venerdì 14 marzo 2008

da "Il Messaggero"

Multe, il giudice di pace: «Via le maggiorazioni
per le cartelle spedite a ridosso della scadenza»

di Luca Lippera
ROMA (13 marzo) - Se le contravvenzioni raddoppiano e triplicano a colpi di “interessi di mora”, il Comune non può addossarne la colpa (e le spese) al cittadino. Specie quando le “maggiorazioni” sono causate da «colpevole ritardo dell’Amministrazione». Una rivoluzionaria sentenza del Giudice di Pace di via Teulada (numero 7901/08) mette una nuova freccia e che freccia nell’arco di migliaia di vittime delle “multe pazze”. Il magistrato, accogliendo le osservazioni di un romano, ha ridotto drasticamente gli importi richiesti dal Campidoglio attraverso una Cartella Esattoriale della Gerit Spa. Ha salvato cioè le somme orginarie, perché la richiesta era legittima, ma ha eliminato tutti gli importi supplementari, condannando il Comune a pagare le spese del processo.

La vicenda, sollevata da Michele Di L., difeso dall’avvocato Stefania Piretti, riguardava quattro contravvenzioni del 2001. Piccole incrinature a volte riescono a produrre terremoti e questo sembra uno di quei casi. Due delle multe originariamente erano di circa 40 euro l’una. Ma il Comune, attraverso la Gerit, era arrivato a chiederne quasi 160, cioè quattro volte tanto. Meccanismo diabolico: la richiesta di iscrizione a ruolo degli importi era arrivata dal Campidoglio solo in prossimità della prescrizione quinquennale e questo aveva causato l’aggiunta alla sanzione di tutte le maggiorazioni e gli interessi possibili.

Pietro De Gregorio, uno dei magistrati della VI Sezione del Giudice di Pace, ha sancito che questo modo di procedere non va affatto bene. «Il Comune, nella veste di creditore, deve comportarsi secondo le regole della correttezza indicate nel Codice Civile scrive De Gregorio nella sentenza Ritardare la riscossione coattiva per anni e procedere al recupero esattoriale solo poco prima dello spirare del termine di prescrizione, rappresenta un comportamento gravemente colposo dell’Amministrazione». Poi una vera “scudisciata”: «L’ente continua la sentenza pur avendo la possibilità, grazie all’informatizzazione, di seguire la procedura di riscossione, utilizza la effettiva o presunta inefficienza degli uffici per accrescere sensibilmente le proprie entrate».

Le multe non pagate entro sessanta giorni come si sa raddoppiano. «Ma poi aggiunge il giudice di pace decorrono a carico del trasgressore maggiorazioni che si implementano ogni sei mesi, facendo lievitare il credito iniziale, spesso modesto, fino a importi di tre volte superiori». Il discorso insomma è chiaro: se il Comune se la prende comoda e chiede le iscrizioni a ruolo con tutta calma, non può chiedere al cittadini di pagarne il prezzo. «Per di più seguita la decisione questa situazione mette in moto un meccanismo perverso e paradossale: non solo si pongono a carico del contribuente i ritardi dell’Ente, ma addirittura si premiano con maggiori introiti le amministrazioni inefficienti». I Comuni diligenti, che chiedono subito tutto, non vedono la moltiplicazione delle somme e quasi sono “puniti” rispetto agli altri. Una follia...

La sentenza 7901/08, depositata il 18 febbraio scorso, apre una strada per certi versi inesplorata alle vittime delle “multe pazze”. I principi ribaditi nella decisione consentiranno a migliaia di persone di chiedere la drastica diminuzione delle somme chieste nella Cartelle Esattoriali. Quella inviata al signor Michele Di L. è stata ridotta, complessivamente, di circa 365 euro. Non un’inezia. «È una decisione sacrosanta commenta l’avvocato Vincenzo Astuto D’altronde nel nostro diritto ci sono principi inossidabili. L’articolo 1227 del Codice Civile è uno di questi: se il creditore, colposamente, ha concorso a creare il danno, il risarcimento è diminuiti a seconda della gravità della colpa».