lunedì 20 settembre 2010

TAROC BRILLO




 
Marco Vallora per "La Stampa"
E' inutile fingere: se verrà provata questa «voce» (già uscita nel 2007) dei falsi Brillo di Warhol, commissionati? Spacciati? Autenticati? Accolti? (qui sta il vero problema) da Pontus Hulten, pontefice dell'arte d'avanguardia, le cose dell'arte moderna, e le acque dell'estetica contemporanea, non rimarranno più le stesse. E per un po' di tempo, almeno, verranno incrinate, e non soltanto dal pettegolezzo giornalistico.
Ma se adesso sarebbe troppo incauto e precipitoso gettarsi a pesce a tranciar giudizi, alcune osservazioni preventive si posson comunque avanzare. Non tanto per difendere la lesa Maestà d'un santone eccentrico, ma per tarpare le ali, sì, in anticipo, al moralismo di quei complici compagni di strada, che già ci par di vedere, ratti, montare sul trampolino dell'ipocrita Presa delle Distanze.
Ora, bando alle vaghezze: Pontus Hulten non è altro che lo specchio barocco dello stato dell'arte in cui ci troviamo. Ci si rechi per esempio alla parigina mostra Second Main: ci si trova di fronte ad una scatola Brillo, d'un trascurabile artista up to date in tutto e per tutto warholiana, con la sola «alzata di concetto» di simularla di qualche millimetro o centimetro più grande. Se non ci saranno prove di lucro, ma solo di presa in giro del sistema, certo Pontus Hulten non avrà fatto altro che esser fedelissimo alla poetica di Warhol, anzi d'aver incarnato la sua «Filosofia. Che sosteneva che l'idea feticistica dell'autografia gli dava ai nervi, che le sue litografie non le tirava lui, ma la sua factory e la sua vecchia mammaccia emigrata: come si fanno i tortellini in casa. Sì, pure post-mortem sua. Ma che gl'importava di sé, dopo, avendo annunciato che l'unico suo sogno era di trasmigrare in un anello, al dito di Liz Taylor? Queste cose, ne la Trasfigurazione del banale un estetologo come Danto le ha spiegate a menadito.
Se invece viene fuori che Hulten, con quella sua aria da gatto sornione, ci ha guadagnato e s'è fatto la villetta in Svezia, il problema non tocca solo lui, ma l'intero sistema-mafia dell'arte. E risulterà davvero il primo, unico curator a farsi mercante, gallerista subacqueo, pataccaro con medaglia nazionale?