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martedì 12 agosto 2008

no major for soko

da repubblica online


Non ha mai fatto un disco ma le sue canzoni sono state scaricate
da quasi 3 milioni di persone. E ora la folla arriva ai concerti

Esplode sul web il fenomeno Soko
E Parigi la incorona star

dal nostro inviato ANAIS GINORI


Esplode sul web il fenomeno Soko
E Parigi la incorona star " width="230">
PARIGI - Non ha ancora mai registrato un disco ma è il fenomeno musicale del momento in Francia. Fino a un anno fa nessuno conosceva Soko, ragazza di Bordeaux che strimpella in inglese melodie folk e ironiche. In pochi mesi, senza promozione né casa discografica, la giovane ha sbancato: oltre 2,2 milioni di persone hanno scaricato le sue canzoni dalla pagina di MySpace.

Intanto Soko ha già girato il paese in tournée riempendo ogni volta i locali, è prenotata per concerti in Inghilterra e Australia, E per il momento ha rifiutato tutte le proposte delle major. Vuole continuare a diffondere le sue canzoni (più di cinquanta in un anno) attraverso Internet e la sua casa di produzione (Baby Cat Records) per consevare la sua indipendenza.

La sua prima canzone, "I'll kill her", è stata registrata sul telefonino. Stephanie Sokolinski - questo è il suo nome per intero - voleva regalarla ad amico. "Avevo chiesto a mio fratello di accompagnarmi un po' con la chitarra". Per caso, un dj danese l'ha scoperta. Lei, 22 anni, ha continuato a registrare le sue ballate e i suoi pezzi, come 'I Think I'm pregnant', sono diventati dei tormentoni. Il Times l'ha definita una ragazza "molto carina dalla parola spigliata e la mente ancora più maliziosa". Le Monde l'ha appena consacrata come una star. "E' uno dei migliori esempi della nuova generazione di cantanti senza case discografiche". Il regista Xavier Giannoli l'ha voluta per recitare nel suo prossimo film, "Je suis parti de rien", "Sono partito da zero": la sua storia.

lunedì 4 agosto 2008

a quando in Italia?

Paladino della giustizia riprende le infrazioni degli agenti in
servizio nella Grande Mela. E partono inchiesta e sospensioni

Jimmy Justice, il video-vigilante
contro gli abusi della polizia a NY


Jimmy Justice, il video-vigilante contro gli abusi della polizia a NY
NEW YORK - Si aggira per le strade di New York armato di videocamera. La sua missione? Immortalare le infrazioni commesse dalla polizia o da altre forze dell'ordine durante lo svolgimento del loro lavoro, per poi metterle su internet e svergognare i colpevoli.

Si fa chiamare "Jimmy Justice" il giustiziere metropolitano, il vigilante-paparazzo che sta creando non poco imbarazzo agli agenti newyorchesi. Ha una ferma convinzione: le immagini non mentono, e la videocamera è la sua arma, ha dichiarato al Washington Post.

Il video-vigilante ha una passione particolare per i parcheggi illegali: molte delle sue denunce hanno come bersaglio le auto della polizia posteggiate nei posti riservati agli autobus o davanti agli idranti. Cose per cui i cittadini comuni si beccherebbero immediatamente una bella multa. I video, in cui è bene in evidenza la targa del trasgressore, sono poi accompagnati da regolari email di segnalazione inviate agli agenti addetti al traffico.

Nell'era di YouTube, è ovvio, le clip migliori di Jimmy Justice finiscono proprio lì. E ispirano nuovi emuli, che alla polizia stanno creando grattacapi ben più seri. Oltre ai parcheggi selvaggi, spuntano ora episodi documentati di violenza o eccessi di zelo discutibili. Nei giorni scorsi, racconta il Washington Post, due video amatoriali sono apparsi su YouTube. Nel primo, scaricato oltre un milione di volte, si vede un poliziotto che aggredisce un ciclista durante una manifestazione a Times Square e lo spintona a terra: dopo l'episodio, il 25 giugno, l'agente aveva sostenuto che la sua vittima stava per investirlo, ma le immagini lo hanno nettamente contraddetto. Nell'altro video, apparso qualche giorno più tardi, un altro poliziotto sbatte a terra un uomo ammanettato e lo picchia ripetutamente con un manganello.

Brutta figura per la polizia: gli agenti coinvolti sono stati costretti a restituire distintivo e arma, sospesi fino alla conclusione di un'inchiesta immediatamente partita. Le clip di Jimmy Justice sono state bollate dall'infastidito presidente del sindacato della polizia della strada, James Huntley, come l'azione adolescenziale di qualcuno che va in giro ad intimidire chi fa il proprio lavoro. Ma il capo della polizia, Raymond Kelly, ha invece riconosciuto l'importanza delle denunce videoamatoriali dei privati cittadini, assicurando che presto potranno riferire episodi simili usando direttamente il numero verde per le emergenze 911. Non solo: ha anche cercato di sfruttare la figuraccia e rigirarla in positivo, appellandosi ai cittadini perché, con videocamere e telefonini alla mano, mettano lo stesso zelo nel segnalare episodi di criminalità, mandando le immagini ai computer della polizia che potrebbero rivelarsi fondamentali per risolvere i casi.

(3 agosto 2008)

domenica 3 agosto 2008

YOU TUBE & COPYRIGHT


a fil di rete

Mediaset, YouTube e il futuro di «Blob»

Com'è noto, Mediaset ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. L'accusa è di illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle tre reti televisive Mediaset. Secondo i legali del Biscione, al 10 giugno, sarebbero 4.643 i filmati caricati sul sito web nato poco più di tre anni fa per condividere gratuitamente video, spesso amatoriali. È molto probabile che l'azione intrapresa da Mediaset miri, come hanno fatto altri network, a trovare un accordo di massima per lo sfruttamento dei filmati. Però questa clamorosa azione legale pone un problema fondamentale che in Italia finora è stato in larga parte disatteso: quello del copyright. Ad esempio, una domanda che tante volte abbiamo posto senza ottenere risposta è questa: come mai «Blob», che nasce da una idea geniale, che mette a nudo il cuore della tv, non viene fatto in altri Paesi? Per una ragione molto semplice: costerebbe troppo e richiederebbe tempi di realizzazione infiniti. Per ogni sequenza che si prende a prestito, bisogna infatti chiedere permessi e, nel caso, pagare diritti d'autore. Lo stesso discorso vale per «Mai dire Web» dei Gialappi o per «Striscia la notizia», la trasmissione di punta di Mediaset. Che spesso utilizza materiale Rai e che ha addirittura una rubrica sui filmati che girano in rete. La Rai non ha mai fatto causa a Mediaset, e viceversa. Come si dice, una mano lava l'altra... Insomma in Italia è valso estensivamente, e forse giustamente, una sorta di diritto di cronaca (ma è impossibile trasmettere spezzoni di Disney Channel senza autorizzazione scritta). Mettiamo che Mediaset ottenga il risarcimento chiesto a YouTube, come auspicato anche dal presidente della Siae Giorgio Assumma. Ma dopo, si potrà ancora mandare in onda «Blob» o «Mai dire... qualcosa» o «Striscia» nella loro forma attuale? E il web è uguale a un network?

Aldo Grasso

venerdì 1 agosto 2008

privacy sempre più violata

Gli agenti federali possono frugare tra i dati delle persone in transito negli Stati Uniti
Non è necessario che l'individuo sia sospettato di qualche crimine




A rischio anche cellulari e iPod. La motivazione: "Prevenire il terrorismo"

Usa, nuovo allarme privacy "Controllate i pc dei viaggiatori"
WASHINGTON - Nuove misure contro il terrorismo, ed ancora polemica negli Stati Uniti. Pressato dai gruppi per i Diritti civili e dai viaggiatori di affari, il governo ha dovuto rivelare la sua politica sulle perquisizioni e sul sequestro dei dispositivi elettronici.
Il Dipartimento della sicurezza interna ha diffuso un documento che rivela alcuni particolari non ancora noti.
La polizia di frontiera ha il diritto di sequestrare il computer portatile o qualsiasi altro dispositivo elettronico (iPod, cellulare, palmare) senza che il proprietario sia sospettato di alcun crimine. Non solo: i dati possono essere esaminati sul luogo del sequestro oppure inviati al dipartimento centrale, dove potranno essere conservati per "un ragionevole periodo di tempo" e in seguito, se non sarà risultato nessun pericolo per la sicurezza pubblica, distrutti. Alcuni viaggiatori hanno già subito il sequestro dei loro computer che, in qualche caso, non è tornato in loro possesso prima di alcuni mesi. La direttiva colpisce i quasi 400 milioni di persone che raggiungono gli Stati Uniti ogni anno, ma anche gli stessi cittadini americani.

La denuncia arriva dalle pagine del Washington Post, che dopo aver visionato il documento ha interpellato Greg Nojeim del Centro per la Democrazia e la Tecnologia. "Dicono che possono prelevare tutte le informazioni nel laptop di un viaggiatore senza avere alcuna prova che questi sta infrangendo la legge ed inoltre - prosegue Nojeim - la polizia non stabilisce alcun criterio per stabilire quale computer deve essere esaminato". Inoltre nel documento non si precisa quale tutela sia riservata ai dati personali e sensibili come le condizioni mediche o i dettagli finanziari.

La misura sarebbe stata presa per fronteggiare quello che il segretario della Sicurezza interna ha definito "il più pericoloso dei contrabbandi", ovvero "i dati contenuti nei computer che possono comprendere materiali sulla Jihad o pedopornografia ed altro ancora".

(1 agosto 2008)