in Europa (10 mila chilometri in totale) e aereo solo per raggiungere Londra, Tokio e New York. Il budget previsto era a suo dire «più o meno quanto una Renault Laguna bene accessoriata», ma l'amico mecenate con il quale mangiava spesso al «Vertigo» di Ginevra gli aveva promesso di pagare la metà delle spese, che stimava in circa 25 mila euro.

Il viaggio era partito benissimo, il 5 maggio scorso, dal grande Paul Bocuse a Parigi. «Gli brillavano gli occhi, credo che abbia riconosciuto l'autenticità delle mie intenzioni. Niente a che vedere con il Guinness dei Primati, solo amore per la cucina. Bocuse ha inviato a tutti gli chef successivi un fax con un omino Michelin e la scritta Attenzione, non vi restano che x giorni all'arrivo di “One coursier” (fattorino, ndr)», ha raccontato Pascal al blog dell'amico enologo Jacques Perrin (http://blog.cavesa.ch) il 26 maggio, quando si trovava a circa un terzo del percorso.

Pascal, sposato e separato, senza figli, a un certo punto della sua vita ha voluto che «tutti i giorni fosse Natale». Bocuse lo ha convinto a lavorare a un libro da intitolare Route 68, gli ha trovato un editore, e gli ha offerto la cena: «Quando ho chiesto il conto, mi è arrivato un biglietto che diceva: Buonanotte e buon viaggio». La cena, e qualche volta il pranzo, andava più o meno sempre nello stesso modo. Pascal ordina il menu degustazione, e sceglie un grande vino. Poi, a fine pasto, chiede allo chef di scrivere sul suo quaderno i piatti serviti e, se vuole, una dedica. I cuochi sono incantati: «Ha dimostrato di avere conoscenze e gusto eccezionali – dice Philippe Rochat - , non ho mai incontrato nessuno come lui». «Un personaggio curioso e appassionante», commenta Gérald Passédat. E poi, i cinque italiani, a cominciare dai fratelli Alajmo del ristorante Le Calandre di Rubano (Padova), il 3 giugno, cena numero 31. «Ricordo bene quel signore – dice Raffele - , una persona gradevolissima, che ha amato soprattutto i nostri primi piatti. L'8 giugno, noi cinque tre stelle italiani abbiamo organizzato un pranzo di beneficenza in Franciacorta, e abbiamo parlato di lui. Commenti solo positivi». Dopo la cena del 13 giugno da Adrià, Pascal ha saltato tutti gli appuntamenti successivi e il gran finale parigino da Alain Ducasse, previsto per l'11 luglio. Il magistrato ginevrino Yves Bertossa, a un mese e mezzo dalla scomparsa, si limita a dichiarare «attendiamo via Interpol i risultati dell'inchiesta spagnola». Del fattorino Pascal Henry restano cappello, fotografie e Libro d'oro, spediti da Ferran Adrià a uno zio di Ginevra.

Marisa Fumagalli
01 agosto 2008

martedì 22 luglio 2008

kinski

a 26 anni il primo ricovero

Klaus Kinski era malato mentale

Scoperta la cartella psichiatrica del grande attore tedesco: Definito dai medici «pericolo pubblico»

Klaus Kinski in «Fitzcarraldo»
Klaus Kinski in «Fitzcarraldo»
BERLINO - Il leggendario e geniale attore tedesco Klaus Kinski era schizofrenico e psicopatico. A 17 anni dalla sua morte sono state scoperte le cartelle cliniche della star del cinema. Anticonformista, cinico e rissoso anche fuori dallo schermo, Kinski era solito denigrare con linguaggio assai colorito il cinema in genere, i critici, il pubblico e anche il proprio lavoro. Per anni ha sofferto di depressione, è stato definito un personaggio folle e problematico. Già a 26 anni fu ricoverato per un breve periodo in una struttura per cure mentali. Ora dagli archivi di un ospedale berlinese sono venute alla luce le sue cartelle cliniche. Sono stati pubblicati, infatti, i documenti storici di circa 100 mila pazienti dell'allora «Städtische Irren- und Idioten-Anstalt zu Dalldorf», letteralmente «struttura cittadina per pazzi e idioti di Dalldorf». Tra il 1880 e il 1960 tra i pazienti c'era anche Klaus Kinski. Sui documenti, che risalgono ai primi anni Cinquanta, compare il suo nome di battesimo, Klaus Nakschinski.

TENTATO SUICIDIO - Per i medici già allora era chiar che quell'uomo era «un pericolo pubblico» come pure un genio. Dalla prima pagina della sua cartella si legge: «Diagnosi temporanea: schizofrenia. Definitivo: psicopatia».
Il giovane attore durante questo periodo sarebbe stato perdutamente innamorato di una dottoressa di 24 anni più vecchia. Gli psichiatri annotano: «Secondo il suo racconto i due si amano profondamente».
La donna, invece, avrebbe avuto solo un affetto materno per Kinski. Il giovane attore, allora disoccupato, colto dalla disperazione e dalla gelosia tentò il suicidio assumendo tre fiale di morfina. Sopravvisse, ma tre giorni dopo assunse nuovamente una dozzina di compresse di sonnifero. Più di una volta si scagliò ferocemente contro la donna, gesto che che indusse a classificare Kinski come «pericolo pubblico». Tuttavia, quella che è considerata una stella di prima grandezza della storia cinematografica non si definì mai un «pazzo». Kinski morì nel 1991 per un arresto cardiaco.

Elmar Burchia

sabato 19 luglio 2008

iPhone users- dal BLOG di F. Cella

L'iPhone per uomini single

Scritto da: Federico Cella alle 17:02

iphone_mano.jpgA una settimana dal lancio mondiale dell'iPhone 3G, con relativi deliri altrettanto mondiali e tuttora code fuori dai negozi della Mela negli Stati Uniti, Nielsen ha pensato di fare una ricerca sull'utilizzo dello status symbol di Apple in Europa. Dove gli iPhonici - 2 e 3G - sono circa 1,1 milioni, pari allo 0,3% degli utenti di telefonia mobile nel continente.
Per il 73% sono uomini - rispetto al 51% sul totale utenti di telefonia, il che confermerebbe la famosa «questione unghie» -, il 66% ha meno di 35 anni (il totale è invece del 32%) e il 40% sono single.
Delle caratteristiche del cosiddetto Melafonino, il 74% degli utilizzatori usa il lettore Mp3, il 64 la funzione Wi-Fi e il 54% la fotocamera. Più interessanti i dati che differenziano l'uso del telefonino che fanno gli iPhonici dagli altri utenti mobili: il 63% accede a Internet (5 volte in più), il 25% guarda video (8 volte in più), il 55% riceve e invia mail (9 volte), il 15% gioca online (2 volte).
Infine, alla domanda sul perché ci si è fatti prendere dalla febbre per il telefonino più scivoloso sul mercato - ma il 3G è meno sfuggente del precedente -, il 35% ha risposto che l'ha scelto per le peculiarità tecnologiche e funzionali, il 26% per il marchio Apple e il 29% per il design del telefonino. Il 100% perché fa figo averlo, ma questo ultimo dato deriva da una mia ricerca personale.

domenica 13 luglio 2008

WENDERS VS FASSBINDER

Wenders: a differenza di Fassbinder, che è istinto drammaturgico puro, Wenders "fa" il teatro, racconta il cinema ma non va oltre. I registi cinefili o sono bravissimi (Tarantino, Hitchcock, Truffaut) o sono noiosi (Wim), oppure partono bravissimi e diventano noiosi (Argento), perchè alla lunga prevale in loro la saccenza. L'unico film che mi piace veramente di Wenders è quello straziante documentario su Nicholas Ray, "Nick's Movie" ( "Lampi sull'acqua", in un differente montaggio).

47 coltellate


Caso Alinovi, il segreto in quel diario

Il 15 giugno 1983 Francesca viene uccisa. Pochi giorni dopo l'arresto del pittore Ciancabilla. Oggi è libero

di EMANUELE TREVI

COME TANTE STRADE MEDIEVALI DELLE CITTÀ ITALIANE, ANCHE VIA DEL RICCIO NEL CUORE DI BOLOGNA DAL PUNTO DI VISTA DELLA FORMA E DELLE DIMENSIONI CORRISPONDE PIÙ A UN VICOLO CHE A UNA VIA VERA E PROPRIA. A UN CERTO PUNTO, LA CARREGGIATA SI RESTRINGE ULTERIORMENTE, CON UNA IRREGOLARITÀ CHE FA PENSARE PIÙ ALL'OPERA DELLA NATURA CHE AL LAVORO DEGLI UOMINI. FINESTRE DELLE CASE, DA UN LATO E DALL'ALTRO, SI FRONTEGGIANO IN UNA FORZATA PROMISCUITÀ.

Esattamente un quarto di secolo fa, la sera del 15 giugno del 1983, era stato impossibile per i pompieri parcheggiare la loro vettura sotto le finestre aperte dell'appartamento al secondo piano di via del Riccio 7, abitazione di Francesca Alinovi. Era uno di quei giorni afosi e soffocanti in cui anche le pietre delle vecchie case e le colonne dei portici, a Bologna, sembrano trasudare come corpi vivi. A sollecitare l'intervento dei vigili del fuoco, dopo tre giorni di attesa ed ansietà, erano stati due vicini di casa ed intimi amici di Francesca Alinovi, il disegnatore Marcello Jori e sua moglie. Era dal pomeriggio di domenica 12 che Francesca, notissima critica d'arte e organizzatrice di mostre, oltre che insegnante al DAMS, aveva fatto perdere le sue tracce. Non si era presentata, lei di solito molto precisa con i suoi molteplici impegni, a vari appuntamenti di lavoro, né era stato possibile raggiungerla al telefono. In genere, quando i pompieri devono effettuare un simile intervento, è comprensibile che non ci si aspetti niente di buono. Ma la scena agghiacciante che si trovarono di fronte gli uomini penetrati nella casa di via del Riccio era di quelle che superano di gran lunga la più pessimistica delle previsioni.

La casa degli orrori
Nel salotto del piccolo appartamento Francesca Alinovi giaceva in una pozza formata dal suo stesso sangue, la testa nascosta da due cuscini. A mo' di macabra firma, o di patologico congedo, completava l'orribile quadro una rosa di plastica rossa. Quello che videro i pompieri e poi gli agenti della squadra mobile di Bologna accorsi a via del Riccio, per quanto tremendo, non è ancora nulla rispetto all'orrore che si nasconde nel linguaggio — di necessità ferreo nelle definizioni e distaccato da qualunque emozione soggettiva — dell'autopsia. Un orrore che comincia dal numero delle ferite «da arma di punta e taglio» (forse un normale coltello da cucina) riscontrate sul corpo della vittima: ben quarantasette distribuite tra il volto, il torace, il collo, e le braccia impiegate in un estremo tentativo di difendersi. Ma c'è qualcosa di peggio che emerge dal referto: quasi nessuna di queste innumerevoli ferite può essere considerata mortale. Nella maggior parte dei casi, la lama, o meglio la sua punta, era penetrata di pochissimo (circa un centimetro) nel corpo della vittima, come per lasciarle tutto il tempo, in un gioco più crudele della stessa violenza, di rendersi conto di quello che le stava succedendo. Alla fine, un colpo al collo danneggiò la giugulare, e Francesca morì di una specie di edema, soffocata dal suo stesso sangue e forse dai cuscini che la coprivano.

L'amante assassino
Nata a Parma nel 1948, Francesca Alinovi non aveva ancora trentacinque anni al momento della morte. Le indagini della squadra mobile e del magistrato incaricato furono eccezionalmente rapide, se si pensa che sono bastati pochi giorni per arrivare all'arresto di colui che, per lo stato italiano, è il responsabile (senza complici) del delitto: il pittore pescarese Francesco Ciancabilla, all'epoca dei fatti un ragazzo di ventitré anni, legato alla Alinovi da un rapporto intricato e contraddittorio, che durava già da un paio d'anni tra crisi, riconciliazioni, litigi anche violenti. Oggi Ciancabilla è un uomo libero, che ha pagato il suo debito con la giustizia (quindici anni per omicidio preterintenzionale) dopo aver trascorso da latitante una decina d'anni tra Brasile e Spagna. Assolto in primo grado, quando il vecchio codice penale ancora contemplava l'«insufficienza di prove», non ha mai smesso di dichiararsi innocente.

Quelle strane telefonate
In realtà, è stato un cumulo di indizi, più che una prova vera e propria, ad inchiodare l'imputato a partire dal secondo grado di giudizio. È rimasta famosa una frase dell'avvocato difensore: tante mele non fanno un melone. Ma queste «mele», vale a dire gli indizi incapaci di dar luogo al «melone» di una certezza indiscutibile, formano uno dei capitoli di questa tragica storia più capaci di accendere la passione dei cultori di gialli. Nell'elenco rientrano un orologio a carica automatica, innescata dal semplice movimento del polso; una misteriosa scritta in cattivo inglese trovata sulla finestra del bagno e vergata con una matita da trucco; una serie di telefonate nelle quali Francesca, via via che le ore del pomeriggio di quella maledetta domenica scorrono inesorabili verso l'ora della morte, appare sempre più triste o turbata; un pizzico di cocaina; un asciugamano scomparso; un paio di occhiali da sole… Ho elencato alla rinfusa fatti e circostanze rivelatisi fondamentali assieme ad altri che invece sono risultati del tutto inessenziali. Il fatto è che una storia, qualunque storia, per colpire a così vasto raggio il cuore e l'immaginazione, trascina con sé, come fosse un fiume in piena, le verità più positive e le illazioni più futili, il sublime e il triviale, ciò che ci appare del tutto estraneo e ciò che invece riconosciamo, anche se non vorremmo, simile a noi. Tutto rimescolando in una specie di organismo narrativo ibrido, ormai né vero né falso. In quanto mito sociale e psicologico, ciò che chiamiamo la cronaca nera ha una vita ben differente dagli itinerari dei processi, con i loro gradi giudizio — ed è addirittura inutile ricordare quanto la confusione di questi piani è perniciosa. Di un giudice che ragionasse come un giallista, ci sarebbe poco da fidarsi, insomma, e viceversa. Più ambiguo, necessariamente, è il ruolo, letteralmente intermedio, del giornalista, che lavora sui fatti in quanto tali, ma è pure costretto, più o meno consciamente, a servirsi di schemi narrativi che garantiscano (fin dai titoli) efficacia al suo racconto. Ma le cose del mondo vanno così: in una prima fase (che può durare anni, come nel caso Alinovi) da un qualunque fattaccio si spremono indagini, e poi sentenze. Ma poi, chiusi i faldoni e archiviate le testimonianze e le perizie, quei fatti, quegli eventi ridotti alla consistenza di fantasmi, continuano a vivere nella memoria collettiva, e magari nella fantasia degli artisti, non più per determinarne la verità, ma per ricavarne una morale. E se anche fosse fondata su un errore giudiziario, la storia che si presta a questa ulteriore ricerca di senso, la storia del tragico amore (amour-passion, dicono i francesi) di Francesca Alinovi e Francesco Ciancabilla non sarebbe per questo meno degna di meditazione.

Il diario di una donna di talento
Bella, intelligente, coraggiosa nelle sue scelte Francesca è stata, non c'è dubbio, una persona eccezionale, dotata di un autentico carisma. A dispetto della brevità della sua vita, ha fatto a tempo a lasciare molte tracce del suo talento. Nata quasi alla metà esatta del suo secolo, ne condivideva l'amore per il nuovo, l'intentato, l'avanguardia. Aveva studiato a fondo il Dadaismo, la fotografia sperimentale nel suo incrocio di illusione e realtà, l'arte della performance. Aveva perlustrato a fondo le periferie di New York sulle tracce del talento dei nuovi graffitisti, quando Keith Haring e Basquiat erano praticamente degli sconosciuti. Amava Kerouac, il cinema più visionario, la poesia come forma ultima del destino umano. Si può essere figli del proprio tempo e insieme individui singolari, irripetibili. Un certo grado di fragilità emotiva, e una innata propensione ai legami difficili e alla deriva sentimentale, anziché sminuire, completano e definiscono ulteriormente il carattere di Francesca. Qualcosa, in questo senso, si ricavava già dalle testimonianze rese dagli amici a polizia e magistrati, ai tempi dalle indagini. Da pochi mesi, però, è a disposizione di tutti un documento eccezionale, contenuto nell'ultimo capitolo del libro che Achille Melchionda, l'avvocato di parte civile della famiglia Alinovi, ha scritto ricostruendo, dal suo punto di vista privilegiato, l'intera vicenda (Francesca Alinovi: 47 coltellate, Edizioni Pendragon). Si tratta del diario, contenuto in tre quaderni, che Francesca scrisse durante gli ultimi anni della sua vita, a partire dall'autunno del 1980. Le annotazioni si interrompono a poche settimane dalla morte, e sono tutte caratterizzate da quel singolare miscuglio di intelligenza ed emotività, apertura al prossimo e senso di solitudine, al quale accennavo. Ovviamente, noi leggiamo questa testimonianza alla luce del terribile destino di chi, giorno per giorno, l'ha scritta. Ma chi può dirsi sicuro di non conoscere, almeno in modo inconscio o puramente simbolico, il proprio destino? Ricorre spesso, nelle prime pagine del diario, una specie di ossessione, quella di essere già morta senza accorgersene, come accade al protagonista di un famoso racconto di Lernet-Holenia, «Il barone Bagge». Anche l'abbassamento della vista potrebbe essere un indizio in tal senso: «Ai morti si chiudono gli occhi», riflette infatti Francesca, quando rimangono «rigidi e sbarrati» (come quelli, aggiungiamo noi, di tante vittime di morte violenta). Spinosi e caratterizzati da una sorta di sindrome dell'impossibilità i rapporti con gli uomini, e con grande acutezza introspettiva, le tante soddisfazioni ricevute dal lavoro vengono interpretate come «compensazioni affettive».

Amore a prima vista
E arriviamo al 21 febbraio del 1981, il giorno del primo incontro con Francesco Ciancabilla. È un innamoramento a prima vista per quel ragazzo più giovane di una decina d'anni, un amore «romantico, pittoresco», «da racconti di Pasolini». Una passione al cui scoccare non è estraneo un fortissimo sentimento di identificazione, come se Francesca, suggestionata anche dall'identità di nome con Francesco, si fosse imbattuta in una versione maschile di sé («assomiglia a me bambina, zingaresca e scalza sulla spiaggia di Forte dei Marmi»). Da questa fatidica data, i diari seguiranno fino alla fine il copione universale dell'amore-come-calvario, della passione come malattia, quasi che Francesca si sia trasformata, sulle tracce del suo supposto alter-ego, in una specie di eroina romantica, di Adele H vagante tra i corridoi del DAMS e le gallerie d'arte di Bologna e New York. I litigi sono sempre più spesso violenti. Ma il fatto che più fa soffrire Francesca è la castità che l'altro ha imposto al rapporto, fonte di frustrazione e di infiniti sospetti. Ma c'è una cosa sulla quale Francesca, così lucida anche nello smarrimento, sembra non aver riflettuto abbastanza: Francesco è un aspirante pittore, alla ricerca di un riconoscimento. E dall'altro lato c'è lei, famosa e rispettata. Quando un critico non si limita (come in genere fanno gli accademici) a ricamare sul già noto, ma rischia alla ricerca di nuove personalità, si può dire senza esagerare che si prende una responsabilità tremenda. Attribuendo un talento a qualcuno, si collabora a una specie di seconda nascita, finendo per usurpare un ruolo materno. E se ogni vittima prima o poi finisce per compiere un errore fatale di valutazione, io credo che l'errore di Francesca sia stato l'aver sottovalutato questo aspetto fondamentale di quel legame che tanto la impegnava e tanto la faceva soffrire. In ogni mestiere ci sono dei rischi tipici della professione: quello del critico (e soprattutto, direi, del critico d'arte) consiste, nel momento in cui «scopre» qualcuno, nel formare dal nulla un destino, un'identità. Le eterne favole nere del Golem e di Frankenstein (per non parlare del vecchio Edipo !) stanno lì a dimostrare i pericoli che si annidano in quello che in apparenza è il più nobile, il più generoso dei gesti: essere responsabili, creare e plasmare la vita degli altri. Ai tempi dei processi, quando avidamente leggevo sui giornali ogni novità sul delitto di via del Riccio, ricordo che il dettaglio che mi aveva più colpito (e ho ritrovato nel libro dell'avvocato Melchionda) è una frase pronunciata dalla madre (quella vera) di Ciancabilla, nel legittimo intento di fornire un argomento per la difesa di Francesco: «L'aveva creato lei, come avrebbe potuto ucciderla?». Ebbene, questa domanda dettata dal buon senso è terribile come tutto ciò che esprime una verità in modo del tutto involontario. E credo che stia lì tutto il sugo della storia, o almeno della storia che le indagini e i processi hanno consegnato alla nostra memoria. Proprio perché lo aveva creato, infatti, avrebbe potuto ucciderla. E certo, non voglio con questo dire che i critici, e in generale gli scopritori di giovani talenti, farebbero tutti bene a togliere il loro nome dal citofono, o dotarsi di potenti antifurti e guardie del corpo. Ma a tutto ciò che esplode in un parossismo di violenza e di orrore corrispondono, in una data società, sentimenti affini, molto più diffusi anche se del tutto innocui. È per questo che la cronaca nera è la parte del giornale che, oscuramente, riguarda un po' tutti. E se non proprio tutti, tanti potrebbero testimoniare, guardando un po' a fondo nella propria coscienza, che fardello intollerabile sia quello della gratitudine, e a quali innominabili desideri si accompagni. Il pericolo, bisogna aggiungere, non sta mai nella natura umana in sé, ma nel fare finta che certe cose, sgradevoli e intollerabili solo a pensarle, non esistano.


13 luglio 2008

lunedì 30 giugno 2008

Ufo: si aprono gli archivi di stato

Ufo, si aprono gli archivi segreti

Dossier pubblici in Francia e Gran Bretagna. «Restano i misteri». Ancora avvistamenti

L'immagine di un oggetto non identificato avvistato in Amazzonia e mostrato a Cosenza nel corso di un convegno di ufologia all'Università della Calabria. (Ansa)
L'immagine di un oggetto non identificato avvistato in Amazzonia e mostrato a Cosenza nel corso di un convegno di ufologia all'Università della Calabria. (Ansa)
In Galles, qualche giorno fa, l'ultima puntata di una storia infinita: tre elicotteristi hanno dichiarato di aver avvistato un oggetto strano, che emanava forti luci, e di aver provato a seguirlo. Non ci sono riusciti perché ad un certo punto, puf, tutto è sparito. La solita vicenda di Ufo, con il consueto epilogo che porta a dire che siamo di fronte a episodi e a testimonianze inattendibili? Forse sì, ma forse no, perché queste tre persone hanno garantito di non aver preso abbagli, di essere lucide, sobrie e perfettamente in sé. Del resto, se non fossero nelle condizioni psicofisiche per volare, nessuno le metterebbe su un elicottero. Tre militari e per di più operativi, dunque, ovvero gente costretta a controlli metodici e regolari: la loro vicenda, come minimo, deve essere pesata con più attenzione rispetto a quella di persone più facilmente suggestionabili, perché è vero che i cialtroni, in buona o in cattiva fede, non sono mai mancati nella casistica degli oggetti volanti non identificati. Però non è mai mancato nemmeno il mistero. Più o meno denso, più o meno decifrabile. E comunque, sempre affascinante.

Ufo e ufologia sono di nuovo prepotentemente d'attualità, ammesso che siano mai passati di moda. Prima dei fatti nel Galles, ci sono stati il ritorno di avvistamenti a Phoenix (storica terra d'elezione per dischi volanti e cotillons) e le ore di tensione a bordo dello Shuttle Discovery, quando una luce si è messa a «pedinare » la navicella (la Nasa ha poi tranquillizzato gli astronauti: si trattava di un pezzo di isolante perso dallo stesso veicolo spaziale). Infine, soprattutto, ci sono i passi compiuti dai governi, che sempre più di frequente declassificano gli X-files relativi alla materia: in questo mese di giugno è stata la volta della Gran Bretagna, ma nel solo 2008 avevano già aperto gli archivi la Francia e l'Ecuador.

L'apertura dei dossier procede per gradi. L'Inghilterra ne ha messi a disposizione otto, per quelli che restano occorre attendere ancora. A occhio e croce, i documenti più interessanti paiono quelli relativi ai rapporti dell'ex Kgb (127 pagine di registrazione di eventi non normali) e una testimonianza che giunge dall'Ecuador. A margine dei 44 casi declassificati, un ufficiale, William Salgago, afferma senza ombra di dubbio «che ci sono velivoli di origine extra terrestre nella nostra atmosfera e che dobbiamo condividere il nostro spazio con esseri di altri mondi». Ma perché adesso i governi aprono i dossier? «Il fenomeno Ufo è diventato di massa: serve una risposta — spiega Enrico Baccarini, dirigente del Cun, il Centro ufologico nazionale —. Decenni di indagini e studi da parte di vari governi hanno prodotto più domande che risposte. Tutto ciò, unito alle incessanti richieste di comuni cittadini e di varie associazioni, ha indotto le autorità a sbloccare parte dei propri archivi». Resta da capire se la scelta si lega, come sostengono al Cun, all'opportunità di preparare la gente oppure alla certezza che si possono togliere i vincoli in quanto non c'è nulla di decisivo e di preoccupante. Quest'ultima tesi, tra l'altro, è stata usata proprio in occasione dell'apertura degli X-files inglesi. «La teoria dell'acclimatazione al fenomeno — commentano al Cun — viene sostenuta a fronte di una consapevolezza che da parte dei vari governi non tutto è stato ancora detto.

Il segreto di Stato unito al pericolo di possibili choc culturali inducono alla cautela nel rendere pubbliche le informazioni». Intanto cresce nel mondo la voglia di Ufo, la voglia di alieni. E l'interesse, secondo Baccarini, non è solo e tanto per le componenti immaginifiche del fenomeno, «quanto perché è sempre più ampia la consapevolezza che la vita non è patrimonio esclusivo della Terra. Il Vaticano stesso ha ammesso tale possibilità («Si può credere in Dio e negli extraterrestri » ha dichiarato l'astronomo-teologo José Gabriele Funes, ndr) e le ultime scoperte delle sonde inviate provano l'evidenza di forme di vita batterica su Marte; infine, la scoperta di pianeti extrasolari simili al nostro avvalora la non unicità del sistema solare in cui siamo collocati». Perché dovremmo essere soli nell'universo?, si chiedono al Cun. «Più di sessant'anni di avvistamenti nei cieli, registrati da piloti militari, uomini di governo, scienziati, comuni cittadini dimostrano— dice Baccarini — la presenza di un fenomeno tangibile. Decine di commissioni governative lo hanno esaminato, non riuscendo mai a classificarlo, nella sua totalità, come di origine naturale o terrestre. La stessa Aeronautica militare possiede un proprio ufficio che si occupa del censimento statistico di questi oggetti.

La realtà è che il fenomeno Ufo esiste e interessa a vari livelli tanto gli establishment governativi quanto coloro che si trovano ad avvistare qualcosa di anomalo». Fermandoci al solo caso dell'Ami e bloccando la ricerca a ritroso al 2001, sono 32 i casi che non hanno trovato una spiegazione attendibile. Nel 2005 si è registrata poi l'uscita dell'ex ministro della Difesa canadese Paul Hellyer in una conferenza a Toronto: ricordando di aver partecipato dal 1963 al 1967 alle riunioni dell'Alleanza Atlantica, dichiarò che dal 1947 (quando il pilota Kenneth Arnold disse di essersi imbattuto in una serie di flying saucers, episodio di poco anteriore al caso Roswell e al presunto ritrovamento di un'astronave schiantatasi al suolo) gli Ufo volano in totale libertà sopra i nostri cieli. Non solo: il desiderio degli Usa di tornare sulla Luna entro il 2020 sarebbe da legare alla necessità di creare una base che permetta di difendere la Terra dagli attacchi intergalattici. Curiosamente, negli anni 70, anche di questo si parlava in una serie di telefilm diventata cult: chi non ricorda Shado, l'organizzazione costituitasi per combattere in assoluto segreto una razza aliena in via d'estinzione che sperava di sopravvivere catturando uomini per usarli come pezzi di ricambio? «L'evidenza che fenomeni sconosciuti sono presenti nei nostri cieli — dice ancora Baccarini — è ormai incontrovertibile.

Già nel IV secolo dopo Cristo, lo scrittore latino Giulio Ossequente ci parlava di "scudi infuocati" che stazionavano nei cieli dell'antico impero romano. Gli Ufo esistono dunque da molto prima di quanto si possa pensare e la storia stessa testimonia questa realtà. Oggi non si discute più sull'evidenza del fenomeno, ma semmai sulla sua natura o sulle sue possibili implicazioni sociali, culturali e tecnologiche».

Flavio Vanetti

domenica 30 marzo 2008

L'OSSESSIONE TUTTA ITALIANA ANTI-NUCLEARE ALLA BASE DEI RINCARI LUCE E GAS

Il rincaro è calcolato per una famiglia tipo, ed è annuale
Il presidente dell'Authority: "Per il 60% è dovuto al caro-petrolio"

Tariffe, da aprile nuovi aumenti
Per elettricità e gas 58 euro in più

Ma senza le liberalizzazioni, ricorda Ortis, gli italiani sarebbero stati più penalizzati

Tariffe, da aprile nuovi aumenti
Per elettricità e gas 58 euro in più" width="230">

ROMA - L'aumento delle tariffe di elettricità e gas che scatterà dal primo aprile (e fino al 30 giugno 2008) comporterà una maggiore spesa annuale per una famiglia tipo di 58 euro. Lo dice l'Autorità per l'energia e il gas, confermando le previsioni di Nomisma. L'aumento si deve ai 18 euro che saranno spesi in più per l'elettricità (consumo medio da 2.700 kilowattora l'anno) e ai 40 euro spesi in più per il gas (riscaldamento autonomo e consumo annuale di 1.400 metri cubi). Mediamente, gli aumenti saranno del 4,1% per l'elettricità e del 4,2% per il gas. Alla base dei nuovi prezzi c'è il costo del petrolio che in un anno è quasi raddoppiato.

"E' molto frustrante essere costretti a registrare aumenti ma, a parte le imposte, il 60% delle nostre bollette di luce e gas, è fortemente condizionato dal costo del petrolio", spiega il presidente dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas Alessandro Ortis. "In queste condizioni - prosegue - il caro-greggio travolge purtroppo anche i pur sensibili benefici della continua riduzione delle tariffe dei servizi infrastrutturali da noi amministrate, del contenimento degli oneri di sistema grazie ai provvedimenti adottati e dei primi vantaggi delle liberalizzazioni. Senza questi benefici, gli aumenti sarebbero stati superiori".

Ortis ricorda che sull'aggiornamento ha influito anche la particolare situazione degli approvvigionamenti del nostro Paese e il mix delle fonti di produzione: "L'Italia dipende dall'estero per l'85% del suo fabbisogno energetico, un grado ben superiore alla media europea e il 60% dell'energia elettrica è prodotto con costosi idrocarburi, i cui prezzi sono fortemente influenzati dalle quotazioni internazionali. Da gennaio 2007 si registra un incremento del 93% del prezzo del barile con inevitabili ripercussioni sui prezzi dell'energia".

A marzo 2008 il prezzo del petrolio ha segnato un aumento medio del 93% in dollari rispetto al livello medio del gennaio 2007 e, nello stesso periodo un incremento del 61,5% in euro, nonostante il cambio particolarmente favorevole. Nell'ultimo anno (primo trimestre 2008/primo trimestre 2007), il greggio è aumentato del 67% in dollari e del 48% in euro; negli ultimi tre mesi (marzo 2008/dicembre 2007), il barile è cresciuto del 14,2% in dollari e del 7,3% in euro; in particolare, in marzo, le quotazioni hanno raggiunto record storici, superando i 110 dollari al barile, con notevoli ripercussioni in tutti i paesi consumatori.

Il presidente dell'Authority sottolinea però anche i primi vantaggi dovuti alle liberalizzazioni: "Nonostante la forte esposizione ai prezzi petroliferi, rispetto al primo trimestre del 2007, nel primo trimestre di quest'anno, il differenziale rispetto a Francia, Germania, Spagna si è dimezzato, da 36,7 euro a 18,3 euro a MWh".

mercoledì 23 gennaio 2008

dal "Corriere della Sera" Online


Omino verde su Marte, ufologi in tilt

Probabilmente è un effetto ottico, ma sembra una statuina verde femminile a mani giunte inginocchiata

MILANO - È una collinetta? Un semplice gioco di ombre? O veramente si tratta di qualche strana creatura marziana? Probabilmente non è il famoso omino verde quello scovato sulle alture del pianeta rosso ma un'insolita roccia. Tuttavia, le immagini catturate a fine del 2007 dalla sonda spaziale Spirit, e riprese ora da vari siti, hanno acceso un vivace dibattito in rete e messo in agitazione diversi blogger.

IMMAGINI - Bluff o clamorosa scoperta? Questi i fatti: si tratta di alcune affascinanti foto panoramiche scattate appunto da uno dei due robot della Nasa in missione sulla superficie marziana nell'ambito dell'operazione Mars Explorer. Nonostante le tempeste di sabbia che imperversano, sono ancora in attività le due rover robotizzate Spirit e Opportunity che dal 2004 hanno continuato a marciare sul suolo mandando immagini a 360 gradi e dati sulla conformazione del pianeta. Proprio uno di questi paesaggi è finito sotto la lente d'ingrandimento degli appassionati di astronomia. Dalle colline si intravede, infatti, un misterioso omino, apparentemente di colore verde che passeggia indisturbato. Anche i londinesi Daily Mail e Times si domandano a questo punto - un po'ironicamente - se effettivamente la sonda abbia scoperto finalmente la vita su Marte. Per il Daily Mail ha tutta l'aria di essere «una figura femminile che distende un braccio»; per il Times è «Bin Laden che si nasconde a 300 milioni di miglia di distanza dalla Terra».

COMMENTI - La notizia è naturalmente tra le più commentate: per molti si tratta semplicemente di un effetto ottico basato su luci e ombre - un po' come fu per l'oramai celebre «volto» scovato sulla superficie di Marte. La foto è autentica secondo The Register - scattata appunto su Marte (in una lunga esposizione durata dal 6 al 9 novembre 2007, come dice espressamente la foto pubblicata sul sito della Nasa, l'ente spaziale americano afferma che la foto è in colori leggermente falsati in modo di aumentare i contrasti dell'immagine). E sarebbe stato un lungo e minuzioso esame, pixel dopo pixel, di vari astronomi amatoriali, a portare ora alla luce l'intrigante sagoma.

MISSIONE - Nessun commento è arrivato dall'agenzia statunitense. Per gli scienziati della Nasa la sonda Spirit ha effettivamente trovato alterazioni sulle rocce che dimostrerebbero ancora una volta che sul pianeta rosso c'era acqua. Secondo le prove raccolte in questi anni l'acqua potrebbe avere interagito e cambiato la composizione di queste rocce. Agli antipodi del pianeta rosso, Opportunity, aveva già individuato prove evidenti di un ambiente un tempo umido. Già i primi robot, Viking 1 e Viking 2, atterrati su Marte nel 1976, cercarono indizi della presenza di forme di vita elementari, ma senza successo. A ogni modo il presunto «alieno» genera curiosità, se non addirittura ilarità, ma quanto meno ci porta a domandarci nuovamente se siamo gli unici nell'universo?

Elmar Burchia
23 gennaio 2008

mercoledì 16 gennaio 2008

ADDIO, VAMPIRA

Los Angeles, 15 gen. (Adnkronos) - L'attrice americana di origine finlandese Maila Nurmi, la prima Vampira della storia cinematografica e televisiva, e' morta all'eta' di 86 anni. La notizia e' stata pubblicata oggi da ''Variety''. Era il 1954, poco prima della mezzanotte, quando Nurmi fece conoscere al grande pubblico televiso il suo nome. L'attrice, in un avvolgente vestito nero, compariva attraverso un corridoio ricoperto di ragnatele; la luce fioca dei candelabri disegnava le pareti. Poi lei urlava in modo isterico dentro la telecamera: "Buonasera. Io sono Vampira". Cominciava cosi' il primo show dell'orrore a tarda notte in America. Lo show di Vampira si concludeva con la frase "Fate brutti sogni, cari"; quindi si allontanava lungo il corridoio mentre si passava le unghie tra i capelli ridendo come una pazza.

Per Nurmi fu un successo strepitoso, che le valsero copertine di giornali, ingaggi cinematografici e teatrali, scandali e love stories. Nonostante il programma tv sia durato solo un anno, la sua immagine e' entrata nell'immaginario, ispirando anche il personaggio vampiresco di Morticia Addams nella serie ''La famiglia Addams''.

Star nel film ''Furia d'amore'' nel 1958 e nel fantascientico ''Piano 9 da un altro spazio'', Maila Nurmi fu diretta per tre volte dal regista Albert Zugsmith: nel 1959 impersono' la poetessa beatnik in ''Beat Generation'', Gina in ''Corruzione nella citta' e nel 1960 la scienziata Etta Toodie nella commedia ricca di star ''Sex Kittens Go to College'' sempre del '60; in tutti i tre i films era presente anche Jackie Coogan, l'ex-monello di Charlie Chaplin e futuro zio Fester nella serie televisiva della ''Famiglia Addams''. Nel 1962 Nurmi impersono' una strega nella pellicola fantasy ''La spada magica'' di Bert Gordon. Dalla fine degli anni '70 i media ricominciarono ad interessarsi di lei, anche grazie alla riscoperta generale delle opere cinematografiche di Ed Wood e agli omaggi musicali di due gruppi punk come i Damned (le dedicarono ''Plan 9 Channel 7'' contenuta nell'album ''Machine Gun Etiquette del 1979) e i Misfits.

venerdì 4 gennaio 2008

Vampira Again

VAMPIRA
Una miscela sapiente di sesso, umorismo, orrore e una buona manciata di sano cattivo gusto: è Vampira, una delle “granate psichiche” più potenti lanciata dagli schermi televisivi verso i neuroni del pubblico americano inebetito dal consumismo nel bel mezzo degli anni cinquanta del secolo scorso. L’attrice finlandese Maila Nurmi impersonò una ragazza demone del piccolo schermo che univa contemporaneamente repulsione e desiderio, bellezza e raccapriccio … una vamp per il popolo dal fascino perverso e magnetico.

Il mito di Vampira riscosse un successo incredibile cominciando prima come fenomeno locale in California e diffondendosi poi in tutti gli States grazie al tam-tam della stampa.
Maila Syrjanieme Nurmi nacque a Petsamo in Finlandia il 12 novembre 1921, proprio nel periodo in cui suo zio, il corridore finlandese Paavo Nurmi (era soprannominato il “finlandese volante”), cominciava ad essere riconosciuto internazionalmente per i successi sportivi. Due anni dopo la sua nascita, la famiglia al completo si trasferì in America, nell’Oregon per la precisione.
A diciassette anni Maila scappò di casa per cercare fortuna ad Hollywood sperando di sfondare come attrice; fu però costretta per un certo periodo a svolgere ogni tipo di lavoro per sbarcare il lunario, dalla guardarobiera alla sarta. La bella finlandese trovò anche occupazione come spogliarellista e danzatrice esotica, posò per le pin-ups del celebre illustratore Alberto Vargas e lavorò come cheese-cake girl in compagnia di future stelle agli esordi come Marilyn Monroe (allora solo Norma Jean) e Mamie van Doren. Col tempo le cose cominciarono ad ingranare e, dopo essersi trasferita a New York, riuscì a ottenere delle buone parti come attrice in alcuni spettacoli di Broadway (per esempio comparve in “Chaterine Was Great” con Mae West e interpretò addirittura una vampira nello show “Spook Scandals”).
Ritornò poi in California perché il regista Hudson Hawks la voleva in un suo film; la pellicola purtroppo non fu mai prodotta.
Il bizzarro alter-ego che le avrebbe cambiato la vita nacque quasi per caso: nel 1953 Maila decise di partecipare all’annuale ballo mascherato Bal Caribe (voluto dal famoso ballerino e coreografo Lester Horton) a Hollywood vestendo i panni della lugubre e sensuale vamp senza nome (verrà battezzata Morticia solo per la serie televisiva dei ‘60) che compariva nelle vignette di Chas Addams nel New Yorker; si confezionò il vestito da sola utilizzando uno scampolo nero e una forbicina da manicure.

Il giorno del ballo, tra una folla di finti cow-boys, sosia di Carmen Miranda, improbabili colonnelli della guerra civile americana e altri ballerini in maschera; accompagnata dal suo primo marito, lo sceneggiatore (futuro produttore televisivo) Dean Reisner, si aggirava per la sala stretta dallo scuro e attillatissimo abito, cosparsa di bianco cerone e con finte ferite sanguinanti sul collo … risultato: la sua apparizione riscosse così tanto successo da meritarle il premio come miglior travestimento della serata tra ben 2000 partecipanti. Il funereo e sexy personaggio femminile del ballo attirò l’attenzione di Hunt Stromberg Jr., produttore televisivo e direttore della rete Channel 7 KABC, che proprio allora stava cercando un personaggio interessante per presentare una rassegna di vecchie pellicole horror, un cicerone del brivido proprio come i sinistri individui disegnati (la vecchia strega, il guardiano della cripta, …) che introducevano le storie dell’orrore a fumetti nei comic-books della EC e nelle numerose imitazioni (verranno in seguito gradualmente soppressi a causa del libro “Seduction of the Innocent” dello psichiatra Frederic Wertham che li reputava dannosi per le menti dei pargoli americani e promosse la caccia alle streghe fumettate tra una moltitudine di mamme infuriate), ma in carne ed ossa. Dopo aver cercato la ragazza per ben 5 mesi, la trovò e riuscì a convincerla a presentare la trasmissione; le impose di elaborare le caratteristiche del personaggio cercando di eliminare ogni riferimento alla creazione di Addams per evitare un’eventuale accusa di plagio con relativi impicci legali.
La Nurmi preparò la sua creatura mischiando quindi idealmente alcuni elementi tratti dalle figure femminili più oscure e ambigue apparse nella cultura popolare fino ad allora: si ispirò alle dark ladies dei fumetti di Milton Caniff (soprattutto la Dragon Lady di “Terry and the Pirates”), alla vamp del cinema muto Theodosia Goodman in arte Theda Bara, alla glaciale regina cattiva dal “Biancaneve e i Sette Nani” di Disney, a Marlene Dietrich e alle spietate pin-ups di Bizarre, spregiudicata rivista dell’epoca dedicata al bondage ed al masochismo. Mise insieme un costume inquietante e mozzafiato allo stesso tempo utilizzando lunghi capelli corvini, un pallore cadaverico al cerone, ardite sopracciglia ad ali di gabbiano, un abito nero sbrindellato dalla generosa scollatura, calze a rete, tacchi vertiginosi e lunghissime unghie di plastica; ma il pezzo forte del suo look consisteva nell’innaturale vitino da vespa (grazie al quale finì addirittura per un certo periodo nel “Guinnes dei Primati” per la anormale misura di 42 centimetri) che otteneva spalmandosi crema cosmetica mescolata a polvere di papaya per ammorbidire la carne … completava l’opera stringendosi la vita in uno strettissimo tubino di gomma. Il maritino Dean Reiser fornì il tocco finale suggerendo il nome: Vampira … ecco allora pronti tutti gli ingredienti per bucare il video senza pietà.

Lo show di Vampira debuttò nel marzo del 1954. Veniva presentata tra una spessa nebbia al ghiaccio secco e con in sottofondo le lugubri note d’organo di “Uranus” da “I pianeti” di Holst. Introduceva i films horror (la maggiorparte erano della Universal) cantando assurde canzoncine con aria assente e funebre, proponeva ricette disgustose, si riposava sul suo divano ornato da un teschio, raccontava barzellette macabre, imbastiva gags dall’umorismo necrofilo e guardava il pubblico con distacco e sufficienza. Bastarono poche settimane e il pubblico incominciò ad adorarla (attirò inevitabilmente anche dei fans morbosi che la minacciavano di continuo). «Life» e «Newsweek» le dedicarono subito dei servizi che contribuirono a farla conoscere in tutto il paese.
Vampira aprì inoltre la strada ad una moltitudine di presentatori notturni di vecchie pellicole horror da emittenti locali sparse per tutti gli stati Uniti d’America.
David J. Skal nel suo acuto (e fondamentale) libro sulla cultura horror “Monster Show” analizza al meglio la figura televisiva della Nurmi collegandola alla situazione sociale ed ai costumi dell’epoca: «Il corpo di Vampira era una spianata di contraddizioni culturali: insieme prosperoso e gracile, ben nutrito ma scheletrico, evocava paradossalmente un consumismo insaziabile. Era particolarmente adatto alla televisione a bassa risoluzione: non importa quanto si armeggiasse con il pulsante del contrasto: i nitidi contorni e ombre che la delineavano non si attenuavano. Le sopracciglia erano parabole aerodinamiche a propulsione sonica, arcate gotiche in orbita. Prendendo energia dal nesso eminentemente anni cinquanta di linee automobilistiche e forma femminile, Vampira era un carro funebre risucchiato … con fanali.»
La carica teatrale e ironicamente soprannaturale del personaggio non veniva abbandonata dalla Nurmi una volta spente le telecamere e abbandonati gli studi televisivi, Vampira vagava infatti anche per le strade di Los Angeles (spesso riparandosi dal sole con un ombrellino nero) e frequentava i locali più in voga della città; chi, vedendola vestita come nella trasmissione, la riconosceva e si avvicinava per chiederle un autografo poteva sentirsi rispondere: «io non lascio autografi, solo epitaffi!»
Maila non amava troppo frequentare il jet-set … strinse però amicizia con stelle nascenti del cinema (conosciute al Googie Coffee Shop) come Marlon Brando e James Dean, con quest’ultimo instaurò un legame speciale. Vampira e il futuro interprete de “La Valle dell’Eden” uscivano spesso insieme dopo le registrazioni del programma e posarono anche per delle foto promozionali.
L’affettuosa amicizia tra i due non durò … improvvisamente Dean, forse infastidito dai numerosi rotocalchi scandalistici che parlavano di una storia d’amore tra lui e Maila (con titoli come “James Dean e la Madonna Nera”), rilasciò alcune velenose dichiarazioni durante un’intervista con la giornalista specializzata in gossip Hedda Hopper: «Io non sono solito uscire con le streghe, e ancora meno con i fumetti … conosco in maniera abbastanza adeguata le forze sataniche, ero intenzionato a scoprire se Vampira nutriva un’ossessione nei confronti di una forza simile. Lei era un soggetto che volevo studiare. La incontrai e intrapresi una discussione. Non sapeva un bel niente! Usa la sua sciocca caratterizzazione come scusa per l’espressione più infantile mai immaginabile.»

Un colpo terribilmente basso anche per una spietata fanciulla demoniaca … cercò di recuperare il rapporto, ma purtroppo Dean non voleva proprio saperne.
Per Maila/Vampira, contemporaneamente alle delusioni personali, arrivò un durissimo e irrimediabile colpo riguardante il lavoro: nel novempre del ’54, solo dopo otto mesi di trasmissioni, il suo programma venne cancellato, a quanto pare per disaccordi tra l’attrice e la direzione della rete sui diritti legati al personaggio. Quasi a farlo apposta, nemmeno un mese dopo la chiusura dello show, la KABC lanciò una nuova presentatrice femminile di rassegne cinematografiche serali: Voluptua, bionda e leggiadra presentatrice di pellicole romantiche interpretata dall’attrice Gloria Pall … una figura totalmente contrapposta a quella oscura e inquietante di Vampira.
Per un certo periodo, poiché i diritti del personaggio appartenevano all’emittente televisiva, si ritrovò totalmente senza lavoro, tranne per poche eccezioni come uno spettacolo insieme al fenomenale Liberace a Las Vegas.
Come se non bastasse la morte di James Dean, avvenuta nel 1955 per il fatale incidente automobilistico, aggravò la sua situazione: per l’opinione pubblica era stata lei la perfida strega che aveva lanciato un incantesimo mortale all’amato attore e andava completamente ignorata … i soliti giornalacci scandalistici pomparono la pubblicità negativa nei suoi confronti; uno pubblicò persino una foto con lei seduta in un cimitero e con il sottotitolo «Raggiungimi Tesoro!» .
Ed Wood, il noto principe della spazzatura filmata propose ad una Maila Nurmi artisticamente in declino di rispolverare il personaggio di Vampira per il suo “Plan 9 From Outer Space”; lei lo conosceva già, gli aveva dato una mano qualche tempo prima presenziando ad uno spettacolo di beneficenza (in cui veniva proiettato il suo film “Bride of the Monster”) per aiutare l’ormai malato Bela Lugosi a sostenere le spese mediche. Accettò la parte con estrema perplessità chiedendo di restare muta per tutta l’apparizione poiché le battute scritte per lei da Wood le sembravano troppo assurde e patetiche; non doveva far altro che aggirarsi come uno zombie per un cimitero fintissimo con le lapidi di cartone in compagnia del gigantesco ex-lottatore Tor Jonson e del Dr. Tom Mason, il chiropratico che interpretava il defunto Bela Lugosi. Il film venne finanziato da una chiesa battista che impose il battesimo di tutto il cast e lo staff della produzione … vediamo se indovinate chi rifiutò tenacemente di battezzarsi … yez … proprio la nostra amica finlandese.

Dopo Plan 9 Maila Nurmi comparve in un paio di pellicole non proprio illuminanti. Interpretò tre piccoli ruoli in altrettante pellicole di Albert Zugsmith: nel 1959 impersonò la poetessa beatnik in “Beat Generation”, Gina in “The Big Operator” e nel 1960 la scienziata Etta Toodie nella commedia ricca di stars (tra cui Mamie Van Doren e il “canarino” Conway Twitty) “Sex Kittens Go to College”; in tutti i tre i films è presente anche Jackie Coogan, l’ex-Monello di Chaplin e futuro Zio Fester nella serie televisiva della “Famiglia Addams”. Nel 1962 impersonò una strega nella pellicola fantasy “The Magic Sword” dell’artigiano dei D-movies Bert I. Gordon. Nel ‘71 Ed Wood cercò di convincere Vampira a recitare nel suo ultimo film horror/soft-porno “Necromania”, lei rifiutò, sia perché al momento della richiesta era immobilizzata in un letto d’ospedale e sia perché la parte le risultava assai stupida.
Per parecchio tempo Maila scomparve quasi del tutto; ogni tanto i media parlavano di lei, ma solo in occasione di alcune sventure che la vedevano coinvolta (per esempio alcuni fans psicotici che la ossessionavano e cercavano di ferirla e un incendio in un salone di bellezza che le costò i capelli) e per giunta senza rinunciare a velenose dosi di ironia.
Dalla fine degli anni ‘70 i media ricominciarono ad interessarsi di lei, anche grazie alla riscoperta generale delle opere cinematografiche di Ed Wood e agli omaggi musicali di due gruppi punk (anche se con attitudini differenti) come i Damned (le dedicarono “Plan 9 Channel 7” contenuta nell’album “Machine Gun Etiquette del 1979) e i Misfits (dai solchi di “Walk Among Us” le cantarono una macabra serenata, “Vampira” appunto … Danzig e soci la incontrarono a Los Angeles nel 1982 per una session fotografica nel negozio di dischi “Vinyl Fetish” durante un loro tour nel 1982) : fu ospitata in diversi talk-shows televisivi, partecipò al cortometraggio “Bungalow Invader” e le venne proposto persino di far rivivere il suo show per la rete KHJ, ma il progetto finì nel dimenticatoio.
Di lì a poco sbucò quasi dal nulla Elvira (al secolo Cassandra Peterson), presentatrice di films horror per trasmissioni notturne proprio come lo era stata Vampira trent’anni prima; moltissimi elementi del suo look ricordavano la gloriosa regina del brivido dei ’50. Maila la denunciò per plagio … ma la causa non proseguì.
Negli anni ’80 gestì per un certo periodo “The Vampira Attic”, un negozio/laboratorio dove produceva gioielli e abiti di sua creazione con il marchio Vampira.
Oggi, quasi ottantenne, Maila Nurmi trascorre il tempo partecipando a conventions dedicate al cinema horror, disegnando abiti e gioielli e dipingendo autoritratti in panni da Vampira nei bei tempi andati e le sue versioni di alcune celebri icone del brivido come Elsa Lanchester (naturalmente in versione moglie di Frankenstein), Vincent Price e John John Kennedy.




qualcosa su Vampira


VAMPIRA
di Gianfranco Qualità

L'anno è il 1954. Siamo vicini alla mezzanotte. Una donna, in un avvolgente vestito nero, compare attraverso un corridoio ricoperto di ragnatele. La luce fioca dei candelabri disegna le pareti. Lei si ferma. Urla in modo isterico dentro la telecamera. Le successive, solenni parole sono "Buonasera. Io sono Vampira".

Cominciava così il primo show dell'orrore a tarda notte in America. Conosciuta solo come Vampira, più tardi apparirà in alcuni film, il più famoso dei quali è il cult-movie Plan 9 from outer space. E' grazie a questo film che molti fans la conoscono oggi.

Il suo vero nome è Maila Nurmi, ed è nata l'11 dicembre 1921 a Petsamo, in Finlandia. Arrivò negli Stati Uniti da piccola, insieme al padre. Apparve per la prima volta in TV in uno show di Mike Todd chiamato Scandali di Fantasmi. Fu in questo show che il regista Howard Hawks la scoprì: aveva in mente di fare di lei la nuova Lauren Bacall! Il piano del regista però non ebbe buon esito e Maila finì con il trovare lavoro come ballerina. A quel tempo era sposata con il regista, sceneggiatore e attore Dean Riesner.

L'idea del personaggio di Vampira nacque ad un ballo in costume a cui partecipò con il marito. Il produttore Hunt Stromberg Jr. la vide e venne colpito dalla sua figura avvolta nel vestito nero aderente con l'ampio scollo a "V" e con il sangue che le colava sul seno. L'impatto visivo sul produttore fu tale da fargli immediatamente percepire come lei potesse essere la persona giusta per presentare lo spettacolo della KABC di Los Angeles del Sabato sera, dedicato ai film dell'orrore.

Il "costume di scena", oltre all'immancabile vestito nero, comprendeva anche lunghi capelli nero corvino (nonostante lei sia bionda naturale) e lunghe unghie dipinte color rosso sangue. Famoso era anche il suo vezzo di fumare da un bocchino estremamente lungo.

Il suo show enfatizzava il gusto per il macabro e l'allestimento del set, che comprendeva decine di ragnatele, candelabri ed un sofà vittoriano decorato con teschi, simulava l'interno di un bar con il tavolino da caffè ricavato da una tomba e con un banco contornato di svariate bottiglie contenenti veleno o qualcosa di simile.

Vampira accoglieva gli spettatori con la frase "Spero che voi siate stati tanto fortunati da aver passato una settimana orribile"; quindi proseguiva lo show con la preparazione di un cocktail che avrebbe assolutamente ucciso tutti all'istante e con la presentazione di un ospedale per aspiranti suicidi, detto la "Croce Rossa". Il suo passatempo preferito sulla scena consisteva comunque nell'andare in giro per lo studio con una candela accesa a cercare il suo cucciolo di ragno, Rollo.

I film che Vampira presentava avevano titoli come White Zombie oppure L'isola della nebbia. Il primo (del 1932) ha l'onore di essere stato l'antesignano dei film sugli zombi; inoltre era anche il primo film interpretato dal grande Bela Lugosi dopo il successo di Dracula del 1931. Secondo molti critici, il ritratto che egli fa del Dr. Legrende, il creatore di schiavi-zombi ad Haiti, rappresenta una delle sue migliori interpretazioni. Il secondo, invece, aveva come attori principali George Zucco e Lionel Atwill, un duo entusiasmante, e raccontava la favola di un tesoro nascosto in un'isola.

Lo show di Vampira si concludeva con la frase "Fate brutti sogni, cari"; quindi si allontanava lungo il corridoio mentre si passava le unghie tra i capelli ridendo come una pazza.

Vampira però non era confinata al solo show del sabato sera. A volte faceva delle apparizioni anche in pieno giorno. In queste occasioni portava sempre con sé un ombrello nero con il manico in legno sostenendo che, seppure c'era il sole, sperava scoppiasse un temporale.

Quando qualcuno le chiedeva un autografo, la sua risposta era che lei concedeva epigrafi, non autografi. Le piaceva anche lanciare uno dei suoi urli orrendi per strada, davanti ai semafori, e fu proprio questo suo gusto per la teatralità che la rese così famosa da essere richiesta come ospite d'onore in numerosi show televisivi. Le riviste "Life" e "Newsweek" nel momento culminante della sua fama le dedicarono importanti articoli. Venne anche nominata "maggiore personalità femminile" del 1954 dall'Accademia delle arti e delle scienze televisive degli Stati Uniti.

Un aspetto chiaccherato della sua vita riguarda il fatto che lei era una cliente fissa del ristorante beat "Googie's", molto frequentato a quei tempi anche da James Dean. Quello che è veramente successo tra loro rimane un segreto: all'epoca un giornale di pettegolezzi li definì una coppia, ma Dean negò questa affermazione. "Non esco con le streghe" furono le sue parole. Maila sostenne che erano semplicemente amici, che condividevono un macabro senso dell'humour e che non erano mai stati amanti.

Maila Nurmi ("Vampira") loved James Dean

Maila Nurmi

From Wikipedia, the free encyclopedia

Maila Nurmi

Maila Nurmi as she appeared in the 2001 documentary Schlock! The Secret History of American Movies.
Born December 21, 1921 (1921-12-21) (age 86)
Petsamo, Finland
Occupation Actress
Website http://www.vampirasattic.com/

Maila Nurmi (born Maila Elizabeth Syrjäniemi, December 21, 1921 in Petsamo, Finland—now Pechenga, Russia) created the well-remembered 1950s character of Vampira. Her portrayal of this character as a television horror host and in films was influential over decades that followed.
Born Maila Syrjäniemi, she claimed to be the niece of the Finnish athlete Paavo Nurmi, who began setting long-distance running world records in 1921, the year of her birth. She moved to the United States with her family when she was two years old and grew up in Ashtabula, Ohio, home to the largest Finnish-American community in Ohio. Arriving in Los Angeles at age 17, she modeled for Alberto Vargas, Bernard of Hollywood, and Man Ray, gaining a foothold in the film industry with an uncredited role in Victor Saville's 1947 film, If Winter Comes. Like many struggling actresses in the 1950s, Nurmi (along with Julie Newmar, Tina Louise, et al.) posed for pin-up photos in dozens of men's magazines such as Famous Models, Gala and Glamorous Models.

Origin of Vampira

The idea for the Vampira character was born in 1953 when Nurmi attended choreographer Lester Horton's annual Bal Caribe Masquerade in a costume inspired by a character in The New Yorker cartoons of Charles Addams. Her appearance with pale white skin and tight black dress caught the attention of television producer Hunt Stromberg, Jr., who wanted to hire her to host horror movies on the Los Angeles television station KABC-TV, but Stromberg had no idea how to contact her. He finally got her phone number from Rudi Gernreich, later famed as the designer of the topless swimsuit. The name Vampira was the invention of Nurmi's husband, Dean Riesner (1918-2002), screenwriter of Dirty Harry, Charley Varrick, Play Misty For Me and numerous other movies and TV episodes.

Maila Nurmi in Plan 9 from Outer Space
Maila Nurmi in Plan 9 from Outer Space

On Friday night, April 30, 1954, KABC-TV aired a preview, Dig Me Later, Vampira, at 11:00 p.m. The Vampira Show premiered on the following night, May 1, 1954. For the first four weeks, the show aired at midnight, moving to to 11:00 p.m. on May 29. Ten months later, the series aired at 10:30 p.m., beginning March 5, 1955. As Vampira, Nurmi introduced films while wandering through a hallway of mist and cobwebs. Her horror-related comedy antics included talking to her pet spider Rollo, and encouraging viewers to write for epitaphs instead of autographs. When the series was cancelled in 1955, she retained rights to the character of Vampira and took the show to KHJ-TV 9. A single kinescope of Nurmi in character advertising the station's ability to draw customers for advertisers and several episode scripts are held by private collectors.

Nurmi made television history as the first horror movie hostess. In the years that followed, Universal Studios released a syndicated package of 52 horror classics under the program title Shock Theater. Independent stations in major cities all over the U.S. began showing these films, adding their own ghoulish host or hostess (including Vampira II and other lookalikes) to attract more viewers. This trend flourished over the next few decades, culminating in the 1980s with Cassandra Peterson's sexy Elvira, Mistress of the Dark character.

Nominated for an Emmy Award as "Most Outstanding Female Personality" in 1954, she returned to films with 1955's Too Much, Too Soon, followed by The Big Operator and The Beat Generation. Her most notable film appearance was in Ed Wood's camp classic, Plan 9 from Outer Space, as a Vampira-like zombie (filmed in 1956, released in 1959). In 1960, she appeared in I Passed for White and Sex Kittens Go to College, followed by the 1962 film, The Magic Sword. (See Filmfax no. 13, December 1988 for more on Vampira.)

Personal life

Nurmi was acquainted with Marilyn Monroe, Elvis Presley, and briefly dated Orson Welles. In the early 1950s, she was close friends with James Dean, and they hung out together at Googie's coffee shop on the corner of Crescent Heights and Sunset Boulevard in Hollywood. Her explanation for their friendship: "We have the same neuroses." Dean commented, "I have a fairly adequate knowledge of satanic forces, and I was interested to find out if this girl was obsessed with such a force." [1]