sabato 12 luglio 2008

la prevaricazione dei deboli vigliacchi

«Maleducati non ne possiamo più», viaggio
tra le prevaricazioni e i soprusi patiti dagli italiani

Jean Louis Trintignant Vittorio Gassman in una scena del Sorpasso di Dino Risi di Elena Castagni
ROMA (11 luglio) - Luca comincia la sua giornata sempre nello stesso modo: con una botta di rabbia che gli si ferma sullo stomaco e gli avvelena la vita. Luca lascia il negozio in cui lavora nel centro di Roma, a due passi da Campo dei Fiori, ogni sera a tarda ora.

Chiude la porta a chiave, tira giù la saracinesca e mette un portavaso davanti all’entrata dove compare un cartello su cui ha scritto a lettere cubitali un “per favore non posteggiare”. Regolarmente, ogni mattina, trova il portavaso spostato e un jeeppone talmente accostato da non riuscire neanche ad aprire la porta. Fulmini e saette, Luca vorrebbe spaccare i vetri e bucare le ruote di quel macchinone, ma si contiene tanto di lì a poco il proprietario verrà, salirà sull’auto e scomparirà fino alla notte successiva. «Il proprietario abita a due portoni di distanza - si sfoga Luca - quando passa neanche saluta e io non riesco ad affrontarlo perché il nervosismo mi rende impotente. Ma mi domando: con tutti i soldi che ha, perché non si paga un parcheggio invece che piazzare una macchina che ne vale tre proprio davanti al mio negozio?».

Storie di ordinaria maleducazione, che avvelenano il vivere civile. Storie di arroganza che sfocia facilmente nella aggressività e talvolta nella violenza, che non conosce limiti geografici e che non disdegna la quieta provincia del nord né il più focoso sud. E’ successo infatti vicino a Varese che per colpa di un passo carrabile due vicini siano finiti all’ospedale. Uno - il proprietario dell’accesso - ha preso a bastonate l’altro che ignorava il divieto e aveva lasciato la sua auto lì davanti. E l’altro, colpito più volte alla schiena, si è difeso con un coltello, per fortuna ferendo il nemico solo lievemente. O come è successo in provincia di Reggio Calabria, a Delianuova, dove a tirare fuori i coltelli per difendere lo spazio davanti a un cancello sono state due donne, una più aggessiva dell’altra, visto che ha mandato la rivale all’ospedale con ferite serie all’addome. Ad Asti, invece, un pensionato ha staccato con un morso un pezzo di naso al vicino che gli stava bloccando l’accesso al parcheggio condominiale.

All’uscita bloccata va la palma della maleducazione, vuoi perché mette letteralmente nei guai i malcapitati, vuoi perché non c’è assolutamente niente da fare se non appellarsi a un rispetto civile troppe volte latitante. Rita è fuori di sè quando racconta la sua odissea: «Nel mio condominio in zona Prati paghiamo regolarmente la tassa sui passi carrabili, ci preoccupiamo che l’apposito cartello sia al suo posto e non c’è mattina che il primo ad uscire non sia costretto a chiamare il carro attrezzi. E se hai fretta, se devi portare fuori i bambini, o semplicemente devi raggiungere l’ufficio, sono solo guai e arrabbiature».

Il caso di Luca e di Rita, gli accoltellamenti di Varese e di Reggio Calabria, il morso di Asti, non sono altro che la manifestazione di un fenomeno che ha raggiunto proporzioni neanche immaginabili 20 anni fa, quando non cedere il passo a una signora o non alzarsi sul bus per far sedere un anziano erano il massimo della maleducazione. Oggi è la prassi e il peggio è che nessuno si aspetta più di essere trattato con gentilezza ed educazione dalle persone che incontra quotidianamente. Ricordava Ermanno Olmi sull’inserto letterario del Sole 24 Ore che addirittura gesti che una volta appartenevano alle buone maniere, oggi sarebbero considerati assolutamente inopportuni, lesivi della dignità dei cittadini, e portava ad esempio gli atteggiamenti devoti dei contadini verso i loro padroni più di mezzo secolo fa. Casa è successo nel frattempo? «Il progresso scientifico ha cambiato il senso di alcuni valori - spiegava il regista - e di conseguenza si sono modificati i principi da condividere. Sono mutate le condizioni di vita, ma i segni tangibili di un vero progresso sociale non sono ancora realtà».

Oggi la vita di ciascuno è diventata una corsa a ostacoli tra motorini posteggiati dove capita ed escrementi di cani che ben pochi proprietari si preoccupano di raccogliere «tanto che vuoi che sia - capita di sentire - porta fortuna». E i comuni dovrebbero multare - così promettono - ma ancora non si vedono all’orizzonte vigili intenti a compilare i verbali nei confronti dei maleducati proprietari di quattrozampe.

Nascono come funghi blog dove discutere il fenomeno, escono a ogni stagione libri che affrontano il problema da varie angolature, che si domandano in che modo e per quale ragione siamo arrivati a tanto (Lynne Truss: i maleducati) o cercano di educare chi non lo è (Lina Sotis: il nuovo bon ton). Resta il fatto che non esistono più spazi liberi da prevaricazioni che cominciano di prima mattina sulla porta di casa e proseguono nei piccoli gesti della vita quotidiana. Anche prendere un caffè al bar è diventata una guerra. Racconta Simona, vent’anni dietro un bancone vicino al Pantheon a fare tramezzini e servire cappuccini, che non c’è niente da fare con quelli che si allargano, che ci mettono dieci minuti a bere un caffè e che costringono gli altri a fare la fila. «Arrivano con gli amici e parlano fitto fitto - spiega - o peggio ancora chiacchierano al telefonino e finché non hanno finito non si allontanano dal bancone. E gli altri aspettano». Maleducazione per maleducazione, neanche i camerieri a volte brillano per le buone maniere: «Non ti guardano neanche - spiega un’avventrice in tono polemico - sono qua da sola, aspetto un caffè e neanche riesco a ordinarlo perché loro stanno dietro ad altre cose da fare e fanno finta di non vedermi. Peggio che alle poste, solo che qui vengo, consumo e pago, mi aspetterei di essere trattata in modo diverso».

Ma il colmo è successo a Casalmaggiore, quaranta chilometri da Cremona dove per colpa dei ripetuti episodi di maleducazione il bar dell’oratorio è stato chiuso per quattro giorni. Colpa dei ragazzi? Solo in parte, ad alzare la voce sono state le mamme che erano andate a prendere i figli e il parroco ha pensato bene di dare un segnale “forte” perché grandi e piccini riscoprano le buone maniere.