venerdì 18 settembre 2009

DECENNIO CHE VA


I-DECADE – COSA RESTERÀ DELLA PRIMA DECADE DEL NUOVO MILLENIO? NON SOLO 11/9 E CRISI, IL 2000 DELLA DIGITAL REVOLUTION - ABBIAMO UN COMPUTER IN TASCA E NULLA È PIÙ COME PRIMA: I-PONE, I-POD, BLOG, GOOGLE, FACEBOOK, TERRORISMO, COSUMISMO, WIKIPEDIA, TWITTER E OBAMA COL SUO BLACKBERRY…

Enrico Franceschini per "la "Repubblica"


Sembra ieri che sono cominciati, forse perché non si è ancora spento l´eco di «come» sono cominciati. Eppure, quasi senza che ce ne accorgessimo, sono quasi finiti: l´ultimo anno del decennio, il 2010, è dietro l´angolo. Tutti presi dall´avvento di un nuovo secolo, il ventunesimo, e di un nuovo millennio, il terzo (dell´era cristiana, perlomeno), non ci siamo resi conto che ormai siamo arrivati in fondo alla prima decade.

A quelle del recente passato sappiamo dare un nome, un´etichetta: gli anni Cinquanta del primo dopoguerra, gli anni Sessanta del boom, i Settanta del terrorismo, gli Ottanta dell´individualismo e della fine del comunismo, i Novanta di Internet.

Ma cosa sono stati gli anni Duemila? Come li ricorderemo? Come li chiameremo? Domande premature, certo. Ma nel giro di qualche mese, quando saremo entrati nell´anno che li chiude, molti inizieranno a farle, un po´ per gioco, un po´ sul serio: media, think tank, sociologi, sondaggi.

E qualcuno li ha già preceduti: Intelligent Life, raffinato trimestrale dell´Economist, dedica un´inchiesta al tema e offre qualche possibile risposta. Gli anni Duemila, sostiene la rivista, sono stati la i-Decade, il decennio della comunicazione digitale, simboleggiata da iPhone e iPod.

Una comunicazione che significa libertà di fare tutto da soli e di farlo in movimento, due concetti che il decennio in via di conclusione ha plasmato sul web, nei siti di interconnessione sociale come Facebook e Twitter, nell´invasione di blog e bloggers, nei «citizen journalists», i cittadini giornalisti, che trasmettono notizie in 160 battute e foto scattate con i telefonini, a dispetto della censura di regime, dall´Iran.

Il decennio di Google e Wikipedia, il motore di ricerca e l´enciclopedia che illuminano il pianeta all´insegna del «fai-da-te», promotori di una comunicazione digitale senza limiti, autarchica e mobile, capace di viaggiare sempre e dovunque, in groppa computer sempre più piccoli (e sempre più belli) e a telefonini sempre più ricchi di risorse. «Potete prenderlo anche in tram» era lo slogan pubblicitario di un digestivo, nell´Italietta anni ‘60: adesso, «in tram», con un iPhone o un iPod, quante cose possiamo fare.


La stessa formula vale anche fuori dalla rete, accompagnata da un´altra parola d´ordine che ha segnato gli anni Duemila: low - cost, intesa come trasporti (aerei) a basso costo. I voli della Ryan Air, della Easy Jet e delle innumerevoli compagnie che le hanno imitate sono stati l´equivalente di un i-Trip, in cui devi fare tutto da solo, dal biglietto al check-in, garante di una mobilità «cheap» che rende liberi di andare, viaggiare, comunicare, come, quando e con chi si vuole.
Blog

Non a caso Michael O´Leary, l´irriverente amministratore delegato della Ryan Air, ama paragonare la sua azienda a un «web con le ali», immaginando il giorno in cui «si volerà del tutto gratis come oggi si naviga gratis sul web, noi guadagneremo facendo pagare extra i servizi a richiesta di ciascun passeggero, come avviene ai navigatori su Internet».

Web e voli low-cost sono dunque aspetti complementari del fenomeno, come spiega Thomas Friedman in «The earth is flat», il saggio che ha fotografato il decennio: hanno fatto ridiventare «piatta» la terra, ristretto e reso più egualitario il pianeta, messo tutti in contatto con tutti e tutto.

A proposito di aerei, però, è stata anche la decade della (nuova) paura di volare. Torniamo al suo purtroppo indimenticabile inizio col «botto»: l´attacco all´America, l´11 settembre 2001, gli aerei dei kamikaze di al Qaeda che sbriciolano le Torri Gemelle di New York.


Da allora il terrorismo internazionale, la guerra santa islamica di Osama bin Laden, non sono più riusciti a colpire l´Occidente in modo altrettanto «spettacolare», pur insanguinando Madrid, Londra e altre capitali, ma hanno ugualmente marchiato il decennio con l´ansia di una nuova minaccia, come ammonisce l´Istituto Internazionale di Affari Strategici di Londra.
logo facebook

Un quotidiano promemoria ce lo forniscono i controlli negli aeroporti: oggi ci togliamo tutti disciplinatamente le scarpe e la cintura prima di ogni volo, consegniamo biberon, dentifricio, profumo, tutto ciò che potrebbe nascondere esplosivo. Dieci anni or sono soltanto Israele viveva (e viaggiava) così.
Terrorismo islamico a Mumbai

Il decennio ha avuto una sua icona anche a quattro ruote. «Dov´è la Mini d´oggi?», chiede lo stilista britannico Stephen Jones, alludendo all´auto simbolo degli anni Sessanta. Una risposta è che la vecchia Mini si è reincarnata nella nuova, e che la reincarnazione del mito è stata l´idea vincente anche per altri, vedi la nuova Fiat 500. Ma la vera novità, l´auto che sintetizza gli anni Duemila, scrive l´Economist, è la Toyota Prius, l´auto ibrida, evoluzione della specie verso l´auto elettrica del
mercato di domani.

«Rappresenta la nuova coscienza ambientalista, l´aspirazione a salvare il mondo dalla catastrofe climatica», dice Ekow Eshun, direttore dell´Institute of Contemporary Arts di Londra: non per nulla «ecologia», insieme a «terrorismo», è la parola più cliccata su Google, l´altro incubo che ha scandito la i-Decade.

Gli anni Duemila sono stati tutto questo, ma non «solo» questo. Il look 2001-2010, proclamano arbitri del costume come Vogue e Gq, è stato contraddittorio: seni maggiorati dal silicone e lineamenti rifatti dal chirurgo estetico, da un lato; dall´altro una gioventù sempre più magra, alta, androgina, ragazzi e ragazze che possono scambiarsi gli abiti senza problemi.


E la contraddizione si estende ai vestiti: da un lato è stato il decennio del fashion e delle top model, dall´altro dell´affermazione definitiva di un´uniforme comune a tutte le classi, t-shirt, felpa con cappuccio, pantaloni «cargo» militari, scarpe da jogging.

È stato il decennio in cui abbiamo intravisto le città del futuro: ce ne danno un´anticipazione i grattacieli del Dubai, sostiene Julia Peyton-Jones, direttrice della Serpentine Gallery di Londra.


Il decennio del culto della celebrità e del reality-show televisivo, il decennio del jogging, del corpo, della riscoperta del mangiar sano, il decennio del più grande «falò delle vanità» dal 1929 in poi, degli eccessi del consumo, dei bonus ai banchieri e delle banche fallite, come dice Tina Brown, ex-direttrice di Vanity Fair e New Yorker, ora direttrice del DailyBeast.com, un sito di news (ossia di comunicazione digitale).

È stato il decennio in cui abbiamo ricominciato a scrivere (email, Twitter) e in cui è andata in crisi la stampa - ma non tutta: l´Economist, primo settimanale globale del pianeta, diffuso più all´estero che in Gran Bretagna dove ha la sede centrale, ha raddoppiato la tiratura fino a un milione e mezzo di copie, dal 2001 ad oggi.

E in politica il decennio cominciato con George Bush tra le macerie del World Trade Center sta finendo con il primo nero alla Casa Bianca, Obama, il presidente che non molla mai il suo Blackberry.