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martedì 27 gennaio 2009

VITA TURBOLENTA DI SIMENON-1


John Banville ribalta l'immagine di «artista d'evasione»
Profondo noir, il cuore oscuro di Simenon
Nella sua ispirazione non ci fu soltanto Maigret ma violenza, eros e un impulso sfrenato a scrivere

di JOHN BANVILLE

Nel considerare la vita e le opere di George Simenon viene spontaneo chiedersi: ma era umano? Perché Simenon era dotato di energie, creative ed erotiche, straordinarie. Scrisse più di 400 romanzi sotto diversi pseudonimi, un numero infinito di racconti e di sceneggiature per il cinema e, verso la fine della vita, dopo aver deciso di smettere con la narrativa, scrisse migliaia di pagine di memorie. Riusciva a stendere un romanzo in una settimana o in dieci giorni, battendo a macchina furiosamente, senza mai rivedere il suo lavoro (e a volte si nota). Si dice che a Parigi, negli anni Venti, avesse troncato una relazione con Josephine Baker, la chanteuse americana star della Revue Nègre, perché nell’anno in cui era stato con lei la passione l’aveva tanto distratto che era riuscito a scrivere solo tre o quattro libri.

Si procurava spesso distrazioni di quel tipo. Nel 1976, ultrasettantenne, in un’intervista uscita sull’Express rivelò all’amico Federico Fellini di aver avuto 10.000 donne. Aveva cominciato presto, perdendo la verginità a dodici anni con una ragazza di tre anni più grande, che l’aveva convinto a cambiare scuola in modo da poter continuare a frequentarlo e poi l’aveva lasciato per un altro fidanzatino. Il giovane George aveva ricevuto la prima lezione di vita. Era nato a Liegi, in Belgio, nel 1903, da un padre bonario ma debole e da una madre terribile con cui, per tutta la lunga vita di lei, ebbe un’intensa relazione di odio-amore. A sedici anni lasciò la scuola per diventare reporter alla Gazette de Liège, e si unì alla Caque, un gruppo di dandy e bohemien che aveva come guida spirituale il pittore Luc Lafnet. In seguito Simenon descrisse la domenica di giugno del 1919 in cui conobbe Lafnet come “uno dei giorni più importanti della mia adolescenza”.

La Caque era un gruppo di ragazzi sfrenati che bevevano, facevano uso di droghe e professavano il libero amore. “Eravamo un’elite”, scrisse più tardi Simenon. “Un piccolo gruppo di geni che il caso aveva riunito”. Erano anche pericolosi e, almeno in un’occasione, si rivelarono auto-distruttivi. All’alba di una mattina d’inverno, dopo una notte passata a bere, un ragazzo del gruppo, Joseph Kleine, “le petit Kleine”, aspirante artista e cocainomane a cui il nome si addiceva, essendo minuto e di debole costituzione, fu trovato impiccato alla porta della chiesa di Saint-Pholien a Liegi. Si pensò a un suicidio, o a un omicidio camuffato da suicidio. La mattina successiva la Gazette di Liegi scrisse che il giovane si era senza dubbio ucciso. Passarono molti anni prima che Simenon ammettesse di essere stato l’autore di quell’articolo, opportunamente uscito prima che la polizia avviasse delle indagini. “Ho voluto dichiarare la nostra innocenza”, scrive nelle sue memorie. “O piuttosto la mancanza di premeditazione... Non sapevamo in che stato fosse il ‘petit Kleine’. Ma non siamo noi, in fondo, che l’abbiamo ucciso?”

L’immagine dell’impiccato colpì molto Simenon. Il secondo romanzo di Maigret è intitolato L’impiccato di Saint-Pholien, e in uno dei romanzi più belli, Gli intrusi, pubblicato nel 1940, c’è una banda di ragazzi sfrenati e auto-distruttivi, che si richiama chiaramente alla Caque, e le cui bravate culminano in un omicidio. Simenon conosceva bene quel che descriveva.
Nel 1920, a diciassette anni, pubblicò il primo romanzo, Au Pont des Arches, corredato da illustrazioni di diversi artisti, tra cui il suo mentore, il vagamente satanico Lafnet. Au Pont des Arches, un libro divertente, in ambito locale ebbe successo. Simenon l’aveva firmato Georges Sim, uno pseudonimo che avrebbe usato per qualche tempo e che mantenne anche quando tre anni dopo si trasferì a Parigi con il proposito di diventare un vero scrittore. Cominciò a mostrare le sue storie a Colette, allora collaboratrice del giornale Le Matin, che gli consigliò di sfrondare al massimo il suo stile. Fu sicuramente il miglior consiglio che abbia mai ricevuto, e saggiamente lo seguì. Si mise a scrivere racconti popolari riscuotendo un notevole successo, e sfornò libri con una ventina di pseudonimi diversi. Verso i venticinque anni, ormai ricco, si imbarcò in una serie di viaggi attraverso l’Europa, l’Africa e, nel 1934, intorno al mondo. Il lavoro frenetico e l’ossessiva irrequietezza caratterizzeranno gran parte della sua vita.

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venerdì 19 dicembre 2008

COME DIVENTARE UN GENIO IN 10.000 ORE


VUOI DIVENTARE UN GENIO? – 10 mila ore: è il tempo necessario di pratica per eccellere E DIVENTARE BILL GATES O I BEATLES – OCCORRE UN MIX DI COINCIDENZE, TALENTO, APPLICAZIONE, AMBIZIONE ED EDUCAZIONE FAMILIARE. IN BREVE: CULO & CERVELLO…

Daniele Manca per il "Corriere della Sera"
I Beatles

Perché Bill Gates è Bill Gates? E come i Beatles sono diventati i Beatles? C'è una ragione per il fatto che i più grandi campioni di hockey in Canada sono nati nella maggior parte tra gennaio, febbraio e marzo? C'è chi si è posto il problema di capire come mai alcune persone siano emerse, abbiano avuto successo, si siano trovate a essere oltre o fuori la norma. Quel qualcuno è Malcom Gladwell. Un giornalista, di successo.

Di successo per il settimanale per il quale scrive: il «New Yorker», periodico che sotto la guida di David Remnick è diventato uno dei casi editoriali di questi ultimi anni, assieme all'«Economist » fa parte di quello sparuto gruppetto di magazine che settimana dopo settimana consolidano e aumentano le copie diffuse ormai ben sopra il milione.
Bill Gates

Il quarantacinquenne Gladwell a questo ci aggiunge il fatto di essere l'autore di un paio di libri che hanno anch'essi venduto milioni di copie: "Il punto critico" (Rizzoli) e "In un battito di ciglia" (Mondadori), il primo sull'importanza dei piccoli eventi in fenomeni che diventano di massa, il secondo sul pensiero che elabora elementi apparentemente laterali ma che possono aiutare a comprendere meglio la realtà.

Sul capire che cosa porta una persona a essere fuori dal comune Gladwell ha scritto «Outliers. The story of success» (Little, Brown, 28 dollari) che in Italia uscirà alla metà del prossimo anno da Mondadori. Il libro ha una tesi precisa, apparentemente banale: le persone non emergono dal nulla; ci si deve chiedere quali vantaggi nascosti, quali eredità culturali, quali opportunità straordinarie hanno potuto avere per arrivare a pensare e vedere il mondo in modo così particolare che li ha portati a essere uomini o donne capaci di tirarsi fuori dalla media.

Come in tutti i libri di Gladwell la pretesa di scientificità è messa da parte, piuttosto si preferisce indicare ai lettori strade magari intuite ma non razionalizzate. Qualcuno lo ha definito un lavoro da cocktail, utile cioè per discussioni a tavola o attorno a un bicchiere di vino, insomma poco profonde. Di sicuro il tono di Gladwell è di quelli che accompagnano, a volte attraverso numeri e statistiche, alla comprensione di storie, eventi, fenomeni, senza pretese di una scientificità più o meno presunta.

Già, ma allora il successo? Da che cosa dipende? È questione di fortuna? Bill Gates di sicuro era ed è ambizioso. Altrettanto sicuramente non gli manca il talento. Ma è solo una coincidenza l'anno di nascita? Il creatore della Microsoft è nato il 28 ottobre 1955, lo stesso anno di Steve Jobs (24 febbraio), e del capo di Google Erich Schmidt (27 aprile). Questo significa che tutti i signori dell'informatica al mondo sono nati in quell'anno? No di certo.
Beatles

Come altrettanto certamente i loro traguardi non dipendono solo ed esclusivamente dal merito. Ma forse anche da una serie di circostanze, come appunto avere l'età giusta quando si iniziano a vedere in America i primi computer. O il fatto che Bill Gates fosse nato in una famiglia benestante, e il circolo delle mamme alla quale sua madre apparteneva decise di far acquistare al campo di vacanze per i propri figli l'accesso a uno dei primi computer programmabili senza schede perforabili.

Col successo c'entra anche l'applicazione. Probabilmente i Beatles non sarebbero diventati la band più famosa e celebrata della storia se un signore che controllava i club di Amburgo non avesse avuto l'abitudine di chiamare a suonare nei suoi locali gruppi musicali provenienti da Liverpool. Questo permise o costrinse, fate voi, i Beatles a fare anche sette serate a settimana, per un totale di oltre mille concerti in poco più di tre anni. Un termine di paragone? Oggi una band musicale in tutta la sua carriera arriva a farne massimo 200.
Beatles

Gladwell arriva a delineare anche una sorta di regola delle 10 mila ore: il tempo necessario di pratica per eccellere, per esempio in uno strumento musicale (e per di più in età scolare). Senza infine dimenticare il caso. Quello che fa sì che in Canada le selezioni per partecipare alle squadre junior di hockey inizino per i nati da gennaio. Questo in età attorno ai dieci anni avvantaggia enormemente, per questioni legate al maggiore sviluppo fisico, i nati nella prima parte dell'anno e quindi fa sì che nella nazionale e nelle squadre migliori canadesi ben oltre la metà dei giocatori sia nata nei primi tre mesi.

Lo stesso Gladwell, nell'ultimo capitolo del libro, ritrova le radici dell'essere Malcom Gladwell nella storia della sua famiglia, di suo padre professore di matematica, della tenacia di sua nonna Daisy (alla quale è dedicato il libro) e soprattutto di sua madre Joyce, psicoterapista giamaicana, scrittrice, esempio di quanto conti, tra l'altro, l'aver avuto la fortuna di frequentare una buona scuola.

domenica 30 novembre 2008

DIVA DOMESTICA






Sopia Loren
gli scatti segreti dell'ultima diva

di NATALIA ASPESI


La copertina del libro 'Sophia Loren. Immagini di una vita

E' A LONDRA a lavorare, e lavorare per lei vuole dire essere se stessa: liberarsi recitando dalla eterna, piccola, indimenticata Scicolone, per essere la Loren; Sofia, anzi Sophia, la grande attrice, la diva internazionale, la donna segreta, la madre orgogliosa di due figli di successo, lontani, Carlo jr. ed Edoardo, la nonna dei piccoli Vittorio, un anno, e Lucia, poco più di due. Sul set di Nine, il film tratto dal musical ispirato a Otto e mezzo di Federico Fellini, andato in scena con grande successo nel 1982, sta vivendo "un'esperienzaIl ritorno di Sophia Loren gli scatti segreti dell'ultima diva bellissima, il cinema è fatto così, ti ritrovi ad ogni film in una nuova famiglia, e questa mi pare particolarmente armoniosa. Il regista Rob Marshall è adorabile e poi per noi italiani partecipare a un musical è un'esperienza nuova, coinvolgente. La cosa bella è che canto, tra l'altro una canzone che mi piace molto, intitolata Guarda la luna".

Il regista in crisi creativa, che nel capolavoro di Fellini era Marcello Mastroianni, qui è Daniel Day-Lewis, fascinoso attore appena uscito dal ruolo aspro e desolato de Il petroliere. Sophia è la mamma dei suoi ricordi adolescenti, la donna bellissima e insostituibile evocata con nostalgia e di cui nessun altra è all'altezza: la moglie, l'amante, la musa, l'attrice preferita, l'avventura, le donne che circondano il personaggio Guido Contini, giovani e meno giovani, belle e meno belle, non riescono a cancellare quella figura incombente, quell'ombra di materna, ineguagliata femminilità.

Ma anche nella realtà, Marion Cotillard, Oscar alla miglior attrice per La vie en rose, e Penélope Cruz, e Nicole Kidman, interpreti del film e tutte e tre all'apice di una carriera fortunata, brave, giovani e molto belle, non eguagliano Sophia; non sono, non saranno mai un mito senza tramonto come da sempre è lei, che ha attraversato la vita in assoluta discrezione, immutabile e intangibile, star riconosciuta in tutto il mondo, quasi sessant'anni di cinema, una settantina di film, eppure persona sconosciuta, donna senza segreti da nascondere, eppure del tutto segreta.

"La parola "azione" mi libera, ridivento naturale, le mie inibizioni svaniscono, dimentico tutto", ha detto una volta Sophia. E questa è una delle sue frasi riportate nel libro fotografico Sophia Loren, Immagini di una vita, pubblicato da Tea: una vita raccontata dall'obbiettivo, quindi esteriore, che non intacca il suo geloso ritegno, la difesa dei suoi sentimenti, il suo mistero, che nessuna intervista, nessuna biografia è riuscita a rivelare.

Eppure Sophia è continuamente alla ribalta: solo due anni fa, nell'aprile 2006, una grande mostra a Roma al Vittoriano, Scicolone, Lazzaro, Loren, l'ha celebrata con la sua entusiasta collaborazione. Ricorda: "Per tre mesi ho frugato in tutta la casa, navigando in un fiume di ricordi, belli e brutti, e ho raccolto di tutto, vestiti, fotografie, copertine di giornali, premi. Che vita ho vissuto, una vita pienamente realizzata, ho avuto tutto".

Alla festa veltroniana del cinema, sempre a Roma, nell'ottobre 2007, ha ricevuto uno dei tanti premi tributati alla sua carriera, e mentre risaliva sola il grande tappeto rosso, dietro le transenne c'era una grande folla entusiasta ad applaudirla, a chiederle l'autografo, oggi come sempre, ai tempi della Ciociara e degli Oscar, della nascita dei suoi figli e di Una giornata particolare, della prigione di Caserta e dei trionfi a Hollywood, del calendario Pirelli nel 2007 e di oggi, ovunque vada e lavori.

La storia della sua vita, della sua carriera, dei suoi film, della sua bellezza, continua a incuriosire, e infatti escono adesso, contemporaneamente, due libri: uno di Rizzoli con le belle foto di Tazio Secchiaroli, tra cui quelle più rare, di lei col marito Carlo e i loro due bambini piccoli, immagini di intima felicità domestica, o quelle dei principeschi interni di dimore eccessive, da diva internazionale, che ha lasciato da tempo per il quieto, elegante appartamento di Ginevra.

L'altro volume è quello di Tea, che seleziona nei milioni di fotografie della star, quelle più significative per il curatore Yann-Brice Dherbier, che di lei scrive: "Anche all'apice della sua carriera non si è mai sentita intoccabile, forse a causa della sua educazione, certo per l'impronta del passato, è rimasta vigile, consapevole che tutto sarebbe potuto crollare da un momento all'altro: uno stato d'animo che spiega l'energia e la tenacia che hanno animato ogni tappa della sua vita". Dice Sophia: "Il libro mi è piaciuto, ci sono persino fotografie che non ricordavo. Però nessuno mi ha avvertito che stavano facendo questo libro, nessuno mi ha interpellato, non è la prima volta che mi trattano come un fagotto, ma pazienza, il risultato è buono".
A Londra lavora quattro giorni alla settimana, poi subito torna a Ginevra, in quella casa che per lei è come un fortino che quasi nessuno può espugnare, in mezzo alle sue foto, alle centinaia di premi, e ai quadri d'autore. E in quel vuoto, in quel silenzio che occupa ogni stanza da quando Carlo Ponti, suo marito, si è spento nel gennaio del 2007 e dove lei invece lo ritrova nei ricordi solo suoi, nei pensieri che nessuno conosce: un matrimonio durato più di quarant'anni, una fedeltà coniugale che nessuno dei tanti celebri innamorati né l'informazione più curiosa sono mai riusciti a scalfire.

Per Natale arriveranno tutti, i figli, le nuore, i nipotini. Dice nonna Sophia: "È bello che la vita continui, sapere che una parte di te non si spegnerà mai. E poi, con i nipoti mi diverto molto, fare la nonna forse è ancora più appagante che essere madre perché senti meno il peso delle responsabilità". Il tempo cancella ciò che è effimero, la fama, il successo, la bellezza dei divi, ma non tocca Sophia. Come ha detto una volta Gianfranco Ferrè, quando come direttore creativo di Dior l'aveva vestita sontuosamente, esageratamente, per il film Prêt-à-porter di Altman: "Lei è l'ultima grande diva; non è amata perché è bella, ma perché è vera".

IL CASO ORLANDI IN LIBRERIA

IL CASO ORLANDI
La scomparsa di Emanuela Orlandi è la summa di molti misteri. Una testimone, finora nell’ombra, rivela che la ragazzina sparita nel 1983 è stata rapita, uccisa e gettata in una betoniera. A gestire il sequestro sarebbe stata la Banda della Magliana su mandato del vescovo Paul Marcinkus.

In un romanzo-inchiesta, da oggi in libreria, “Storie di alti prelati e gangster romani, i misteri della chiesa di Sant’Apollinare” (Fazi, 250 pagine, 18 euro), Rita Di Giovacchino ricostruisce tutti i retroscena. Ne anticipiamo alcuni brani.

di Rita di Giovacchino
Il prelevamento di Emanuela Orlandi
IL sole picchia sui bastioni di Castel Sant’Angelo che lei attraversa quasi correndo, accaldata e un po’ eccitata per l’incontro che l’attende. Il vento leggero, che a quell’ora soffia su Roma, sembra metterle le ali ai piedi che quasi volano sui sampietrini. Emanuela supera la chiesa di Sant’Apollinare e, senza attraversare corso Rinascimento, prosegue diritta verso il Senato. Rischia di fare tardi alla scuola di musica, ma ha un appuntamento importante. Ecco, ce l’ha fatta: vede da lontano la macchina accostata all’angolo della strada che l’aspetta... L’auto ferma è una Bmw touring, di colore verde Tundra. Il vigile lancia un’occhiata: l’uomo le sorride, lei si ferma, sembra molto interessata a quello che lo sconosciuto le sta dicendo. (...) (Due ore dopo).La “donna dai capelli rossi” è appena uscita da un negozietto all’angolo tra via de’ Canestrari e Corso Rinascimento. Un piccolo emporio che vende qualche modesto pezzo d’antiquariato, lampade, strumenti musicali. Erano proprio questi ad attrarre Emanuela che si fermava spesso davanti a quella vetrina. Ora quel negozio non c’è più, ma affaccia su un cortile dove è possibile parcheggiare due auto e un furgone, è anche dotato di passo carrabile. La sconosciuta le si avvicina appena vede che è rimasta sola. «Il funzionario ci aspetta. Hai parlato con la mamma?». Non ancora, risponde Emanuela impacciata. Perché sono tanto interessati a una ragazzina come lei? «Non preoccuparti, ti accompagno a casa, le parlerò io. Vieni, il Signor M. ci sta aspettando».

Oltretevere
(24 ore dopo) Papa Wojtyla scende lentamente dalla scaletta dell’aereo appena atterrato a Ciampino. Il Pontefice è reduce da Cracovia, da una visita pastorale che lo ha portato per la seconda volta dal 1979 in Polonia, proprio nel momento in cui si è fatta più aspra la repressione governativa nei confronti di Solidarnosc. Il vertice del sindacato libero di Lech Walesa è in carcere. Il Santo Padre ha un’aria stanca, il viso sofferente reca il segno della tensione di quei giorni. A preoccupare il suo segretario di camera, Angelo Gugel, che lo ha seguito nel viaggio, non sono le condizioni di salute del Pontefice, ormai perfettamente ristabilito, ma il suo umore. Quell’ultimo viaggio, che in molti gli avevano sconsigliato, per fortuna si era risolto senza incidenti. Poco prima Gugel lo aveva visto parlare brevemente con il cardinale Casaroli, non doveva avergli dato buone notizie. E all’arrivo a San Pietro un giornalista polacco, Jacek Palkiewicz, amico del Papa, gli comunica di aver saputo che il giorno prima era scomparsa una ragazzina residente in Vaticano. Gugel ha un sussulto, per un attimo teme che possa trattarsi di sua figlia Raffaella. Ma il giornalista lo tranquillizza: «Si chiama Emanuela Orlandi».

La notizia lo fa ugualmente sobbalzare: Emanuela abita sotto casa sua, ha la stessa età di Raffaella, si assomigliano come due gocce d’acqua. «Guarda cosa va a capitare», pensa Gugel frastornato. Quasi non sente il giornalista che lo rincorre fino al Palazzo della Segreteria di Stato: «Dicono che il Vaticano sia in allarme, temono un nuovo attentato a Wojtyla! Ha saputo niente?».

sabato 29 novembre 2008

LA FESTA DEL CORPO- "Zone umide" di Charlotte Roche



Zone umide di Charlotte Roche è un libro che inneggia alla festa del corpo femminile con una tale assoluta folle candida dolorosa liberazione da rimanerne scioccati, ma non tanto per il contenuto"trasgressivo": ciò che colpisce maggiormente è il flusso di elucubrazioni e sperimentazioni che l'autrice compie su se stessa con insaziabile curiosità e con innato senso dell'umorismo, senza omettere un doloroso scavo introspettivo, alla ricerca dell'impasto fisico e emozionale della sua (e nostra) esistenza.
Veloce, fulminante, letterariamente valido, ferocemente imbarazzante, tenero e unico, "Le zone umide" segna una nuova frontiera dell'erotismo e traccia una teoria della corporeità femminile estrema e paradossalmente pura e innocente.
(g.c.)

domenica 16 novembre 2008

MANON


MANON, BALLERINA
Il fumo delle sigarette la soffoca, il passo dei camerieri l'assilla: s'affrettano, da un capo all'altro dell'anno. E il barman, assorto nella digestione dei suoi pensieri, e i ballerini... Lì ce n'è uno languido, i gesti molli a forza di stringere solo donne — quando ballano gli s'attaccano all'anima — e là uno greve, che da buon sensale viene a scegliersi... E lo champagne. Lo champagne è simbolo di gioia, sì, come i festoni dei compleanni, le bandierine come corna sugli autobus... che invenzione!

Passa un cameriere in giacca bianca, il tovagliolo a mo' di sciarpa, le sfiorano sempre il tavolo sotto il naso, appena il tempo di bisbigliarle: «Quello grosso, là in fondo... mi ha chiesto come ti chiami... banchiere». E lei che fa, si alza? Ogni dieci minuti va in bagno a rifarsi il trucco. Si fanno due chiacchiere con l'addetta ai bagni. E lì il cuore si scioglie, e allora si dice: «Ne ho piene le tasche...». Un'oasi di tranquillità: quella riesce a lavorarci a maglia. Si direbbe proprio una quinta di teatro, no? Ma lì dentro, ci si rilassa davvero? Quelle già sciupate diventano brutte: il collo, i fianchi cedono. A quel punto si dice: «E sì, vecchia mia...» e ci si lancia nelle danze. E la sala che s'attraversa: si camuffa tutta la propria debolezza, tutta la vergogna, sotto la spocchia.

****

Hanno pranzato e cenato insieme. Il cameriere serve il caffè e adesso lei tiene d'occhio l'uomo. È a questo punto che diventano distratti, che abbassano la nuca. All'inizio, per loro, il desiderio è triste, come un giogo. Si calmano solo quando hanno la certezza di possedere.

Rientriamo? Lei sorride un po' inquieta, un po' languida... Lui apre la porta e la fa entrare. Lei compie, lì dentro, i suoi primi passi: una stanza è sempre una gabbia. Lei si siede ai piedi del letto. Il lenzuolo aperto vi disegna una ferita fresca, di un biancore accecante. L'uomo la prende dolcemente per le spalle... «Mi lasci abituare...». Il respiro di Manon si accelera.

Controllando la voce, lui dice: «Amore mio...». Quelle parole la turbano. Lì, in quella stanza piena di libri, dai mobili pesanti, una stanza solida come la cabina di una nave... be', non è la stessa cosa. Un ritratto... la moglie, forse... quanto tempo? Vent'anni, forse? Lì dentro si è ben sistemati come per affrontare un viaggio infinito... è un mondo a sé. Non è una di quelle camere d'albergo dove non si lascia traccia, da cui si esce con il fiato appena un po' grosso, né una di quelle garçonnière dove tutto è troppo fragile per serbare impronte... Lì dentro lei si vede improvvisamente come una povera cosa sgualcita, sciupata... e poi non le deve dire... Amore mio... «Sarei io il suo amore, signore? Bell'amore! Non sa neanche chi sono...». Lui l'interroga con lo sguardo. «Una semplice ballerina, vede... certo che non posso vivere solo di ballo!». Lei è terribilmente scoraggiata. Lui sussurra: «Povera ragazzina », accarezzandole i capelli con dita distratte.

Manon avverte oscuramente che lui non ascolta; che è indifferente alla sua ultima confidenza. L'avrebbe allontanato o avvicinato a sé, poco prima, ma adesso... Allora non è altro, per lui, che un oggetto, come per gli altri? Sconfortata, gli dice: «Sono fatta per gli uomini, io». Lui la prende tra le braccia e la culla. Se solo potesse cullarla così, semplicemente, a lungo... lui le ha regalato un giorno di vacanza, le ha parlato come un amico. E lei ha imparato, studiosa, tante cose. Se solo potesse rimanere così, semplicemente. Lei azzarda, impaurita, una confidenza: «Sogno di avere un amico; ne avevo uno, una volta, e quando ero triste glielo dicevo, e anche lui...». Lui la bacia. «No, non sulle labbra... — perché ragazzina? — Sulla guancia, è più dolce». Lei si stringe contro la sua spalla. Ma lui si porta dietro il peso della noia che l'ha schiacciato al risveglio. Ha bisogno di perdersi. Nell'amplesso tutto viene inghiottito, rimpianti, desideri... dopo l'amplesso non esiste più nulla.

Mentre lei si sveste, spunta una spalla nuda, una spalla luminosa. Lui ci appoggia sopra la testa. Lei gli offre il suo calore, la sua vita... «Il mio piccolo, dolce animaletto...». Lo ripete ostinatamente, adesso.

Manon sente aumentare lo sconforto: gli uomini sono pazzi ed ecco che questo è uguale agli altri, con i suoi gesti pieni di attenzioni, ma assurdi, con le sue frasi smozzicate... gli uomini...

Non capisci il loro sguardo. Non capisci cosa desiderano. Senza saperlo puoi far passare sui loro volti il dolore, il piacere, persino l'odio. Non sai quale oscura immagine ricompongano, come fare ad aiutarli... gli uomini sono pazzi!

Lei ricomincia, timorosa: «No... restiamo amici... ». Spera ancora tanto in quella pace. «Signore, le sono debitrice di una giornata così dolce...». Le sue dita formano sul viso dell'uomo una fragile carezza, una fragile barriera. Ma lui, a voce bassissima: «Dammi ciò che desidero, dammi...» Lei si torce le mani: «Ma questo è il mio mestiere! Se sei uno spazzino, spazzi tutto il giorno, finalmente hai un giorno di vacanza... vai a trovare un amico, tutta felice, e quello ti fa: "To' divertiti un po' spazzare!" ». Manon si mette a piangere. Ma lui, con voce più sorda: «Oggi non è giornata, tu non puoi sapere, dammi quel che desidero...». Allora lei incrocia le mani sul petto, piccola preda incosciente, quasi casta. «Sono fatta per consolare l'uomo, ma non ho il diritto di dimenticare». Rimarrà così, inerte. Sulle sue labbra per qualche istante compare la sofferenza, poi i suoi occhi si aprono su quella stanza robusta, massiccia, costruita per le unioni feconde, per i momenti solenni della vita. Avrebbe potuto esserne purificata, maturata... «Sono una piccola cosa sgualcita, insozzata, sono... sono...». Non è nemmeno più triste. È la vita.

Antoine de Saint-Exupéry

martedì 14 ottobre 2008

"ZONE UMIDE"

© foto Maria Romey

Erotismo e disgusto:
il mio neofemminismo

Charlotte Roche: «Ho restituito il corpo alle donne»

BERLINO — L'incipit conta, in un libro. In questo di Charlotte Roche — Zone umide — conta più che in altri: «Che io ricordi, ho sempre avuto le emorroidi. Per molti anni ho pensato fosse meglio non dirlo a nessuno».

Leggerezza un po' proustiana per contenuti scioccanti. Soprattutto, però, è l'apertura immediata di una finestra sul corpo, sulla malattia, sul disgusto, sulle cosiddette parti intime femminili che non si chiude nemmeno nell'ultima pagina. Forse, il racconto del femminismo del Ventunesimo Secolo. Anzi, il suo manifesto. «Sì, quando ho iniziato a scriverlo la mia idea era quella — dice Roche, 30 anni, dalla sua casa di Colonia, dove vive con il marito e una figlia —. Scrivere qualcosa per liberare le donne da una costrizione, per renderle meno schiave in fatto di odori, sesso, corpo, organi. In questo senso è un manifesto, anche se poi ha preso la forma del racconto». In effetti, il volume (Feuchtgebiete il titolo in tedesco) è davvero diventato un manifesto per le ragazze della Germania: ha ormai venduto oltre un milione di copie dalla primavera scorsa, è stato il primo e unico libro in tedesco a guidare la classifica di Amazon, le teenager ne parlano, i giovani ci organizzano dibattiti.

Henry Matisse, 'The joy of life', 1905-1906
Henry Matisse, "The joy of life", 1905-1906
La rivista letteraria britannica Granta ha scritto che evoca, non solo per la forza di rottura ma anche per la capacità narrativa, la voce di J.D. Salinger de Il giovane Holden, la perversione di James G. Ballard in Crash, l'agenda femminista di Germaine Greer ne L'eunuco femmina. «È fantastico — dice Roche, finora una conduttrice televisiva in diverse reti nazionali, soprattutto in programmi destinati ai giovani —. Per strada, le ragazzine mi riconoscono ma non mi chiamano per nome, nonostante da anni mi vedano in tv. Mi dicono "tu sei quella che ha scritto Feuchtgebiete"». La protagonista di Zone umide (in Italia uscirà il 22 ottobre da Rizzoli) è Helen Memel, una diciottenne con numerose esperienze sessuali di diverso genere, sfrontata con il prossimo, esplicita con il suo corpo e soprattutto non conformista in fatto di mode e di obblighi sociali. Tutto inizia quando, depilandosi, si ferisce le emorroidi, è ricoverata in ospedale, viene operata (due volte) e deve dunque restare a letto per qualche giorno. Il racconto tratta della permanenza di Helen in ospedale; dei suoi sforzi per provocare e fare innamorare l'infermiere; della necessità di riempire il tempo trattando noccioli di avocado da usare poi a scopo di masturbazione; del bisogno di «andare di corpo», come dicono irritandola le infermiere, dopo l'operazione. E dell'ossessione di rimettere assieme i suoi genitori, da tempo separati. Attorno a questo, le azioni e le riflessioni fulminanti di una teenager che ha scritto le sue regole. O almeno ha gettato alle ortiche quelle codificate. I punti forti del manifesto per la liberazione del corpo femminile dagli obblighi dell'igiene passano per il sesso.

«Ma non visto nel solito modo — precisa Roche —. C'è chi sostiene che il mio sia un libro pornografico. E io lo accetto, ho voluto che fosse sexy e divertente. Ma occorre aggiungere che non è solo pornografico. È anche disgustoso, nel senso che al sexy fa seguire il disgusto, ad esempio le emorroidi. Perché la donna è una cosa sola, non è unicamente sesso profumato, è anche altro, va in bagno, si ammala, sanguina. Non riconoscere e non parlare di questa sua parte limita e costringe la donna». Questo, dunque, è il punto di partenza del femminismo di Charlotte Roche e di Zone umide: una donna intera opposta a una idealizzata e falsificata da scuola, famiglia, religione, pubblicità, posto di lavoro. «La gente si lamenta perché la società si occupa troppo di sesso, e mi chiede se c'era proprio bisogno di un altro libro sull'argomento — spiega —. Ma il sesso che imperversa è sesso super-pulito, da supermodel, che non ha niente a che fare con la vita. Un sesso falso. Io voglio demistificare il corpo della donna per rompere questa menzogna. Andare in bagno e parlare di diarrea con il proprio partner è importante quanto parlare d'amore. Meglio il sesso che sbaglia, che fallisce piuttosto che il sesso finto che non esiste».

L'igiene, insomma, limita la sessualità. «Certo, è un limite. Prendiamo il profumo. Personalmente non lo sopporto, non lo metto mai, e quando entro al piano terra dei grandi magazzini, quello dei cosmetici, devo uscire subito a prendere una boccata d'aria. Ma, a parte me, non c'è dubbio che il sesso sia sempre migliore con l'odore naturale dei corpi. Una donna non dovrebbe preoccuparsi dei suoi umori. Sono sicura che chi mi ha amato lo abbia fatto perché ha amato il mio odore». La prima rottura di Zone umide con il femminismo delle generazioni precedenti è dunque questa: è meno politico e più personale, più attento al corpo della donna, al sesso non patinato, anche alla pornografia. E vede la donna nella sua interezza.

Ma ce n'è un'altra: l'uomo non è necessariamente un bruto. «Sono femminista nello stomaco — dice la scrittrice-conduttrice —. Sono cresciuta con una madre femminista politica di sinistra. Ma la differenza con lei e con femministe come Alice Schwarzer è che loro vedono la donna sempre vittima dell'uomo. Io, invece, a 30 anni, non vedo ogni maschio come un cattivo. I miei uomini li ho sempre scelti in modo femminista, nessuno di loro ha mai neanche pensato, per esempio, di dirmi che non devo lavorare. Sa qual è stato uno dei problemi? Che molte delle femministe note sono lesbiche: per loro è difficile capire le eterosessuali e ancora più difficile è parlargli. Credono che le donne sui tacchi siano cretine». Dunque: niente profumo, «al massimo un deodorante inodore», zero obblighi di depilazione in ogni parte del corpo, nessuna vergogna per i brufoli e le malattie, sesso a 360 gradi. Ma anche tacchi alti, «certo che li porto, mi piace essere bella per mio marito», doccia e shampoo, «giuro, la faccio ogni mattina», e famiglia la più unita possibile, «perché la mia esperienza mi dice che un figlio di genitori separati si porta dietro per sempre la speranza che un giorno tornino assieme, e soffre». È questo un manifesto generazionale, Il giovane Holden degli anni Duemila, ora che dalla Germania si espande nel mondo? «Non oso sperarlo. Non lo so. O forse lo spero». Beh, il nuovo femminismo sarà pure un po' ambizioso. «Già, io lo sono molto, e anche arrogante, almeno sul lavoro. Quindi dico vedremo».

Danilo Taino

domenica 12 ottobre 2008

BESTIVAL!

Grafica splendida, sito molto accurato e d'impatto

[ 08 Settembre 2008 ] Bestival!
Dal 9 ottobre il festival di letteratura per ragazzi di Cagliari

Giovedì 11 settembre 2008 ore 11,30
Cagliari Exmà, via San Lucifero 71

BESTIVAL!
Racconti, visioni e libri bestiali”
Cagliari - Exmà e piazza San Cosimo
9/10/11/12 ottobre 2008

Oltre 110 appuntamenti per bambini, ragazzi e adulti, con 80 ospiti fra scrittori, illustratori e scienziati italiani e stranieri, giornalisti, musicisti, narratori, artisti, danzatori e giocolieri.

In programma incontri con autori e studiosi di animali, laboratori scientifici, di illustrazione e d’arte, spettacoli di narrazione e di animazione, poesia, musica, pittura e giocoleria, letture, performance, mostre ed eventi speciali.

Il festival, presieduto dallo scrittore israeliano David Grossman, è ideato e organizzato dalla Cooperativa Tuttestorie in collaborazione con lo scrittore Bruno Tognolini, con Vittoria Negro, con il Centro Regionale Documentazione Biblioteche per Ragazzi della Provincia di Cagliari, con il Comune di Cagliari (Assessorati alle Politiche Sociali e alla Cultura) e con la Regione Autonoma della Sardegna (Assessorati alla Pubblica Istruzione e al Turismo).
La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il Patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale, con il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale, della Fondazione Banco di Sardegna, del Banco di Sardegna e la sponsorizzazione di Tiscali, Radio Press, Radio X e skuola.net.
La manifestazione si colloca all’interno del macro-progetto La città dei bambini, previsto nel più ampio Piano Territoriale per l’infanzia e l’adolescenza, conforme alla L.285/97 “ Promozione di diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”, è inserita nel progetto interregionale “Itinerari turistici dei paesaggi d’autore” e nel progetto “Ottobre, piovono libri: i luoghi della lettura” promosso dall’Istituto per il Libro in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani”.

Informazioni: Cooperativa Tuttestorie tel.070/659290, Ufficio Stampa: Manuela Fiori 3331964115, Segreteria Festival: Caterina Urgu 3494645946, www.tuttestorie.it

mercoledì 24 settembre 2008

la risposta di Parente a Sgarbi


lettera di Parente a Dagospia, er mejo sito che ci sia

PARENTE: HA RAGIONE SGARBI. CHI NON VENDE È UN COGLIONE DA CESTINARE
SERPENTE: SI PUÒ SAPERE QUANTO VENDONO I LIBRI DI SUA SORELLA ELISABETTA?
TUTTI PUBBLICATI GENEROSAMENTE DA BOMPIANI DI CUI LA SGARBINA È EDITOR


Ciao Roberto, questa è una gentile lettera inviata alla Bompiani (per conoscenza a Dagospia), in attesa di gentile risposta.
Un caro saluto, continuando a "sbucciare piselli",
Massimiliano Parente


Massimiliano Parente
Gentile casa editrice Bompiani, sarete al corrente che molti testi fondamentali (tanto per citarne un paio la “Trilogia” di Beckett, o il “Contro Sainte-Beuve” di Proust), risultano introvabili, così come molti scritti critici e letterari basilari che gli studenti devono studiare in fotocopia, augurandoci che smettano del tutto di studiarli. L’editoria punta al guadagno immediato, e è giusto che sia così.

Il principio del pubblicare libri commerciali per venderli e libri di qualità per promuovere cultura “alta” (su cui puntare, come Mondadori con D’Arrigo) e venderli nel tempo, è solo una vecchia e desueta idea, non siamo certo ai pioneristici tempi di Valentino Bompiani. Oggi perfino Carlo Emilio Gadda lo prenderemmo volentieri a calci nel didietro, e mai lo sponsorizzeremmo come fece Livio Garzanti. Noi vogliamo vivere in un mondo felice e semplice, senza problemi. Ne sono convinto quanto voi, mi avete convinto voi.

Sto pertanto lavorando a un’inchiesta sul rapporto tra editoria e cultura, a partire da un noto, interessante e elegante pensiero del critico d’arte Vittorio Sgarbi secondo cui un editore, appunto, debba pubblicare solo ciò che vende (“è coglione chi non vende”), al contrario di quanto crede quell’illuso marxista di André Schiffrin (il nostro critico d'arte di fiducia lo definirebbe con più efficacia “rotto in culo”).

Di conseguenza, in maniera molto saggia e nobile, l’editore punta su autori non coglioni, per esempio (tanto per citarne una molto brava a titolo d’esempio) sulla nota Pulsatilla, perché vendibilissima, o al massimo sull’altrettanto noto scrittore e pensatore Scurati, mentre Marcel Proust al giorno d’oggi, scherziamo, potrebbe interessare solo la “piagnucolosa comunità gay” (cito il medesimo autorevole critico d’arte), per tacere di Leopardi che interesserebbe solo la noiosa comunità dei gobbi (di sicuro gay anche loro, visti gli equivoci rapporti intercorrenti tra il poeta e il suo amico Ranieri, come d’altra parte certe vocine circolano anche sul suddetto ingegnere Carlo Emilio, al quale un altro gay dichiarato di insuccesso commerciale, Arbasino Alberto, ha perfino dedicato un recente saggio stranamente, e per disdetta, di un certo successo).



Alberto Arbasino
© Foto U.Pizzi
Premesse queste incontestabili verità, vorrei pertanto sapere se, per agevolarmi nella presente inchiesta, potreste gentilmente offrirmi la Vostra preziosa collaborazione, e fornirmi, tanto per cominciare, i dati vendita dei seguenti libri non gay e “best seller”, vista la Vostra accuratezza e perseveranza nel pubblicarli: “Il pianto della statua”, di Reale Giovanni e Sgarbi Elisabetta, prezzo di copertina euro 45; “I misteri di Grunewald e dell’altare di Isenheim”, di Reale Giovanni e Sgarbi Elisabetta, prezzo di copertina euro 45; “Le nozze nascoste o la primavera di Sandro Botticelli”, di Reale Giovanni e Sgarbi Elisabetta, prezzo di copertina euro 45; nonché “La bicicletta incantata”, di Diego Marani e Sgarbi Elisabetta, quest’ultimo pensato per un pubblico ancora più vasto e mondiale, con addirittura una rara intervista alla regista (la quale, come è noto, non rilascia interviste) a cura del suo compagno e editor e aiuto regista Lio Eugenio, prezzo di copertina di soli euro 16.

Vi prego di specificare cortesemente i canali di promozione, gli eventuali patrocini, le vendite presso le librerie generaliste e specializzate, l’investimento complessivo della casa editrice, e le sicuramente cospicue adozioni universitarie, affinché si possa smentire l’idea che non è possibile pubblicare prodotti di grande spessore culturale come i succitati e al contempo guadagnarci, finendo perfino, come mi pare sia accaduto sempre per i succitati testi, in classifica di vendita. Ringraziandovi per la collaborazione, invio i miei più cordiali saluti,

Massimiliano Parente

martedì 23 settembre 2008











L'esperienza di Icone oniriche nasce dal desiderio di raccontare con codici diversi temi nati da discussioni verbali intense all'interno di quello che si è spontaneamente costituito come gruppo di lavoro. Icone oniriche è divenuto quindi un grande "gioco d'azione comunicativa" in senso wittgensteiniano, un gioco di ruoli e di scambio di ruoli tra chi produce segni e chi li interpreta. Le tappe dell'itinerario poetico/iconico dell'opera si collocano nell'alveo di un discorso a più voci e percorrono un continuum analitico che va da un massimo di contatto con la realtà, le pagine intense della sezione Diario civile, fino al massimo dell'apertura alla dimensione conoscitiva del sogno rappresentato dalla sezione Icone oniriche, passando per gli spazi indagativi di Fil di lama.
Antonino Di Giovanni è nato a Catania, laureato in Filosofia e specializzato in Storia della Filosofia, ha di recente conseguito un master in Nuove Metodologie didattiche. Collabora con la cattedra di Lingua inglese della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Ha collaborato con diversi periodici, ha fondato e presiede l'Associazione Culturale e di Promozione Sociale Arte al Cubo Eventi e dirige la collana di poesia Euterpe e la collana di testi/immagini Mille Porte. Ha pubblicato: Filastrocche pietrificate (2005), Logiche insensatezze (2006), Mario Calderoni e il tempo delle riviste (2007), Icone oniriche (2007, con Giovanni Caviezel), Parole di carta (2008, con Elisa D’agata). Ha curato, oltre a diversi volumi di poesie e all’antologia Memorie del sogno, gli Scritti sul pragmatismo di M. Calderoni e le Ricerche sul pensiero italiano del Novecento. Numerosi progetti sono in corso di stampa, tra questi ricordiamo: una monografia sul pensiero di Giovanni Papini, un’edizione del Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde con testo a fronte e un breve saggio Sulla poesia.
Giovanni Caviezel, allievo di Dino Formaggio e Mikel Dufrenne, è nato a Milano nel 1961, è autore radiotelevisivo, pubblicitario, musicista, autore e illustratore di libri per ragazzi, pittore e fotografo, docente di comunicazione visiva, storia del cinema e della televisione presso l’IDI/AC di Milano e collabora con Domus Academy di Milano. Con Roberto Piumini, Anna Lavatelli, Augusta Gori, ha composto sigle radiotelevisive e molte canzoni per piccoli e grandi. Ha registrato e pubblicato dischi per varie etichette. Ha ideato, scritto e condotto programmi per: Telenova, Radio Due, Rai Uno (L’Albero Azzurro, Le storie dell’Albero Azzurro), Televisione Svizzera in lingua italiana (TSI), Starworkers, Retequattro, Junior Tv, Odeon, Happy Channel, Sky, Tivà Tivù. Sue immagini sono state pubblicate da Camera Immaginativa, ImmaginArti, Progresso Fotografico, AD. Ha scritto manuali per insegnanti e operatori scolastici e, insieme a Rosaria Sardo e Marco Centorrino, due saggi su tv e ragazzi (Dall’Albero Azzurro a Zelig: modelli e linguaggi della tv vista dai bambini, Rubbettino, 2004; Dall’antenna alla parabola. Modelli di ricezione e fruizione della tv per ragazzi oggi, Bonanno, 2007).

martedì 9 settembre 2008

ESQUIRE: COPERTINA DIGITALE

da DAGOSPIA

IL GIORNALE DEL FUTURO – TRA POCHI GIORNI, “ESQUIRE” USCIRÀ CON UNA COPERTINA REALIZZATA CON INCHIOSTRO DIGITALE: IMMAGINI IN MOVIMENTO, COME QUELLE CHE SI POSSONO AVERE SULLO SCHERMO DI UN COMPUTER…

Ernesto Assante per “la Repubblica”


Ebook il libro elettronico
Foto da Repubblica

Dieci anni fa avevamo visto i primi prototipi. Oggi l´inchiostro elettronico è una realtà: “Esquire”, uno dei magazine più diffusi negli Stati Uniti, pubblicherà tra qualche giorno l´edizione speciale del suo 75° anniversario con una novità assolutamente rivoluzionaria, una copertina (e una controcopertina) realizzata con un inchiostro digitale che consente di avere addirittura immagini in movimento, come quelle che si possono avere sullo schermo di un computer.

Nella copertina di “Esquire” sarà inserito un display di 25 centimetri quadrati, un foglio di carta trasparente, sul quale apparirà la scritta lampeggiante "Benvenuti nel XXI secolo", mentre nella controcopertina, tutta dedicata alla pubblicità, ci sarà una sorta di "spot di carta", dove il nuovo modello della Ford, la Flex Crossover, viene presentato al pubblico con una leggera animazione a colori di una macchina in movimento.

È un passo avanti assolutamente straordinario. «Spero che finirà allo Smithsonian» ha dichiarato il direttore di “Esquire”, David Granger, che ha aggiunto «questo è solo l´inizio, la versione 1.0». A fornire le tecnologie per questo primo passo nel mondo dell´editoria elettronica di carta è l´azienda leader del settore, E Ink che da dieci anni spinge i suoi nuovi sistemi sui ogni tipo di display e ha già ottenuto un grande successo con il recente lettore e-book di Amazon, il Kindle.

Il foglio di carta "elettronica" che sarà su “Esquire” è fatto di plastica leggera e trasparente, flessibile e pieghevole ed è, secondo i responsabili della E Ink, l´unica alternativa possibile alla carta e alla diffusione di Internet e dei computer. Molti libri sono ormai disponibili sulla rete Internet ma leggerli sullo schermo resta estremamente noioso e difficile, il libro e il giornale sono molto più comodi e leggibili.



Ma Joe Jacobson, il ricercatore del Media Lab del Mit di Boston che ha iniziato oltre dieci anni fa le sue ricerche, ha pensato che l´alternativa non era quella di creare una nuova forma di carta, ma quella di un nuovo tipo di inchiostro, totalmente elettronico, con il quale potessero essere riprodotte lettere, parole, articoli.

La copertina di Esquire con Charlize Theron

Il procedimento è questo: incastonare in ogni foglio trasparente milioni di microscopiche particelle sferiche che sono nere da una parte e bianche dall´altra, e una griglia di fili elettrici. Quando viene inviata corrente elettrica lungo i fili, le particelle si girano da una parte o dall´altra, quelle che diventano bianche definiscono lo sfondo del foglio, quelle che diventano nere formano parole, immagini.

Il risultato finale ha la leggibilità di un normale foglio di carta stampata. E oltretutto, collegando il foglio a un´antenna, o a un terminale di computer, o a Internet, è possibile, come già avviene con il Kindle, spingendo un semplice tasto, variare il contenuto di una o più pagine, ricevere in pochi secondi un intero giornale o un intero libro.

Per Granger e il suo staff arrivare al risultato della copertina elettronica di “Esquire” non è stato facile, soprattutto "impacchettare" nel giornale le batterie che rendono possibile la visione dell´inchiostro digitale e i due microchip di computer che gestiscono tutto. Ma il risultato positivo è che il numero di ottobre di “Esquire” ha fatto segnare una raccolta pubblicitaria in nettissimo aumento. «Negli ultimi due anni sono stato alla ricerca di idee per dimostrare la stampa è ancora vitale», ha detto Granger, «penso che questa iniziativa lo dimostri».

domenica 3 agosto 2008

LA REGINA DELLA CASA

di Sophie Kinsella
A soli ventinove anni Samantha Sweeting è già la star di un noto studio legale di Londra. Pochi minuti di una sua consulenza valgono una fortuna. Lavora giorno e notte ed è tutta concentrata sulla carriera. Ma proprio mentre aspetta con ansia di essere nominata socio dello studio si accorge di aver commesso un errore, una svista che le costerà il posto. Sconvolta, fugge dall'ufficio e si ritrova con il cuore in tumulto in aperta campagna. Chiede informazioni in una splendida casa e per un malinteso viene scambiata dai proprietari per una delle candidate al posto di governante di cui sono alla ricerca. Loro non sanno che stanno per assumere una ragazza dal quoziente intellettivo stratosferico e, dal canto suo, Samantha non ha la più pallida idea di cosa significhi tenere in ordine una casa... È una vera catastrofe domestica. Ma non può tornare indietro e decide di rimanere, almeno per un po'. Così, grazie all'aiuto e all'amore del giardiniere, piano piano Samantha comincia a entrare in sintonia con il suo nuovo stile di vita. E quando il passato torna a bussare alla sua porta, deve prendere una decisione. Che cosa vuole veramente? Tornerà alla sua vecchia vita?

mercoledì 31 ottobre 2007

la verità rende liberi (e liberali)


Nitido, lucido, diretto, appassionato e documentatissimo atto d'accusa.
La verità dei numeri squarcia il velo di maya sul grande inganno delle cooperative rosse.

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