Visualizzazione post con etichetta radio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta radio. Mostra tutti i post

lunedì 8 settembre 2008

CALO DI ASCOLTI PER RADIO DJ

DEEJAY, IL MEA CULPA DI LINUS - IL NOSTRO MODO DI FARE RADIO (“COMPLESSO E MOLTO PARLATO”) COMINCIA A NON ESSERE PIÙ COMPETITIVO – RTL E RDS PUNTANO TUTTO SULLA SEMPLICITÀ E SUI GRANDI SUCCESSI…


Claudio Plazzotta per “Italia Oggi”



© Foto La Presse

Linus non scappa di fronte alla débâcle di ascolti di Deejay (-14% a 4,8 milioni nel giorno medio) e Capital (-20% a 1,5 milioni, raggiunta da m2o). E confessa tutte le sue difficoltà nel capire i nuovi pubblici della radio e nel portare avanti un tipo di palinsesto «complesso e molto parlato», mentre altri, pigliando probabilmente una scorciatoia, puntano tutto sulla semplicità e sui grandi successi.

«I dati Audiradio non sono belli, anzi. Da primi che eravamo siamo stati superati da Rtl 102,5 e Rds, con Rai Radio 2 subito dopo di noi. Era già successo circa un anno fa e, in misura ancora più netta, anche una decina di anni fa», si confessa Linus (direttore artistico delle radio del gruppo Espresso) sul suo blog, «ma per il nostro orgoglio non è una grande consolazione. Come non lo è ripeterci che sono radio completamente diverse da noi, molto più facili da ascoltare, e non solo nel senso della programmazione. Ognuno ha sicuramente la ricetta magica pronta in tasca, ma i panni sporchi si lavano in famiglia e soprattutto non è, credo, nel singolo dettaglio il vero problema. Quello che emerge in maniera sempre più netta, e che più mi deprime, è la sensazione di inevitabilità che spinge la radio, nel senso generale, assoluto del termine, verso modelli a cui culturalmente faccio fatica ad appartenere».

Linus, infatti, ha sempre creduto in una radio molto parlata, in cui la musica interrompe un flusso di parole. E non il contrario. Da qui la ricerca di tanti personaggi, che poi si sono imposti pure in tv. E basta scorrere il palinsesto di Deejay per accorgersi che, al mattino, per esempio, si susseguono nomi come Platinette, Fabio Volo, Linus e Nicola Savino, Il Trio Medusa. Artisti di spettacolo, e non dj o conduttori nel senso tradizionale del termine.
«In tutto il mondo, ormai, sopravvivono due modi di fare radio», prosegue Linus, «quella col classico morning show molto giornalistico dalle sei alle dieci e quindi una quasi ininterrotta sequenza di successi musicali, che al massimo si differenziano per epoca o per genere, e quella completamente parlata, la cosiddetta talk radio.


È così da vent'anni in America e da dieci almeno in tutta Europa. In questo, storicamente, Radio Deejay ha rappresentato finora una magnifica eccezione, l'esempio peggiore da seguire, il cavallo di Troia per una certa concorrenza, quel modo di arrivare al successo contro tutte le logiche e le statistiche. La sensazione», chiosa con un certo scoramento il direttore di Deejay, Capital ed m2o, «è che questo modo di fare cominci a non essere più competitivo, almeno in termini assoluti. È come se una radio da sola non potesse più reggere il peso di tanti contenuti, e probabilmente è anche normale e giusto che sia così. La nostra vita è già così affollata da non reggere una colonna sonora così incalzante, chiassosa e ridanciana. Le cose cambiano, cambieremo anche noi. Speriamo in meglio».

Pasquale Di Molfetta, vero nome di Linus, compirà 51 anni in ottobre. Può essere che un suo piccolo errore di tiro sia stato pensare veramente che la radio stia diventando un mezzo solo per persone mature. Come spiegava a ItaliaOggi appena un anno fa, «Deejay ha un pubblico over 30 e Capital deve rivolgersi ad ascoltatori più maturi, 40-50enni». Non è detto, tra l'altro, che se gli ascoltatori sono più anziani, si debba puntare per forza su conduttori maturi: personaggi come Guido Bagatta o Massimo Cotto, su Capital, per esempio, lasciano perplessi in molti.

Va sottolineato, infine, come gli equilibri della ricerca Audiradio sugli ascolti siano spesso influenzati da una campagna pubblicitaria azzeccata. Negli ultimi tempi Rtl 102,5 ed Rds hanno puntato molto sui media tradizionali, tv-stampa-affissione, mentre la comunicazione delle radio del gruppo Espresso ha spinto tanto sul web. Che sarà pure il mezzo del futuro. Ma che per il momento, quando si tratta si promuovere dei brand, non ha ancora dimostrato tutte le sue potenzialità.


Dagospia 08 Settembre 2008

mercoledì 27 agosto 2008

radio mia


da dagospia IL MEGLIO SITO CHE CI SIA

LE RADIO PRIVATISSIME – DALLA STANDA A MCDONALD’S, DA BNL ALLA METRO, IN MOLTI ORMAI HANNO LA PROPRIA EMITTTENTE “INTERNA” – MUSICA SUADENTE, BUONE NOTIZIE E SOPRATTUTTO NIENTE SPOT DEI CONCORRENTI…


Carlo Moretti per “la Repubblica”


Mario Resca di McDonald's Italia

È la radio che ascolti anche se non vuoi. Un tempo c´era la musica di sottofondo negli aeroporti o negli ascensori, e c´erano musicisti come Brian Eno che la teorizzavano, ma nessuno era ancora in grado di immaginare il possibile sviluppo commerciale di quelle sonorizzazioni.

Oggi c´è la radio per creare un´atmosfera sonora ideale da associare ad un marchio, fatta su misura per le esigenze del committente e dei suoi clienti: grandi magazzini, banche, centri commerciali, fast food. Si tratta di un fenomeno in crescita esponenziale che solo in Italia ogni settimana raggiunge 20 milioni di ascoltatori. Secondo gli analisti, il mercato delle radio "in-store", come si chiamano in gergo, è destinato a crescere del 100% l´anno nei prossimi 3-4 anni.

Hanno già la loro radio dedicata, tra gli altri, i 350 punti vendita di McDonald´s, i supermercati Standa, Dìperdì e Gs, le agenzie della Bnl e di Intesa San Paolo, i centri vendita all´ingrosso Metro. Non si tratta di sola musica, anche se molti provider offrono solo questo tipo di servizio. Le grandi catene cercano invece un prodotto editoriale completo che accanto alla musica offra anche notiziari e rubriche in linea con gli interessi dei propri clienti: così mentre si fa il massaggio ci sarà la rubrica sulle nuove tecniche di ginnastica rassodante, ma anche l´inserzione pubblicitaria per la crema appena lanciata sul mercato. E la musica sarà rassicurante.


Il fenomeno non è solo italiano: in America uno dei più importanti provider si chiama "Muzak", in Francia c´è "Mood Media" che vanta tra i 50 e i 60 milioni di euro di fatturato l´anno e 90 mila clienti in tutta Europa; in Italia, accanto a 25 società che curano per i propri clienti solo la messa in onda della parte musicale, il leader del mercato è Skyrec che può contare su una clientela di grandi catene o sulle reti di negozi in franchising. Skyrec proprio in questo periodo sta concludendo accordi per passare dalla radio alla tv integrata: ascolti la musica e intanto dagli schermi appesi alle pareti del ristorante ti raggiungono le immagini del video musicale e in sovrimpressione anche le ultime notizie, realizzate dalla redazione di una testata giornalistica registrata.

Ma se sei da McDonald´s ci saranno solo buone notizie, se ti trovi invece in fila ad uno sportello di Intesa San Paolo puoi star certo che non ascolterai mai notizie di Borsa. «Sono indicazioni che arrivano dai clienti e che vengono poi realizzate dalla nostra redazione» spiega Enzo Palazzolo, presidente di Skyrec, presente sul mercato italiano dal 1988, 6 milioni di euro di fatturato l´anno, 11 radio realizzate per altrettante catene di vario genere «Abbiamo bisogno di quelle indicazioni, come anche di quelle che riguardano le scelte musicali, per mettere a punto il miglior prodotto editoriale su misura del nostro cliente».

Ovviamente non manca la pubblicità, che ogni cliente può decidere di allargare ad inserzionisti esterni dividendone il ricavato con il provider. L´unica pubblicità al bando è quella dei potenziali concorrenti: «È proprio una delle ragioni per cui nel 1998 abbiamo voluto realizzare radio McDonald´s», spiega Massimo Barbieri, Corporate affairs manager in Italia per la catena di fast food «Perché innanzitutto questo servizio offre il massimo controllo sui contenuti della diffusione sonora nei nostri punti vendita. Anni fa - continua Barbieri - «il personale di ogni McDonald´s usava i cd musicali e le radio che più preferiva, così poteva accadere di ascoltare la pubblicità di un nostro diretto concorrente. E anche se non intendiamo la radio in-store come fattore di convincimento, si fanno ovviamente le promozioni per i nostri prodotti».

Decisivo, ammette Barbieri, «che la radio sia piacevole per i 500-600 mila clienti che ogni giorno entrano nei nostri punti vendita. La radio dev´essere parte di un´esperienza di shopping gradevole ma dev´essere anche gradita dal nostro personale, altrimenti al mattino nessuno si ricorderà di accenderla».


Dagospia 26 Agosto 2008

sabato 15 marzo 2008

ringo vs linus

DATI AUDIRADIO

Virgin Radio, un debutto da record
con 1 milione 600 mila ascoltatori

Importante successo della nuova emittente dedicata al rock

MILANO - Un debutto sorprendente. Oltre 1 milione 600 mila ascoltatori in soli otto mesi di vita. È questo, secondo i dati Audiradio, il risultato di Virgin Radio, emittente dedicata esclusivamente al rock che ha debuttato l'estate scorsa — il 12 luglio il via alle trasmissioni — e a gennaio è stata iscritta in Audiradio, l'ente che si occupa di rilevare i dati di ascolto. Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i numeri relativi al primo bimestre 2008 (12 gennaio- 29 febbraio) e la «matricola » ha fatto registrare 1 milione 651 mila ascoltatori al giorno. «Il "segreto" è il posizionamento unico e di assoluta originalità di questo progetto internazionale di sola musica rock. Non rock a 360˚,ma "style rock", un rock elegante selezionato con cura e attento alle novità provenienti da tutto il mondo, Inghilterra e Stati Uniti in testa», spiega lo staff dell'emittente che, assieme a 105 e Monte Carlo, fa parte del Gruppo Finelco.

Virgin si affida alla direzione artistica di Ringo, voce storica del panorama delle private, e ha fatto della musica in flusso continuo il suo format. Una canzone dietro l'altra: dai Led Zeppelin ai Ramones ai successi rock del momento. Non ci sono speaker, tranne poche eccezioni: le pillole da tre minuti di storia della musica con Paola Maugeri, «Rock in translation» che spiega i testi dei pezzi più famosi e le classifiche. Le rilevazioni Audiradio del primo bimestre hanno confermato al primo posto Rai Radiouno con 6 milioni 874 mila ascoltatori al giorno. Invariate anche le stazioni dalla seconda alla quinta posizione: Deejay (5.362.000, con una perdita di 450 mila ascoltatori), Rtl (5.358.000), Rds (4.879.000) e Rai Radiodue (4.752.000). Sale di un posto, al sesto, 105 Network (3.887.000) e, a seguire, ci sono Radio Italia, Radio24, Kiss Kiss e R101.

mercoledì 19 settembre 2007

IL LEONE NON RUGGISCE PIU'

da "il Foglio", 19/09/2007

Bastard Inside Line, questa sì che è roba forte, senza la mediazione della politica e dei media ufficiali, come va di moda dire adesso. Molto meglio dei “V-day” organizzati al circolino Internet, i flash-mob dell’antipolitica alla genovese. Sulla Bastard Inside Line ci trovi (trovavi) e ci puoi dire (potevi) veramente di tutto, molto di più delle fanfaluche sui jeans che inquinano l’universo. Ci puoi (potevi) sentire insulti gagliardi (“abbiamo veramente dei ministri di merda”), critica sociale senza filtro (“a Vibo Valentia mi hanno ingessato una gamba, poi a Milano mi hanno detto che manco era rotta, medici di merda”). E allora, se proprio si vuole aprire il gas del populismo, se proprio deve brontolare la pancia dell’Italia vera, invece dei moralismi di Beppe Grillo, già pronto a passare all’incasso delle liste civiche, e a tradire Travaglio (“non penso che Grillo sia tanto stupido da entrare in politica”) per una moina di Di Pietro, se proprio deve parlare il paese reale, allora molto meglio “Lo Zoo di 105”, meglio Leone di Lernia. Lo “Zoo di 105” lo sanno tutti cos’è (o bisogna dire cos’era?). E’ un programma di Radio 105, il network milanese del gruppo Finelco partecipato da Rcs, condotto da Leone di Lernia, l’incontrastato re del trash alla barese, con altri dj di sicura presa nazional-giovanil-popolare come Marco Mazzoli e Fabio Alisei. Da anni, lo “Zoo” è soprattutto la trasmissione di maggior successo della radio italiana nella cruciale fascia pomeridiana (sabato ha vinto la Radiogrolla a Saint Vincent come miglior programma), e in passato si è guadagnata pure gli elogi di Aldo Grasso: “lo Zoo di 105 è l’Alto gradimento di oggi”. Ma è soprattutto la bocca spalancata di una fetta d’Italia che orecchia più politica di quanto non sembri (“c’hai la faccia da Authority”), ma con parametri incontrollabili dalla politica e con l’esagerazione del bar, per cui Mastella volava addirittura con “l’Air Force One italiano… un Boeing”. Con le canzoni di Leone di Lernia (“tanta gente incazzata arrabbiata/ non sa cosa far”), con un palmarés di querele invidiabile (la prima fu per una parodia di uno spot dell’Iveco), con le ascoltatrici che in diretta simulano l’orgasmo che si alternano a indignati “dobbiamo salvare questo paese”. Roba più ruspante di Beppe Grillo, lo stesso tasso di elaborazione politica di Beppe Grillo, ma senza il birignao del blog, senza la scusa della cosa seria, senza il progetto della lista civica. E soprattutto con un patrimonio di ascolti nell’ordine di milioni alla settimana, quelli sì da far paura alla politica.

“L’unica voce dalla parte della gente”
Ora lo “Zoo” chiude. La “soppressione”, secondo gli autori che venerdì scorso hanno condotto l’ultima puntata in diretta da Miami si deve al fatto che la politica non gradisce: “Dà fastidio, ci sono una serie di persone molto in alto”. Ufficiosamente, più che alla politica darebbe fastidio per la troppa volgarità. Ma siccome il complottismo dilaga, ci sono anche legioni di ascoltatori sicuri che siano manovre invidiose del dj Linus, o addirittura di Fiorello. In realtà, le morti e resurrezioni dello “Zoo” sono state parecchie. Nato nel 1999, nel 2000 era già stato sospeso per eccesso di volgarità e subito riammesso nell’etere per eccesso di dati d’ascolto. Inoltre, l’emittente non conferma, si parla solo di una pausa “per pensare al da farsi”. Del resto, la burla della censura sarebbe un perfetto scherzaccio, e già sperimentato, da “ragazzi dello Zoo”.
Il punto ovviamente non è questo. E’ che l’annuncio è stato sufficiente a scatenare gli ascoltatori, con inviti a “ritrovarsi tutti davanti alla sede della radio”, contro i “tentativi di censura perché i conduttori dicono la verità”. C’è gente che chiama in diretta per dire “siete l’unica voce che sta dalla parte di noi povera gente”. Acciderba! E’ pur vero che, dopo averlo sentito un’attimo sulla Bastard Inside Line, verrebbe voglia di chiudergli la bocca, al paese reale: ma questa sì che sarebbe una cosa di sinistra, da puro snobismo della bella politica. Ma, se questo davvero è il momento di far parlare la gente, invece di leggere il blog di Grillo, era meglio ascoltare lo “Zoo” di Leone di Lernia.