lunedì 12 gennaio 2009

GRASSO E POTERE

GRASSO & POTERE – I DIS-VALORI D’ITALIA SULLA BILANCIA DEL DIETOLOGO SGARBI: PERCHE’ Cristiano Di Pietro continua a ingrassare? – sarà la soluzione ai problemi imparata dal padre: il posto fisso CONTRO LA “MOSCERIA” DEL PAESE?…

Vittorio Sgarbi per "il Giornale"


Avete visto come è grasso Cristiano Di Pietro? In questi giorni si sono viste sue immagini di qualche anno fa: un bel ragazzo magro, anche se robusto, ordinato, schivo. Anche il padre in quelle fotografie di repertorio appare più magro. Dunque, perché sono ingrassati?

Soprattutto nel caso di Cristiano la trasformazione sorprendente. Appare grosso, gonfio, perfino rosso. Perché? Perché mangia. Perché mangia e beve. Eppure l'attività di partito è impegnativa, e anche il rapporto con gli elettori e con i provveditori alle opere pubbliche per tener vive, secondo lezione democristiana, le clientele.

Il padre si è mosso molto, e ha meglio smaltito i grassi; il figlio è rimasto in Molise, dove l'attività di partito richiedeva meno energie, e si è gonfiato, fino ad apparire irriconoscibile. Anzi, forse è un altro. In passato aveva fatto molta attività di partito Enrico Berlinguer, ed era rimasto magrissimo; oggi Fassino non è cresciuto di un chilo. Ha mangiato poco. La storia della famiglia Di Pietro è esemplare per capire cosa è diventata la politica. Per evitare di lavorare ci si mette in una lista di partito, meglio se bloccata.

Si viene eletti, e lo Stato paga. Se la cosa appare scandalosa, visti gli stipendi dei consiglieri regionali e provinciali, per qualunque politico, agli occhi dei cittadini, è difficile trovare una giustificazione morale per chi mette in lista parenti e figli che non avrebbero nessun merito distinto, né alcuna possibilità di essere eletti con le loro forze, per trovar loro un posto sicuro e ben remunerato.
Cristiano Di Pietro magro

Quando poi si vede, o si legge, che la politica di quel parente non serve ai cittadini, ma agli amici, allora si torna al rigore, si annunciano misure di ritrovata moralità. Si fa dimettere il figlio dal partito, dove non guadagnava una lira, e gli si lascia conservare il posto nel consiglio provinciale, dove continua ad essere pagato. Così può ingrassare.

Con questi modelli di moralità da cui è derivata la fine dei partiti il Partito democratico è stato messo sotto schiaffo, ed ogni attività politica si è spenta, così come ogni attività economica, nel terrore che ogni iniziativa possa essere interpretata come favoreggiamento o crimine.

L'Italia dei valori umilia Veltroni, costringendolo a restare appeso al candidato democristiano e poi retino e poi dipietrino Orlando per la presidenza della Vigilanza Rai. Quando viene eletto democraticamente un esponente del Partito democratico, Riccardo Villari, lo si lascia insultare, lo si inviata a dimettersi, lo si espelle.

Sempre per vendicare Di Pietro, che ama Orlando come un figlio (avete notato come è ingrassato Orlando? Per essere in linea con l'Italia dei valori), si adoperano tutte le cariche istituzionali. Anche Berlusconi viene incontro a Veltroni inginocchiato davanti a DiPietro, e poi Fini, e poi Schifani; e adesso il capogruppo Quagliariello medita di far dimettere tutti i membri del Pdl nella commissione di Vigilanza. A questo punto si è ridotta la politica nel disprezzo della democrazia. Poi Di Pietro pone il veto su alcuni candidati del Pd in Abruzzo.

D'altra parte non sono suoi figli: perché dovrebbe sostenerli? E in particolare sbarra la strada al più apprezzato e votato di tutti: il sindaco D'Alfonso. Per dargli ragione gli amici
Magistrati gliel'hanno arrestato per il reato di volo aereo. Ma per quale ragione Veltroni doveva fidarsi di più dei candidati di Di Pietro che dei propri compagni di partito? Perché D'Alfonso è stato mollato e poi abbandonato? E perché prima di lui è stato trattato come un delinquente e abbandonato Del Turco? Mollati anche Margiotta, deputato lucano, Cioni, vicesindaco di Firenze, Lusetti, eterno delfino di una causa perduta.

Per non parlare di Bassolino, di Gambale e di innumerevoli altri, tutti improvvisamente criminali. Un'intera classe politica indegna e inadeguata, senza orgoglio, senza fiducia in se stessa. Eppure che i magistrati non siano infallibili, anche al di là delle vicende politiche, basterebbe a dimostrarlo la vicenda dell'assassino assolto in Cassazione e, subito dopo, reo confesso.

E perché dovrebbero aver ragione per D'Alfonso che, terrorizzato, ritira le dimissioni e si mette in malattia facendo l'unico vero reato: un certificato medico certamente falso che stabilisce a priori che per sei mesi il sindaco non potrà guarire. Chiederò che venga processato per questo, dal momento che per la stessa ragione io sono stato condannato, pur essendo in aspettativa senza stipendio. Un vecchio fascista mi denunciò perché non credeva ai certificati medici. Come credere all'improvvisa malattia di D'Alfonso? Forse è motivata da una prostrazione psicologica?

O da una crisi mistica dal momento che D'Alfonso è l'unico sindaco che si è ritirato in convento (vero è che anche la Moratti ha applicato la «clausura» a Milano: ma è un altro discorso). Insomma, tutti soffrono, e solo i Di Pietro ingrassano. Veltroni ha distrutto l'alleanza dell'Ulivo inventando un partito liofilizzato e soffrendo, come ha osservato D'Alema, il populismo di maggioranza di Berlusconi e il populismo di minoranza di Di Pietro: ma mentre il primo è l'antagonista, l'altro dovrebbe essere l'amico.

Che lo ha spento, sgonfiato, e perfino dimagrito. Intanto Cristiano Di Pietro continua a ingrassare e indica la soluzione ai problemi imparata dal padre: il posto fisso. Si può così ben condividere l'analisi spietata di Marcello Veneziani: «Un Paese moscio e melanconico, che ha perso la prospettiva del futuro e della comunità, non fa più sogni pubblici e civili, politici figuriamoci... Non ha più stimoli economici, morali e artistici. Sembra abitato solo da finti invalidi e marocchini».

E continua: «Un Paese in ritirata... Apatia rispetto all'avvenire, creatività scarsa e spirito d'avventura zero... E penso cosa sarebbe senza la guida di un incrollabile energetico come Berlusconi. E mi spaventa guardare intorno e immaginare la scena senza di lui; i suoi possibili eredi, da ogni parte, rispecchiano la mosceria del Paese». Di Pietro ha trovato la soluzione: il suo erede, il figlio, non è moscio. È pingue. Mangia e non fa nulla di utile. Il padre grida contro i corrotti. E lo Stato paga. Veltroni guarda, e non si fida neppure di se stesso. Oh! Romeo, Romeo!