mercoledì 12 novembre 2008

SANTORO SATIRO A SINGHIOZZO


da Dagospia

La Destra mata santoro IL PERMALOSO - la satira deve fermarsi solo quando prende per i fondelli lui - preferisce vauro, lo sfottitore a suo libro paga – FACCI: Il paravento della satira e i mestieranti dell’insulto…
Michele Santoro


1 - DIRITTO & ROVESCIO...
Franco Bechis per "Italia Oggi"
«La satira è il sangue della democrazia. Guai a toccarla, guai a impedirla, guai a limitarla». Lo dice, con gli occhi sbarrati, Michele Santoro, inflessibile conduttore di Annozero. Per Santoro «la satira non deve arrestarsi davanti a nessuno», come spiegò mandando in onda Beppe Grillo che aggrediva Giorgio Napolitano. Pare adesso di capire però che, secondo Santoro, la satira deve fermarsi solo quando prende per i fondelli lui. Per impedire a Joe Violanti di continuare a satireggiarlo su una radio privata, ha mobilitato gli avvocati. Il suo compare, Marco Travaglio, non ci crede: «Santoro adora essere preso in giro da Vauro». Cioè preferisce lo sfottitore domestico, a suo libro paga.

2 - SANTORO: "utilizzo abusivo della MIA identità"
da Il Giornale
«Santoro fa il censore con chi scherza su di lui». Il conduttore di Annozero contro il suo imitatore, Joe Violanti, che su Rds prende di mira politici in maniera «bipartisan», contattandoli per invitarli (per scherzo) alla trasmissione di Raidue. Ma lo sketch dura poco. E alla fine della telefonata lo speaker svela il trucco, presentandosi con il suo nome. Insomma, una risata e fine del gioco. Santoro però non gradisce perché, secondo lui, vi sarebbe un «utilizzo abusivo della sua identità» a danneggiarlo. Domenica scorsa il Giornale pubblica la notizia, intervistando Violanti e ospitando il commento del patron del network, Eduardo Montefusco. Che dopo aver riferito di una telefonata con un Santoro «irritato», racconta di aver poi ricevuto una lettera da parte del suo avvocato, in cui si intima di cessare la messa in onda.
Franco Bechis

Il «caso Santoro» viene ripreso ieri anche da altre testate. E, sul Corriere della Sera, Marco Travaglio afferma di non credere che il collega sia davvero un censore. Per poi aggiungere: «Voglio prima vedere la lettera, altrimenti non ci credo». E chiedersi: «Perché non la pubblicano?». Eccola. Proprio qui sotto troverete il testo della raccomandata spedita a Rds, lo scorso 28 ottobre, da un legale del «vero» Santoro. Che non ci sta a passare per chi nega il «diritto di satira». E spiega, in una lettera inviata al nostro direttore, le sue ragioni.

3 - Il paravento della satira e i mestieranti dell'insulto
Filippo Facci per Il Giornale

Attenzione che non si tratta di reclamare una par condicio della satira o del razzismo o del cattivo gusto: riesumare il presuntissimo «razzismo» di Andrea Camilleri o le battutacce di Sabina Guzzanti non costituisce una giustificazione a posteriori dell'ormai celebre battuta di Berlusconi sull'abbronzatissimo Obama: anzitutto perché sarebbe un demenziale gioco al rialzo (che in Italia vi è comunque) e in secondo luogo perché un presidente del Consiglio fa ovviamente un mestiere diverso rispetto a Lidia Ravera, certo.

Però, ecco: anche lo scrittore Andrea Camilleri fa un mestiere diverso rispetto a Sabina Guzzanti, e anche Beppe Grillo fa un mestiere diverso rispetto a Marco Travaglio, e via così: salvo tutti quanti, come un sol Zelig, rimescolare le carte (anche giudiziarie) e rivendicare il diritto di satira o l'articolo 21 della Costituzione ogni qualvolta dicano una scemenza fuori dalle righe. Ciascuno copre l'altro, e ogni svarione viene all'occorrenza giustificato, contestualizzato, spiegato, e tutti fanno il mestiere dell'altro vestendone solo i privilegi ma scansandone ogni responsabilità.

Sicché Beppe Grillo dice di fare informazione ma senza le regole dell'informazione, e dicendo, quando va male, che lui è solo un comico; oppure fa politica e promuove liste, però è solo un comico. Sabina Guzzanti, nondimeno, parla di satira e però non fa più ridere da anni, non ci prova nemmeno più, fa veri e propri comizi o promuove a sua volta una specie di «informazione» ma senza i limiti imposti ai giornalisti, questi servi; di Marco Travaglio ormai sappiamo, la vanagloria l'ha ormai catturato, incrocia più mestieri ma poi in tribunale oppone il diritto di satira come un comico da Travaglino.
Vauro Senesi

E intanto in internet e in tv e sui giornali e nel Paese lievita un pastone frammisto di tutto, un linguaggio contaminato e a misura di target: confondi Grillo con Camilleri, non ricordi se «nano» a Brunetta l'ha detto Furio Colombo oppure D'Alema, se alla seconda carica dello Stato ha detto «verme» un comico, un giornalista o un cretino, se gliel'ha detto ad Annozero, a Zelig o in un contenitore domenicale; tutto è satira e niente lo è, tutto è uno spolvero di insulti, cartacce giudiziarie e dvd dell'evento a soli 10 euro.

Può sembrare stucchevole discutere sempre di satira e di satira e di satira, e infatti stiamo probabilmente parlando d'altro: stiamo parlando della trasformazione e del rimescolamento di mestieri già in sé fisiologicamente attigui (il comico, il satiro, il giornalista, il politico) in uno scenario dove il diritto di satira è divenuto un jolly giocabile pressoché da chiunque, e a copertura, spesso, di autentiche nefandezze. In un solo caso ogni rigidità viene nuovamente reclamata, e ogni gabbia riconfigurata, e ogni galateo preteso: se parla Silvio Berlusconi.

Berlusconi fa una battuta, sgraziata sinché volete, ma d'altra parte ecco che tutti quanti ridiventano rigidoni, formali, custodi dei confini e dei ruoli: quei confini e quei ruoli che loro hanno già mandato in malora da un pezzo nelle rispettive branche. Come se Berlusconi non fosse l'outsider che innegabilmente è, come se l'antropologia dell'uomo di Arcore fosse un suo punto debole sul quale insistere a vita e non una parte, inscindibile, del personaggio che tutti conosciamo e che a cui gli italiani hanno rinnovato la fiducia.

La satira per contro perde ascolti, e il giornalismo è ormai un guazzabuglio infernale e sconfinato di cui l'Ordine dovrebbe finalmente tornare a occuparsi: così, tanto per ristabilire qualche paletto minimo. Ma campa cavallo. Ora non si tratta di pretendere che la battuta di Berlusconi su Obama non comportasse reazioni: figurarsi, il fanciullino che è in Berlusconi farà tesoro dell'esperienza.
Filippo Facci

Detto questo, accettare lezioni da certa gente è veramente durissima: perché il pulpito che lo addita non è neanche più tanto una sinistra presuntamente superiore, ma è un manipolo di poveracci pagati a insulto, è la zavorra di una sinistra impantanata in quel fango che per troppo tempo ha cercato di scagliare. Ne escano, se possono. E ne escano anche quei giornali, praticamente tutti, che ogni volta ingigantiscono faccende che giganti non sono.

Perché questo è un Paese dove piace sempre meno la satira, vendono sempre meno i giornali e prende sempre più voti Berlusconi: e così pure, beninteso, guadagnano sempre più soldi i Grillo, i Travagli, altri scarabei stercorari. Avanti così, facciamoci del male, diceva un altro genio del gruppo.