venerdì 19 dicembre 2008

HUMAN FLESH SEARCH ENGINE

© giovanni caviezel, death, 1984

Cina, la prima causa vinta contro l'accanimento via Internet

Una sentenza punisce la «persecuzione» e la ricerca spasmodica sul web di informazioni personali

Il fenomeno dell'accanimento via Internet in Cina è molto diffuso (Reuters)
Il fenomeno dell'accanimento via Internet in Cina è molto diffuso (Reuters)
Per la prima volta un uomo cinese è stato giudicato legalmente danneggiato dalla rete, dove sono state pubblicate informazioni strettamente personali sul suo conto e commenti feroci che lo hanno portato addirittura a perdere il lavoro. Prima la sua reputazione nel cyberspazio è stata seriamente compromessa a causa di alcuni post ripresi dal blog personale della moglie (poi morta suicida) e successivamente sono nati vari blog e siti sul suo caso. Alla fine è stato licenziato, in seguito a un vero e proprio attacco diffamatorio che si è messo in moto sul web, generando una spirale di violenza e una sorta di caccia all'uomo. Ora il tribunale dà ragione al signore diffamato, contro un fenomeno conosciuto in Cina come Human flesh search engine, ovvero l'abitudine di investigare sulle persone e di perseguitarle utilizzando informazioni reperite in una rete dove l'odio esplode in maniera virale e gli scritti rimangono (scripta manent) in modo molto più indelebile che fuori dalla rete.

LA STORIA - Wang Fei ha 28 anni e una fidanzata di 23. Lavorava in un'agenzia pubblicitaria di prestigio, ma da quando il cyberspazio ha iniziato a brulicare di odio nei suoi confronti piano piano ha perso tutto. Da principio Zhang Leyi, un compagno di classe della moglie Jiang Yan, pubblicò sul proprio sito orionchris.cn alcuni post degli ultimi giorni di vita di Jiang, poco prima che si togliesse la vita gettandosi dal ventiquattresimo piano. Si trattava di confidenze di una moglie ferita per un tradimento e di pensieri nostalgici di una donna con una personalità, al di là dei torti subiti, vulnerabile e depressa.

I BLOG RENROU - La commovente storia di questa ragazza di trentun anni ha finito con il generare una massiccia dose di livore nei confronti di Wang Fei, divenuto subito capro espiatorio di una sofferenza e di un rancore generalizzati, e la sua vita e il suo indirizzo sono stati sbattuti in rete, causando una serie di conseguenze con un lungo effetto-domino. La miriade di blog e siti che vengono chiamati in dialetto mandarino Renrou (ovvero carne umana) hanno alimentato il fenomeno dello Human flesh search engine, facendo esplodere le ricerche su Wang Fey, scatenando una curiosità morbosa intorno alla storia e una persecuzione online.

OFF E ONLINE - L'ondata di cyberviolenza morale a un certo punto si è manifestata anche fuori della rete, compromettendo la reputazione dell'uomo cinese e causandogli un licenziamento in tronco. Ma ora il Tribunale di Pechino, per la prima volta, ha stabilito che il fenomeno dello Human flesh search engine va punito, in quanto reato a tutti gli effetti. Zhang Leyi (l'amico della moglie defunta) dovrà pagare 730 dollari al signor Fei e il sito Daqi.com, in quanto responsabile di violazione della privacy e atteggiamenti inneggianti l'odio, dovrà risarcirgli l'equivalente di 440 dollari. La sentenza ha profonde implicazioni anche sulla scena politica, dove le istituzioni si servono da sempre dei renrou blog e dei dati personali che circolano sul web per raggiungere le persone ricercate e per instaurare politiche di controllo.

Emanuela Di Pasqua
19 dicembre 2008