sabato 15 marzo 2008

da "Repubblica online"

Nelle chat e sui forum si moltiplicano i messaggi in favore dei manifestanti tibetani
Ma sui siti cinesi c'è chi difende Pechino: "Sono terroristi, cacciateli anche dall'India"

"A Lhasa una repressione orribile"
La protesta corre su internet

di ANDREA BETTINI


"A Lhasa una repressione orribile"
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ROMA - C'è chi parla di centinaia di morti e chi incita i monaci e il Dalai Lama, ma anche chi critica l'India perché dà ospitalità a dei "terroristi". Gli scontri che stanno infiammando il Tibet hanno provocato forti reazioni anche sul web, dove sono migliaia i siti e i blog sui quali si sono aperte discussioni anche accese. E se a livello internazionale prevale la solidarietà per la causa tibetana, sui siti dei quotidiani cinesi non mancano i commenti che appoggiano la politica del governo di Pechino.

Sono ore drammatiche per quelli che lottano per l'indipendenza del Tibet e sui loro siti gli aggiornamenti, forniti da fonti più o meno ufficiali e verificabili, sono continui. Accanto ai comunicati delle autorità tibetane in esilio a Dharamshala (www.tibet.net), e alle cronache costantemente aggiornate sulle pagine web di Students for a free Tibet (www.studentsforafreetibet.org) si moltiplicano le discussioni nei forum. E mentre Tibet-cafe (www.tibet-cafe.net) racconta di una telefonata da Lhasa che fa un bilancio di 300 morti provenienti in maggior parte dai monasteri di Sera e Drepung, su Tibetan uprising (www.tibetanuprising.org) sono decine i messaggi in favore dei manifestanti. "Mi dispiace di non potermi firmare con il mio vero nome - scrive un utente che si identifica come John More -, ma temo ritorsioni contro i miei parenti in Tibet da parte del governo cinese. Ringrazio Dio perché la tecnologia permette di far conoscere al mondo cosa sta accadendo. Credo che ci sarà una luce alla fine del tunnel". Joyce, invece, fa un parallelismo con Gandhi: "Gli indiani hanno guadagnato la loro indipendenza esattamente in questo modo, marciando dietro il Mahatma!". Chris, però, la vede in un altro modo: "Più voi tibetani combattete, più grande sarà la resistenza e lo spargimento di sangue da entrambe le parti. Ovviamente le vostre pietre non possono battere le mitragliatrici. Cercate la pace".

Anche nelle chat cresce la protesta contro la violenza nelle strade di Lhasa. Su Tibetchat (www.tibetchat.tibetsearch.com), gli utenti stanno cercando di organizzare una discussione con studenti di tutto il mondo. Intanto i messaggi contro le autorità cinesi si moltiplicano: secondo l'indiana Angie22, ad esempio, "quello che sta accadendo in Tibet è orribile".

Le testate cinesi, ovviamente, raccontano tutto in ben altro modo. "China Daily" (www.chinadaily.com.cn) sostiene che dietro alle violenze c'è il Dalai Lama, sottolinea i danni provocati dai manifestanti e dice che la polizia è stata inizialmente costretta ad usare una quantità limitata di gas lacrimogeni e a sparare dei colpi di avvertimento per disperdere la folla. Poi cita il racconto di Han Jingshan, un blogger cinese che vive a Lhasa e che parla di lanci di pietre pesanti anche un paio di chilogrammi e di ventenni tibetani che bruciano auto. Sul forum a disposizione dei lettori, i toni sono molto diversi: "Secondo me è completamente sbagliato che dei terroristi siano protetti in un altro Stato, l'India, mentre attaccano un terzo paese", scrive DirtyHarry. "Queste persone dovrebbero essere cacciate al di fuori dei confini indiani".

Nessun riferimento agli scontri in Tibet, ovviamente, sul sito delle Olimpiadi di Pechino 2008 (http://en.beijing2008.cn), dove si parla solo di sport. Sfogliando le sue pagine, tuttavia, un accenno a Lhasa, lo si può trovare: tra il 20 e il 21 giugno la fiaccola olimpica, simbolo di fratellanza tra i popoli e dei valori positivi dei Giochi, attraverserà le strade della città nel suo lungo viaggio da Olimpia alla capitale della Cina.


(15 marzo 2008)