domenica 30 novembre 2008

IL CASO ORLANDI IN LIBRERIA

IL CASO ORLANDI
La scomparsa di Emanuela Orlandi è la summa di molti misteri. Una testimone, finora nell’ombra, rivela che la ragazzina sparita nel 1983 è stata rapita, uccisa e gettata in una betoniera. A gestire il sequestro sarebbe stata la Banda della Magliana su mandato del vescovo Paul Marcinkus.

In un romanzo-inchiesta, da oggi in libreria, “Storie di alti prelati e gangster romani, i misteri della chiesa di Sant’Apollinare” (Fazi, 250 pagine, 18 euro), Rita Di Giovacchino ricostruisce tutti i retroscena. Ne anticipiamo alcuni brani.

di Rita di Giovacchino
Il prelevamento di Emanuela Orlandi
IL sole picchia sui bastioni di Castel Sant’Angelo che lei attraversa quasi correndo, accaldata e un po’ eccitata per l’incontro che l’attende. Il vento leggero, che a quell’ora soffia su Roma, sembra metterle le ali ai piedi che quasi volano sui sampietrini. Emanuela supera la chiesa di Sant’Apollinare e, senza attraversare corso Rinascimento, prosegue diritta verso il Senato. Rischia di fare tardi alla scuola di musica, ma ha un appuntamento importante. Ecco, ce l’ha fatta: vede da lontano la macchina accostata all’angolo della strada che l’aspetta... L’auto ferma è una Bmw touring, di colore verde Tundra. Il vigile lancia un’occhiata: l’uomo le sorride, lei si ferma, sembra molto interessata a quello che lo sconosciuto le sta dicendo. (...) (Due ore dopo).La “donna dai capelli rossi” è appena uscita da un negozietto all’angolo tra via de’ Canestrari e Corso Rinascimento. Un piccolo emporio che vende qualche modesto pezzo d’antiquariato, lampade, strumenti musicali. Erano proprio questi ad attrarre Emanuela che si fermava spesso davanti a quella vetrina. Ora quel negozio non c’è più, ma affaccia su un cortile dove è possibile parcheggiare due auto e un furgone, è anche dotato di passo carrabile. La sconosciuta le si avvicina appena vede che è rimasta sola. «Il funzionario ci aspetta. Hai parlato con la mamma?». Non ancora, risponde Emanuela impacciata. Perché sono tanto interessati a una ragazzina come lei? «Non preoccuparti, ti accompagno a casa, le parlerò io. Vieni, il Signor M. ci sta aspettando».

Oltretevere
(24 ore dopo) Papa Wojtyla scende lentamente dalla scaletta dell’aereo appena atterrato a Ciampino. Il Pontefice è reduce da Cracovia, da una visita pastorale che lo ha portato per la seconda volta dal 1979 in Polonia, proprio nel momento in cui si è fatta più aspra la repressione governativa nei confronti di Solidarnosc. Il vertice del sindacato libero di Lech Walesa è in carcere. Il Santo Padre ha un’aria stanca, il viso sofferente reca il segno della tensione di quei giorni. A preoccupare il suo segretario di camera, Angelo Gugel, che lo ha seguito nel viaggio, non sono le condizioni di salute del Pontefice, ormai perfettamente ristabilito, ma il suo umore. Quell’ultimo viaggio, che in molti gli avevano sconsigliato, per fortuna si era risolto senza incidenti. Poco prima Gugel lo aveva visto parlare brevemente con il cardinale Casaroli, non doveva avergli dato buone notizie. E all’arrivo a San Pietro un giornalista polacco, Jacek Palkiewicz, amico del Papa, gli comunica di aver saputo che il giorno prima era scomparsa una ragazzina residente in Vaticano. Gugel ha un sussulto, per un attimo teme che possa trattarsi di sua figlia Raffaella. Ma il giornalista lo tranquillizza: «Si chiama Emanuela Orlandi».

La notizia lo fa ugualmente sobbalzare: Emanuela abita sotto casa sua, ha la stessa età di Raffaella, si assomigliano come due gocce d’acqua. «Guarda cosa va a capitare», pensa Gugel frastornato. Quasi non sente il giornalista che lo rincorre fino al Palazzo della Segreteria di Stato: «Dicono che il Vaticano sia in allarme, temono un nuovo attentato a Wojtyla! Ha saputo niente?».