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venerdì 27 giugno 2008

mercoledì 18 giugno 2008

LENNON/PANG



PANG PANG! – YOKO MI DISSE: “DIVENTA L’AMANTE DI JOHN” - IL LIBRO DEI RICORDI DI MAY PANG, LA CINESE DI LENNON - 18 MESI DI FOLLIE: METADONE A COLAZIONE – LEARY: “BUTTAVA GIÙ LSD COME SE FOSSE POPCORN”


Claudio Castellacci per “A” in edicola

John Lennon
Foto da Corriere.it
Quelli erano giorni in cui nessuno pensava di scattare troppe foto, come si fa oggi. «Erano tempi in cui si pensava che ci sarebbe stato un domani. Così momenti che oggi sono considerati storici non sono mai stati fotografati». Il disappunto di May Pang, la “fidanzata cinese” di John Lennon, è smorzato dal fatalismo. E così, per esorcizzare i fantasmi del passato, ha deciso di pubblicare in un libro dal titolo «Instamatic Karma» (uscito negli Stati Uniti da St. Martin’s Press): le foto dei 18 mesi in cui visse con John Lennon, prevalentemente a Los Angeles e che la stessa rock star definì «The lost weekend».

Di quel periodo il vero rammarico è di non aver documentato la jam session di John e Paul McCartney, l’unica avvenuta dopo il dissolvimento dei Beatles. Ma May Pang può vantare di aver immortalato il momento in cui Lennon, in vacanza a Disney World in Florida, firmò – ultimo dei quattro – le 202 pagine di cui era composto il documento legale che sanciva la fine del quartetto di Liverpool. Era il 29 dicembre 1974.

Ma andiamo per ordine. Questa storia comincia nel 1971, dopo lo scioglimento dei Beatles avvenuto l’anno prima, quando John Lennon e Yoko Ono decidono di trasferirsi dall’Inghilterra a New York. Lennon e Yoko si erano incontrati a Londra nel 1966 e da allora non si erano mai separati. Yoko è senza dubbio la donna più odiata della storia del rock e non solo. A lei i fan del gruppo di Liverpool addebitano il disfacimento della band, a lei Albert Goldman, il biografo di Lennon, addebita colpe e nefandezze compiute in nome del proprio ego sterminato. Solo pettegolezzi? Non sembra proprio, visto che lo scrittore è rimasto immune da cause e richieste di risarcimenti miliardari. Anche se non da insulti.

Il Lennon che esce dalle pagine del racconto di Goldman, frutto di ben 1200 interviste, è quello di una persona irrazionalmente violenta con seri problemi di schizofrenia e dissociazione di personalità, apparentemente frutto di un uso indiscriminato e compulsivo di alcol e droghe, soprattutto di acidi. «John Lennon buttava giù Lsd come se fosse popcorn», era solito raccontare Timothy Leary, il profeta degli allucinogeni, che in quanto ad esperienza con gli stupefacenti non era secondo a nessuno.

La rivista A
A decidere di trasferirsi a New York fu Yoko Ono impegnata in una battaglia legale per la custodia della figlia Kyoko. Lennon si limitò ad acconsentire adducendo il fatto che se ne andava dal Regno Unito perché in America, lì sì, lo avrebbero accolto come un grande artista, ma soprattutto perché proprio quell’anno la sterlina aveva adottato il sistema decimale e lui, quell’affronto, proprio non lo sopportava.

May Pang entrò nella vita di Lennon subito dopo l’arrivo della coppia a New York che si sistemò in un appartamento sibaritico dello storico St. Regis Hotel sulla Quinta Strada. Pang occupava la stanza adiacente alla loro suite. I suoi compiti erano ben scanditi. Alle dieci in punto doveva bussare alla porta, svegliarli e ordinare una colazione a base di pane tostato alla cannella, caffè e tè. Sembrerebbe anche che la coppia non si alzasse mai dal letto prima di aver ricevuto la dose quotidiana di metadone – un sostituto dell’eroina usato contro le sindromi di astinenza – procurata da un medico compiacente che si premurava, quando richiesto, anche di somministrare iniezioni bomba di vitamina b-12 per tenerli su durante il giorno.

Oltre alla storia della figlia, l’altro vero grande motivo che aveva spinto Yoko Ono a trasferirsi a New York era di allontanarsi il più possibile dall’ambiente dei Beatles per dimostrare al mondo che anche lei era un artista di talento e che, anzi, il suo genio era per lo meno pari a quello di Lennon e magari persino più grande del suo. Voleva che almeno quello – il suo genio – fosse più grande, visto che uno dei problemi che l’ossessionava era l’altezza. Diceva di sé: «Sono piccola perché sono stata repressa fin da giovane. È per questo motivo che le mie ossa hanno smesso di crescere. Non avete mai notato che le persone aggressive, da Napoleone a Hitler, sono fisicamente basse?». Lì a New York, tutti i suoi atteggiamenti da grande dame, tutti i suoi tentativi di seduzione di giornalisti di grido, erano mirati a un solo scopo: trovare una rivista importante che le dedicasse grande spazio come era accaduto a Lennon con la storica e monumentale intervista rilasciata al direttore di Rolling Stone l’anno precedente.

Intanto, tutti questi piccoli intrighi sulla scena dell’avanguardia nuovaiorchese avvenivano mentre Lennon era segretamente sotto inchiesta da parte dell’Fbi perché ritenuto un pericoloso sovversivo che scriveva e cantava cose come «Give Peace a Chance» o, peggio «Power to the People». A temere per la presenza di Lennon sul sacro suolo americano era la paranoia del presidente Nixon che cercava di inventarsi qualsiasi cosa pur di cacciarlo dal Paese. Nel 1972, infatti, si sarebbero tenute le prime elezioni presidenziali in cui i diciottenni avrebbero avuto diritto di voto e tutti davano per scontato che il loro sarebbe stato un voto di protesta contro la guerra in Vietnam che all’epoca divampava furiosa. Non a caso Lennon pensava di organizzare una serie di concerti durante i quali attivisti politici avrebbero tenuto comizi contro la guerra. Nixon lo venne a sapere e apriti cielo. È lo storico Jon Wiener a far notare come fosse veramente stravagante che un politico tutto sommato abile e navigato come Nixon abbia potuto pensare, anche per un solo momento, che il voto del 1972 avrebbe potuto essere influenzato da John Lennon. Per quel suo secondo mandato, poi, Nixon vinse a valanga.

Yoko Ono
Foto da Corriere.it
Ma la verità è che in quel periodo scoppia il caso Watergate e le provocazioni e le intimidazioni nei confronti di Lennon fanno parte di quel grande affresco. Quelli sono anche gli ultimi anni di vita di J. Edgar Hoover, il potentissimo capo dell’Fbi che fino all’ultimo aveva lavorato in stretto contatto con Nixon per sostenerlo politicamente. Almeno metà dell’imponente incartamento su John Lennon risale proprio all’ultimo anno di vita di Hoover. Moltissimi dei promemoria sono indirizzati o provengono da lui, altri portano le sue iniziali. Si sa da diverse fonti che il Direttore dell’FBI era ossessionato dal dissenso politico, era rabbioso nei confronti della controcultura, odiava la cosiddetta Nuova Sinistra e provava un violento disgusto verso tutto quello che John Lennon rappresentava.



E così i documenti riguardanti questo pasticcio sono stati tenuti nascosti per più di un quarto di secolo e solo grazie alla testardaggine del professor Wiener sono venuti finalmente tutti alla luce due anni fa, dopo una lunga e estenuante battaglia legale. Wiener si era sempre infatti chiesto: «Come è possibile che il governo abbia declassificato documenti riguardanti la bomba all’idrogeno e tenga sotto chiave quelli di Lennon? È mai possibile che sia più pericoloso della bomba atomica?» E in effetti è venuto fuori che l’incartamento non aveva niente a che vedere con la sicurezza nazionale, ma con il fatto che l’Fbi era stata messa al servizio degli interessi personali del Presidente e non si voleva che i panni sporchi venissero fuori.

Insomma, mentre dietro le quinte della storia si svolge questo psicodramma, Yoko Ono decide che è giunta l’ora di fare il grande salto e di presentarsi al mondo senza l’ingombrante figura di Lennon al suo fianco. E così adocchia David Spinozza, un chitarrista baffuto e bassotto che non l’avrebbe fatta sfigurare in società, e in men che non si dica decide di spedire John fuori dai piedi: meglio il più lontano possibile da New York, meglio in California. Ma prima doveva risolvere un piccolo problema: Yoko voleva rimanere legata a Lennon – anche se lasciandogli il guinzaglio lungo – perché nel caso i suoi progetti di successo personale avessero fatto fiasco avrebbe potuto tornare sui suoi passi. L’altro motivo era che Lennon da solo non se la sarebbe cavata: non aveva mai guidato in America, non era mai entrato in un supermercato a comprarsi qualcosa senza un assistente al seguito, non avrebbe saputo come portare a lavare la biancheria, fare una telefonata, calcolare la mancia al ristorante.

Il problema fu risolto, appunto, mettendo Lennon fra le braccia della fidata e riservata May Pang che ricorda: «Una mattina presto Yoko entrò nella mia stanza e, di punto in bianco, mi disse che lei e John non andavano più d’accordo. Per tutti noi che lavoravamo al loro fianco non era una novità per cui non mi stupìi più di tanto. La mia vera preoccupazione era: se questi due si dividono, io cosa faccio?». Ma la vera bomba non era ancora arrivata. Yoko le fece notare che siccome lei non aveva un fidanzato, la cosa migliore era che loro due si mettessero insieme. Alle rimostranze di May Pang («Non avevo nessuna intenzione di uscire con John») Yoko rispose che avrebbe fatto meglio a seguire i suoi suggerimenti. Il tono era quello che si trattava di un’offerta che non poteva rifiutare.

Timoty Leary
May Pang divenne così la fidanzata di John Lennon. Una sera, poco dopo l’annuncio di Yoko, aveva accompagnato John in studio dove lui aveva appena finito di registrare l’album Mind Games. Quando uscirono John le disse semplicemente: «Prendiamo un taxi, vengo a casa con te».

Dopo un breve periodo di convivenza nuovaiorchese, in un attico sulla 52esima strada, la coppia si spostò a Los Angeles. Ricorda May: «Ebbi appena il tempo di buttare un po’ di cose in valigia, afferrare la mia Nikkormat 35 millimetri e la nuova Polaroid SX70 che John mi aveva regalato per il mio compleano». John incoraggiava May a scattare in ogni possibile occasione, anche se lei ricorda che aveva un po’ di reticenza a tirare fuori la macchina soprattutto quando erano in visita suoi vecchi amici come Ringo Starr, Paul McCartney, Elton John o Sonny Bono. Le sembrava di volersi intrufolare troppo nell’intimità di John.

Il libro dei ricordi pubblicato oggi da May Pang è un album della nostalgia di un tempo che non tornerà più. Anche se, a volte, viene da pensare: meno male. Già, perché al di là dei bei ricordi, vivere con Lennon non doveva essere certamente facile. Il Lennon privato era un tipo poco raccomandabile, perennemente ubriaco o drogato: come quando una sera, alticcio, in un ristorante in compagnia del produttore discografico Phil Spector, si infila il contenuto del piatto nelle orecchie; violento: come quando una sera accusa May di aver flirtato con il cantante David Cassidy, le strappa gli occhiali, li calpesta, le spacca la macchina fotografica, distrugge tutto quello che nell’appartamento gli capita a tiro e poi dice: «Adesso chiamo Yoko e glielo dico»; infantile: come quando si nascondeva dietro una porta se la mamma di May saliva da loro per portare il piatto preferito da John: riso fritto e costine di maiale; infine indelebilmente plagiato da Yoko da cui si fa gettare in intraprese musicali degne di un dilettante allo sbaraglio.

Insomma, i 18 mesi raccontati in immagini in questo libro della memoria terminano il giorno in cui Yoko si rese conto che alla fine John stava cominciando, per la prima volta nella vita, a camminare con le sue gambe, a non farsi più trovare al telefono, a uscire da Los Angeles senza doverle dire dove sarebbe andato. Ma il segnale più preoccupante che la mise in allarme fu il fatto che John e May stavano per comprare casa insieme. Yoko giocò allora la carta del fumo. Già, perché Lennon fumava due pacchetti di Gauloises al giorno ed era affetto da un perenne mal di gola che lo infastidiva notevolmente. Yoko gli fece balenare la possibilità di aver trovato il rimedio perfetto: la cura dell’ipnosi.

John Lennon e Yoko Ono
Foto da Corriere.it
E all’improvviso gli eventi precipitano. All’inizio del 1975 John e May sono a New York. Girano per gli Hamptons. Si preparano ad andare a New Orleans per registrare un disco con Paul e Linda McCartney. Vengono ospitati da Mick Jagger in una casa di Montauk che la rock star aveva affittato da Andy Warhol. In una delle loro scampagnate adocchiano una villa accanto al faro di proprietà del fotografo di moda Peter Beard e Lennon dice che è ora che mettano su casa insieme. Ma gli dei avevano deciso altrimenti.

John cade, come un allocco, nella trappola tesagli da Yoko, presentandosi all’appuntamento con il terapista a casa di lei e rassicurando May che sarebbe rientrato per cena. May ha però le antenne giuste, conosce Yoko e lo scongiura di non andare («Era la prima volta che gli chiedevo qualcosa»). May aveva visto giusto. Lennon non rientra a casa, non si fa vedere, non risponde alle sue telefonate, tutte intercettate da Yoko. Passa una settimana e Lennon e May si rivedono nella sala d’aspetto del dentista da cui, tempo prima, avevano preso appuntamento. Lui è emaciato: sembrava che un alieno avesse preso possesso del suo corpo. May gli chiede se vuole tornare a casa. Lui risponde di sì. Una volta arrivati John le dice: «Credo di doverti dire una cosa: Yoko mi permette di tornare da lei. Yoko sa che ti voglio ancora bene. E mi permette di continuare a vederti. Dice che lei può essere la moglie e tu puoi continuare a essere l’amante». Poi mette poche cose in una borsa e se ne va. Come un automa, torna da Yoko Ono.



Dagospia 18 Giugno 2008

sabato 14 giugno 2008

CALLAS


Attrice, grande indossatrice di abiti firmati, sinuosa, malinconica, elegantissima, bella e affascinante, e soprattutto inarrivabile cantante: l’unica a contendere alla Garbo l’appellativo di “divina”, eccola nel suo malinconico fascino latino, lei, Maria Callas, la donna che ha cercato amore invano regalndo al mondo la sua voce bellissima e davvero unica nel panorama della lirica mondiale.
GMC

venerdì 4 gennaio 2008

Vampira Again

VAMPIRA
Una miscela sapiente di sesso, umorismo, orrore e una buona manciata di sano cattivo gusto: è Vampira, una delle “granate psichiche” più potenti lanciata dagli schermi televisivi verso i neuroni del pubblico americano inebetito dal consumismo nel bel mezzo degli anni cinquanta del secolo scorso. L’attrice finlandese Maila Nurmi impersonò una ragazza demone del piccolo schermo che univa contemporaneamente repulsione e desiderio, bellezza e raccapriccio … una vamp per il popolo dal fascino perverso e magnetico.

Il mito di Vampira riscosse un successo incredibile cominciando prima come fenomeno locale in California e diffondendosi poi in tutti gli States grazie al tam-tam della stampa.
Maila Syrjanieme Nurmi nacque a Petsamo in Finlandia il 12 novembre 1921, proprio nel periodo in cui suo zio, il corridore finlandese Paavo Nurmi (era soprannominato il “finlandese volante”), cominciava ad essere riconosciuto internazionalmente per i successi sportivi. Due anni dopo la sua nascita, la famiglia al completo si trasferì in America, nell’Oregon per la precisione.
A diciassette anni Maila scappò di casa per cercare fortuna ad Hollywood sperando di sfondare come attrice; fu però costretta per un certo periodo a svolgere ogni tipo di lavoro per sbarcare il lunario, dalla guardarobiera alla sarta. La bella finlandese trovò anche occupazione come spogliarellista e danzatrice esotica, posò per le pin-ups del celebre illustratore Alberto Vargas e lavorò come cheese-cake girl in compagnia di future stelle agli esordi come Marilyn Monroe (allora solo Norma Jean) e Mamie van Doren. Col tempo le cose cominciarono ad ingranare e, dopo essersi trasferita a New York, riuscì a ottenere delle buone parti come attrice in alcuni spettacoli di Broadway (per esempio comparve in “Chaterine Was Great” con Mae West e interpretò addirittura una vampira nello show “Spook Scandals”).
Ritornò poi in California perché il regista Hudson Hawks la voleva in un suo film; la pellicola purtroppo non fu mai prodotta.
Il bizzarro alter-ego che le avrebbe cambiato la vita nacque quasi per caso: nel 1953 Maila decise di partecipare all’annuale ballo mascherato Bal Caribe (voluto dal famoso ballerino e coreografo Lester Horton) a Hollywood vestendo i panni della lugubre e sensuale vamp senza nome (verrà battezzata Morticia solo per la serie televisiva dei ‘60) che compariva nelle vignette di Chas Addams nel New Yorker; si confezionò il vestito da sola utilizzando uno scampolo nero e una forbicina da manicure.

Il giorno del ballo, tra una folla di finti cow-boys, sosia di Carmen Miranda, improbabili colonnelli della guerra civile americana e altri ballerini in maschera; accompagnata dal suo primo marito, lo sceneggiatore (futuro produttore televisivo) Dean Reisner, si aggirava per la sala stretta dallo scuro e attillatissimo abito, cosparsa di bianco cerone e con finte ferite sanguinanti sul collo … risultato: la sua apparizione riscosse così tanto successo da meritarle il premio come miglior travestimento della serata tra ben 2000 partecipanti. Il funereo e sexy personaggio femminile del ballo attirò l’attenzione di Hunt Stromberg Jr., produttore televisivo e direttore della rete Channel 7 KABC, che proprio allora stava cercando un personaggio interessante per presentare una rassegna di vecchie pellicole horror, un cicerone del brivido proprio come i sinistri individui disegnati (la vecchia strega, il guardiano della cripta, …) che introducevano le storie dell’orrore a fumetti nei comic-books della EC e nelle numerose imitazioni (verranno in seguito gradualmente soppressi a causa del libro “Seduction of the Innocent” dello psichiatra Frederic Wertham che li reputava dannosi per le menti dei pargoli americani e promosse la caccia alle streghe fumettate tra una moltitudine di mamme infuriate), ma in carne ed ossa. Dopo aver cercato la ragazza per ben 5 mesi, la trovò e riuscì a convincerla a presentare la trasmissione; le impose di elaborare le caratteristiche del personaggio cercando di eliminare ogni riferimento alla creazione di Addams per evitare un’eventuale accusa di plagio con relativi impicci legali.
La Nurmi preparò la sua creatura mischiando quindi idealmente alcuni elementi tratti dalle figure femminili più oscure e ambigue apparse nella cultura popolare fino ad allora: si ispirò alle dark ladies dei fumetti di Milton Caniff (soprattutto la Dragon Lady di “Terry and the Pirates”), alla vamp del cinema muto Theodosia Goodman in arte Theda Bara, alla glaciale regina cattiva dal “Biancaneve e i Sette Nani” di Disney, a Marlene Dietrich e alle spietate pin-ups di Bizarre, spregiudicata rivista dell’epoca dedicata al bondage ed al masochismo. Mise insieme un costume inquietante e mozzafiato allo stesso tempo utilizzando lunghi capelli corvini, un pallore cadaverico al cerone, ardite sopracciglia ad ali di gabbiano, un abito nero sbrindellato dalla generosa scollatura, calze a rete, tacchi vertiginosi e lunghissime unghie di plastica; ma il pezzo forte del suo look consisteva nell’innaturale vitino da vespa (grazie al quale finì addirittura per un certo periodo nel “Guinnes dei Primati” per la anormale misura di 42 centimetri) che otteneva spalmandosi crema cosmetica mescolata a polvere di papaya per ammorbidire la carne … completava l’opera stringendosi la vita in uno strettissimo tubino di gomma. Il maritino Dean Reiser fornì il tocco finale suggerendo il nome: Vampira … ecco allora pronti tutti gli ingredienti per bucare il video senza pietà.

Lo show di Vampira debuttò nel marzo del 1954. Veniva presentata tra una spessa nebbia al ghiaccio secco e con in sottofondo le lugubri note d’organo di “Uranus” da “I pianeti” di Holst. Introduceva i films horror (la maggiorparte erano della Universal) cantando assurde canzoncine con aria assente e funebre, proponeva ricette disgustose, si riposava sul suo divano ornato da un teschio, raccontava barzellette macabre, imbastiva gags dall’umorismo necrofilo e guardava il pubblico con distacco e sufficienza. Bastarono poche settimane e il pubblico incominciò ad adorarla (attirò inevitabilmente anche dei fans morbosi che la minacciavano di continuo). «Life» e «Newsweek» le dedicarono subito dei servizi che contribuirono a farla conoscere in tutto il paese.
Vampira aprì inoltre la strada ad una moltitudine di presentatori notturni di vecchie pellicole horror da emittenti locali sparse per tutti gli stati Uniti d’America.
David J. Skal nel suo acuto (e fondamentale) libro sulla cultura horror “Monster Show” analizza al meglio la figura televisiva della Nurmi collegandola alla situazione sociale ed ai costumi dell’epoca: «Il corpo di Vampira era una spianata di contraddizioni culturali: insieme prosperoso e gracile, ben nutrito ma scheletrico, evocava paradossalmente un consumismo insaziabile. Era particolarmente adatto alla televisione a bassa risoluzione: non importa quanto si armeggiasse con il pulsante del contrasto: i nitidi contorni e ombre che la delineavano non si attenuavano. Le sopracciglia erano parabole aerodinamiche a propulsione sonica, arcate gotiche in orbita. Prendendo energia dal nesso eminentemente anni cinquanta di linee automobilistiche e forma femminile, Vampira era un carro funebre risucchiato … con fanali.»
La carica teatrale e ironicamente soprannaturale del personaggio non veniva abbandonata dalla Nurmi una volta spente le telecamere e abbandonati gli studi televisivi, Vampira vagava infatti anche per le strade di Los Angeles (spesso riparandosi dal sole con un ombrellino nero) e frequentava i locali più in voga della città; chi, vedendola vestita come nella trasmissione, la riconosceva e si avvicinava per chiederle un autografo poteva sentirsi rispondere: «io non lascio autografi, solo epitaffi!»
Maila non amava troppo frequentare il jet-set … strinse però amicizia con stelle nascenti del cinema (conosciute al Googie Coffee Shop) come Marlon Brando e James Dean, con quest’ultimo instaurò un legame speciale. Vampira e il futuro interprete de “La Valle dell’Eden” uscivano spesso insieme dopo le registrazioni del programma e posarono anche per delle foto promozionali.
L’affettuosa amicizia tra i due non durò … improvvisamente Dean, forse infastidito dai numerosi rotocalchi scandalistici che parlavano di una storia d’amore tra lui e Maila (con titoli come “James Dean e la Madonna Nera”), rilasciò alcune velenose dichiarazioni durante un’intervista con la giornalista specializzata in gossip Hedda Hopper: «Io non sono solito uscire con le streghe, e ancora meno con i fumetti … conosco in maniera abbastanza adeguata le forze sataniche, ero intenzionato a scoprire se Vampira nutriva un’ossessione nei confronti di una forza simile. Lei era un soggetto che volevo studiare. La incontrai e intrapresi una discussione. Non sapeva un bel niente! Usa la sua sciocca caratterizzazione come scusa per l’espressione più infantile mai immaginabile.»

Un colpo terribilmente basso anche per una spietata fanciulla demoniaca … cercò di recuperare il rapporto, ma purtroppo Dean non voleva proprio saperne.
Per Maila/Vampira, contemporaneamente alle delusioni personali, arrivò un durissimo e irrimediabile colpo riguardante il lavoro: nel novempre del ’54, solo dopo otto mesi di trasmissioni, il suo programma venne cancellato, a quanto pare per disaccordi tra l’attrice e la direzione della rete sui diritti legati al personaggio. Quasi a farlo apposta, nemmeno un mese dopo la chiusura dello show, la KABC lanciò una nuova presentatrice femminile di rassegne cinematografiche serali: Voluptua, bionda e leggiadra presentatrice di pellicole romantiche interpretata dall’attrice Gloria Pall … una figura totalmente contrapposta a quella oscura e inquietante di Vampira.
Per un certo periodo, poiché i diritti del personaggio appartenevano all’emittente televisiva, si ritrovò totalmente senza lavoro, tranne per poche eccezioni come uno spettacolo insieme al fenomenale Liberace a Las Vegas.
Come se non bastasse la morte di James Dean, avvenuta nel 1955 per il fatale incidente automobilistico, aggravò la sua situazione: per l’opinione pubblica era stata lei la perfida strega che aveva lanciato un incantesimo mortale all’amato attore e andava completamente ignorata … i soliti giornalacci scandalistici pomparono la pubblicità negativa nei suoi confronti; uno pubblicò persino una foto con lei seduta in un cimitero e con il sottotitolo «Raggiungimi Tesoro!» .
Ed Wood, il noto principe della spazzatura filmata propose ad una Maila Nurmi artisticamente in declino di rispolverare il personaggio di Vampira per il suo “Plan 9 From Outer Space”; lei lo conosceva già, gli aveva dato una mano qualche tempo prima presenziando ad uno spettacolo di beneficenza (in cui veniva proiettato il suo film “Bride of the Monster”) per aiutare l’ormai malato Bela Lugosi a sostenere le spese mediche. Accettò la parte con estrema perplessità chiedendo di restare muta per tutta l’apparizione poiché le battute scritte per lei da Wood le sembravano troppo assurde e patetiche; non doveva far altro che aggirarsi come uno zombie per un cimitero fintissimo con le lapidi di cartone in compagnia del gigantesco ex-lottatore Tor Jonson e del Dr. Tom Mason, il chiropratico che interpretava il defunto Bela Lugosi. Il film venne finanziato da una chiesa battista che impose il battesimo di tutto il cast e lo staff della produzione … vediamo se indovinate chi rifiutò tenacemente di battezzarsi … yez … proprio la nostra amica finlandese.

Dopo Plan 9 Maila Nurmi comparve in un paio di pellicole non proprio illuminanti. Interpretò tre piccoli ruoli in altrettante pellicole di Albert Zugsmith: nel 1959 impersonò la poetessa beatnik in “Beat Generation”, Gina in “The Big Operator” e nel 1960 la scienziata Etta Toodie nella commedia ricca di stars (tra cui Mamie Van Doren e il “canarino” Conway Twitty) “Sex Kittens Go to College”; in tutti i tre i films è presente anche Jackie Coogan, l’ex-Monello di Chaplin e futuro Zio Fester nella serie televisiva della “Famiglia Addams”. Nel 1962 impersonò una strega nella pellicola fantasy “The Magic Sword” dell’artigiano dei D-movies Bert I. Gordon. Nel ‘71 Ed Wood cercò di convincere Vampira a recitare nel suo ultimo film horror/soft-porno “Necromania”, lei rifiutò, sia perché al momento della richiesta era immobilizzata in un letto d’ospedale e sia perché la parte le risultava assai stupida.
Per parecchio tempo Maila scomparve quasi del tutto; ogni tanto i media parlavano di lei, ma solo in occasione di alcune sventure che la vedevano coinvolta (per esempio alcuni fans psicotici che la ossessionavano e cercavano di ferirla e un incendio in un salone di bellezza che le costò i capelli) e per giunta senza rinunciare a velenose dosi di ironia.
Dalla fine degli anni ‘70 i media ricominciarono ad interessarsi di lei, anche grazie alla riscoperta generale delle opere cinematografiche di Ed Wood e agli omaggi musicali di due gruppi punk (anche se con attitudini differenti) come i Damned (le dedicarono “Plan 9 Channel 7” contenuta nell’album “Machine Gun Etiquette del 1979) e i Misfits (dai solchi di “Walk Among Us” le cantarono una macabra serenata, “Vampira” appunto … Danzig e soci la incontrarono a Los Angeles nel 1982 per una session fotografica nel negozio di dischi “Vinyl Fetish” durante un loro tour nel 1982) : fu ospitata in diversi talk-shows televisivi, partecipò al cortometraggio “Bungalow Invader” e le venne proposto persino di far rivivere il suo show per la rete KHJ, ma il progetto finì nel dimenticatoio.
Di lì a poco sbucò quasi dal nulla Elvira (al secolo Cassandra Peterson), presentatrice di films horror per trasmissioni notturne proprio come lo era stata Vampira trent’anni prima; moltissimi elementi del suo look ricordavano la gloriosa regina del brivido dei ’50. Maila la denunciò per plagio … ma la causa non proseguì.
Negli anni ’80 gestì per un certo periodo “The Vampira Attic”, un negozio/laboratorio dove produceva gioielli e abiti di sua creazione con il marchio Vampira.
Oggi, quasi ottantenne, Maila Nurmi trascorre il tempo partecipando a conventions dedicate al cinema horror, disegnando abiti e gioielli e dipingendo autoritratti in panni da Vampira nei bei tempi andati e le sue versioni di alcune celebri icone del brivido come Elsa Lanchester (naturalmente in versione moglie di Frankenstein), Vincent Price e John John Kennedy.




qualcosa su Vampira


VAMPIRA
di Gianfranco Qualità

L'anno è il 1954. Siamo vicini alla mezzanotte. Una donna, in un avvolgente vestito nero, compare attraverso un corridoio ricoperto di ragnatele. La luce fioca dei candelabri disegna le pareti. Lei si ferma. Urla in modo isterico dentro la telecamera. Le successive, solenni parole sono "Buonasera. Io sono Vampira".

Cominciava così il primo show dell'orrore a tarda notte in America. Conosciuta solo come Vampira, più tardi apparirà in alcuni film, il più famoso dei quali è il cult-movie Plan 9 from outer space. E' grazie a questo film che molti fans la conoscono oggi.

Il suo vero nome è Maila Nurmi, ed è nata l'11 dicembre 1921 a Petsamo, in Finlandia. Arrivò negli Stati Uniti da piccola, insieme al padre. Apparve per la prima volta in TV in uno show di Mike Todd chiamato Scandali di Fantasmi. Fu in questo show che il regista Howard Hawks la scoprì: aveva in mente di fare di lei la nuova Lauren Bacall! Il piano del regista però non ebbe buon esito e Maila finì con il trovare lavoro come ballerina. A quel tempo era sposata con il regista, sceneggiatore e attore Dean Riesner.

L'idea del personaggio di Vampira nacque ad un ballo in costume a cui partecipò con il marito. Il produttore Hunt Stromberg Jr. la vide e venne colpito dalla sua figura avvolta nel vestito nero aderente con l'ampio scollo a "V" e con il sangue che le colava sul seno. L'impatto visivo sul produttore fu tale da fargli immediatamente percepire come lei potesse essere la persona giusta per presentare lo spettacolo della KABC di Los Angeles del Sabato sera, dedicato ai film dell'orrore.

Il "costume di scena", oltre all'immancabile vestito nero, comprendeva anche lunghi capelli nero corvino (nonostante lei sia bionda naturale) e lunghe unghie dipinte color rosso sangue. Famoso era anche il suo vezzo di fumare da un bocchino estremamente lungo.

Il suo show enfatizzava il gusto per il macabro e l'allestimento del set, che comprendeva decine di ragnatele, candelabri ed un sofà vittoriano decorato con teschi, simulava l'interno di un bar con il tavolino da caffè ricavato da una tomba e con un banco contornato di svariate bottiglie contenenti veleno o qualcosa di simile.

Vampira accoglieva gli spettatori con la frase "Spero che voi siate stati tanto fortunati da aver passato una settimana orribile"; quindi proseguiva lo show con la preparazione di un cocktail che avrebbe assolutamente ucciso tutti all'istante e con la presentazione di un ospedale per aspiranti suicidi, detto la "Croce Rossa". Il suo passatempo preferito sulla scena consisteva comunque nell'andare in giro per lo studio con una candela accesa a cercare il suo cucciolo di ragno, Rollo.

I film che Vampira presentava avevano titoli come White Zombie oppure L'isola della nebbia. Il primo (del 1932) ha l'onore di essere stato l'antesignano dei film sugli zombi; inoltre era anche il primo film interpretato dal grande Bela Lugosi dopo il successo di Dracula del 1931. Secondo molti critici, il ritratto che egli fa del Dr. Legrende, il creatore di schiavi-zombi ad Haiti, rappresenta una delle sue migliori interpretazioni. Il secondo, invece, aveva come attori principali George Zucco e Lionel Atwill, un duo entusiasmante, e raccontava la favola di un tesoro nascosto in un'isola.

Lo show di Vampira si concludeva con la frase "Fate brutti sogni, cari"; quindi si allontanava lungo il corridoio mentre si passava le unghie tra i capelli ridendo come una pazza.

Vampira però non era confinata al solo show del sabato sera. A volte faceva delle apparizioni anche in pieno giorno. In queste occasioni portava sempre con sé un ombrello nero con il manico in legno sostenendo che, seppure c'era il sole, sperava scoppiasse un temporale.

Quando qualcuno le chiedeva un autografo, la sua risposta era che lei concedeva epigrafi, non autografi. Le piaceva anche lanciare uno dei suoi urli orrendi per strada, davanti ai semafori, e fu proprio questo suo gusto per la teatralità che la rese così famosa da essere richiesta come ospite d'onore in numerosi show televisivi. Le riviste "Life" e "Newsweek" nel momento culminante della sua fama le dedicarono importanti articoli. Venne anche nominata "maggiore personalità femminile" del 1954 dall'Accademia delle arti e delle scienze televisive degli Stati Uniti.

Un aspetto chiaccherato della sua vita riguarda il fatto che lei era una cliente fissa del ristorante beat "Googie's", molto frequentato a quei tempi anche da James Dean. Quello che è veramente successo tra loro rimane un segreto: all'epoca un giornale di pettegolezzi li definì una coppia, ma Dean negò questa affermazione. "Non esco con le streghe" furono le sue parole. Maila sostenne che erano semplicemente amici, che condividevono un macabro senso dell'humour e che non erano mai stati amanti.

lunedì 31 dicembre 2007

I'm Not There (1956)


la canzone più importante e più emozionante di Bob Dylan - mai uscita in nessun disco ufficiale.
contenuto: *****
copertina: ***

martedì 17 luglio 2007

timberland

ci ho messo 36 anni a capire quali erano le scarpe della mia vita, ma ne valeva la pena: sono un investimento che mi ha permesso (finora) di schivare l'analisi.