venerdì 8 maggio 2009

GIORNALISMO MORALISMO

Alla «Annozero university» la parata del giornalismo-moralismo

Per un’intera, noiosa puntata, si fa giornalismo legato ai problemi della gente

La puntata di Annozero: «Complotto» (da Rai)
La puntata di Annozero: «Complotto» (da Rai)
Meno male che Michele c’è. E meno male che ci sono anche Marco Travaglio, Sandro Ruotolo, Alex Stille, la prode inviata Monica; se no, non sapremmo cos’è la libera informazione, la schiena dritta, il coraggio di sventare complotti e fiabe. Si limitassero a fare il loro lavoro, che a volte è persino apprezzabile, non ci sarebbe nulla da dire. Ma come aprono bocca, i Santoro boys sentono il dovere di indossare il manto da parata del giornalista-moralista: vi diciamo la verità e vi diciamo anche che voi, che non la pensate come noi, siete dei poveretti asserviti.

Il primo bersaglio grosso di «Annozero» sono le veline, o presunte tali, che sono state candidate alle Europee, il secondo Noemi Letizia, quella di «papi Silvio», il terzo è la famosa intervista a Veronica Lario letta da Monica Guerritore (lo scoop sarebbe stato il contrario), il quarto... Per vari motivi — economici, istituzionali, etici — l’Italia non sta vivendo un gran momento: la rappresentazione che diamo del nostro Paese è qualcosa che sta tra il caricaturismo di Daumier e le allucinazioni grottesche di Grosz. Ma mandare tre grossi camion della Rai per un collegamento del segugio Ruotolo davanti al ristorante della festa di Noemi significa soltanto alimentare questa rappresentazione, con la presunzione in più di fare del grande giornalismo.

Per dire: il prof. Alex Stille della Columbia University vuole uscire dal cattivo gusto cavalcato finora dalla discussione per parlare di abuso di potere e comincia a parlare di una valletta tv. Alla Santoro University invece, per un’intera, noiosa puntata, si fa giornalismo legato ai problemi della gente: il gossip su una diciottenne, il rapporto di Berlusconi con le donne, la vita di Elio Letizia ma niente buco della serratura, per carità.

Aldo Grasso