venerdì 7 dicembre 2007

ITALIAN BLOB


ROMA (7 dicembre) - La società italiana diventa sempre di più una «poltiglia di massa», una «mucilaggine», un insieme «inconcludente» di pulsioni ed emozioni individuali che non dà spazio al collettivo, è ripiegata su se stessa e non guarda al futuro. È così che il Censis vede la società italiana alla fine del 2007 nel 41/o rapporto sulla situazione sociale del paese, presentata al Cnel dal presidente Giuseppe De Rita e dal direttore Giuseppe Roma.

Per uscire dall'attuale stato di "poltiglia", secondo il Censis la società deve puntare sulle tante minoranze attive nell'economia, nella società e nelle scienze. Per il Censis, gli italiani vivono attualmente una «disarmante esperienza del peggio». Nella politica come nella violenza intrafamiliare, nella microcriminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi.

Fuga all'estero
Chi può, considerate le pastoie del sistema Italia, sceglie "di intraprendere il proprio percorso di studio e di lavoro al di fuori dei confini patri". "La sensazione che emerge - osserva il Censis - è che flussi sempre più consistenti di italiani stiano ormai indirizzando e riorganizzando le proprie strategie di sviluppo, di business, di investimento all'estero". Insomma, sintetizza Giuseppe Roma, se prima "c'era la fuga dei cervelli, adesso c'è la fuga e basta". Un ennesimo dato che dimostra come le soluzioni italiane per uscire da un sistema bloccato siano assolutamente individuali, in mancanza di una seria evoluzione collettiva. Nel 2006, erano iscritti in facoltà universitarie estere 38.690 studenti, di cui il 19,9 per cento in Germania, seguiti da Austria, Gran Bretagna, Svizzera, Francia e Stati Uniti. Dal 2001 al 2006 inoltre l'Italia è stata, dopo Francia, Germania e Spagna la nazione da cui sono partiti più studenti Erasmus (in totale 92.010). Nel 2006 oltre 11.700 laureati hanno trovato lavoro all'estero.

Il numero delle imprese estere partecipate da aziende italiane è arrivato a quota 17.200 per un volume di addetti che supera il milione. Nel 2006 inoltre il numero degli italiani che ha trasferito all'estero la propria residenza è aumentato del 15,7 per cento rispetto all'anno precedente.

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La società italiana sta diventando una «poltiglia di massa», sfilacciata, inconcludente e senza sguardo al futuro. E' l'allarme lanciato oggi dal Censis nel 41° rapporto sullo stato sociale del Paese. Disillusa dalla politica e dalle istituzioni, l'Italia si frammenta sempre più e, mossa da pulsioni ed emozioni individuali rischia di perdere l’identità collettiva.

Lo studio del Censis descrive un’Italia a due velocità: da una parte lo sviluppo economico che si conferma positivo, dall’altra una società che non rispecchia lo stesso trend ma anzi se ne distacca. Lo sviluppo economico si muove, infatti, su dinamiche di minoranza (come quella industriale che «non sprigiona le energie necessarie per uscire dallo stallo») che non penetrano fra la gente, che rimane distante da questi processi elitari.

Dagospia 07 Dicembre 2007

ROMA - Un'Italia in chiaroscuro, ma che reagisce. Che «cresce, anche se non si sviluppa». Dove una maggioranza apatica, quasi rassegnata, si lascia trascinare da un'élite imprenditoriale che ha nell'orgoglio l'arma migliore, da alcuni grandi attori industriali (si pensi a Enel, Eni e Fiat) capaci di recitare un ruolo da protagonisti sui mercati esteri, dal dinamismo delle pmi e da una fascia di lavoratori - soprattutto giovani e professionisti - che hanno saputo raccogliere la sfida della competizione. E' la fotografia che emerge dal 41° rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato venerdì a Roma. Un'istantanea che conferma l'impressione degli anni passati: malgrado gli indubbi problemi, non ci sono ragioni per disperare e considerare il Paese sul sentiero del declino e dell'impoverimento, anche se la dinamica è il risultato di una «minoranza vitale», mentre il Paese si disperde in una «poltiglia di massa», una «mucillagine» di elementi individuali e di «ritagli umani» tenuti insieme da un tessuto sociale inconsistente, nel quale le istituzioni non riescono a svolgere alcuna funzione di coesione.

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